Santa Venera / L’omelia di mons. De Angelis, Eparca di Piana degli Albanesi

luglio 2026, Cattedrale di Acireale

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Nei giorni 25 e 26 luglio 2026 si sono svolte le solenni celebrazioni in onore di Santa Venera, Vergine e Martire, patrona della città e della diocesi di Acireale.

Riproponiamo l’omelia dettata da mons. Raffaele de Angelis, eparca di Piana degli Albanesi durante il solenne pontificale.



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«Carissimi, ogni anno la festa di Santa Venera ci raduna come un’unica famiglia attorno all’altare del Signore.

Non è soltanto una tradizione che si rinnova, non è solo una ricorrenza del calendario; è anzitutto un evento di grazia, quella grazia di Dio che opera meraviglie in chi si lascia amare da Cristo.

Ogni anno la città di Acireale si raccoglie attorno alla sua Santa. Le strade si riempiono di luce, il suono delle campane accompagna la preghiera, il busto reliquiario attraversa le vie tra il popolo. Ma tutto questo avrebbe poco valore se non ci conducesse a un incontro più profondo con Cristo.

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Ogni festa patronale è, prima di tutto, una confessione di fede: noi crediamo che il Vangelo non appartenga al passato, ma continui a generare uomini e donne nuovi.

Santa Venera è uno di questi frutti maturi della Pasqua di Cristo. La sua vita proclama che il Vangelo non è un ideale irraggiungibile, ma una realtà possibile quando l’uomo lascia spazio alla grazia.
La vita della santa non fu facile. Rimasta orfana da giovane, vendette tutto per darlo ai poveri e a loro si dedicò per l’assistenza e la cura. Questa scelta può sembrare difficile da comprendere in una società che misura il valore delle persone in base a ciò che possiedono, al successo che raggiungono o all’immagine che riescono a costruire. Però quanto è attuale questo messaggio! Viviamo in una società che ci insegna ad accumulare, a possedere, a trattenere. Il Vangelo, invece, ci insegna a condividere. Mentre il mondo dice: “Prendi”, Cristo dice: “Dona”. Mentre il mondo dice: “Pensa a te stesso”, Cristo dice: “Ama il tuo prossimo”.

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Della sua vita vorrei sottolineare tre aspetti.

Il coraggio del martirio.
Per la sua fede affrontò sofferenze, torture e martirio. Quando le fu chiesto di rinnegare Cristo, non rispose con violenza né con odio. Rispose con la fedeltà. I martiri non sono eroi che cercano la sofferenza. I Padri orientali chiamavano i martiri “testimoni della Risurrezione”. Essi dimostrano che Cristo è vivo, perché nessuno offre la propria vita per un’idea morta. Si offre la vita solo per una Persona viva, presente, amata. Oggi non viviamo il tempo delle persecuzioni, per cui il martirio non è tanto il sangue versato ma è il cuore donato.
Quanti martìri silenziosi conoscono le nostre famiglie! C’è il martirio della madre che veglia il figlio malato; quello del padre che affronta sacrifici per garantire un futuro ai suoi cari; quello degli anziani che vivono la sofferenza con dignità; quello dei giovani che cercano di rimanere fedeli al Vangelo in una cultura che spesso considera la fede qualcosa di superato. È martirio perdonare quando siamo stati feriti. È martirio restare onesti quando tutti cercano scorciatoie. È martirio custodire la fedeltà nel matrimonio. È martirio educare cristianamente i figli in un tempo che sembra aver dimenticato Dio. È martirio continuare a pregare quando il cuore attraversa il deserto.

Il coraggio della testimonianza.
San Giovanni Crisostomo diceva che il martire è colui che ama Cristo più della propria vita. Santa Venera non rinnegò la sua fede perché aveva compreso che il martire non è colui che corre verso la morte ma verso la vita. La sua giovinezza non fu sprecata nell’effimero: fu donata a ciò che non passa. La sua verginità non fu un rifiuto dell’amore: fu il modo più pieno di appartenere all’Amore. Il suo martirio non fu una sconfitta: fu la sua Pasqua. Per questo oggi non celebriamo una morte: celebriamo una vittoria. La vittoria dell’amore sull’odio. Della fede sulla paura. Della speranza sulla disperazione. E tutto questo ci conduce inevitabilmente a una domanda. Che cosa significa essere cristiani oggi? I tempi sono cambiati, eppure il Vangelo continua a esigere la nostra fedele testimonianza magari attraverso la pazienza di una madre che educa i figli nella fede, o l’onestà di un lavoratore che rifiuta il compromesso; attraverso il perdono di chi sceglie di non restituire il male ricevuto, attraverso il sacerdote che continua a servire il suo popolo con generosità anche nella fatica; oppure attraverso il giovane che non ha paura di dichiararsi cristiano e l’anziano che trasforma la propria sofferenza in preghiera. Sono quei piccoli sì quotidiani che forse nessuno applaude, ma che Dio vede e custodisce.
San Giovanni Crisostomo diceva che «non è grande chi compie miracoli, ma chi vive il Vangelo».

Il coraggio della carità.
La fede non rimane mai chiusa nel cuore. Diventa servizio, condivisione, attenzione verso chi soffre. Santa Venera è stata una giovane donna che non annunciava soltanto il Vangelo con le parole; lo rendeva visibile attraverso la cura verso i bisognosi. Anche noi siamo chiamati a fare lo stesso.
Una famiglia che si perdona è un Vangelo vissuto. Un giovane che sceglie l’onestà è un Vangelo vissuto. Una persona anziana che continua a pregare per tutti è un Vangelo vissuto. Una madre o un padre che educano i figli nella fede sono un Vangelo vissuto. Una chiesa che non si chiude, serve, ascolta, che annuncia ed ama diventa il volto di Cristo. La santità nasce proprio da questi piccoli gesti quotidiani.

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Cari fratelli e sorelle, la città di Acireale conosce bene il volto di Santa Venera perché da secoli la sua immagine attraversa le vostre strade.

La Diocesi di Acireale possiede una storia straordinaria: una terra ricca di vescovi e sacerdoti santi, di religiosi, di monasteri, di confraternite, di famiglie che hanno custodito la fede attraverso le generazioni.
Questo patrimonio non può diventare soltanto un ricordo. Ma ogni generazione deve scegliere nuovamente Cristo, è chiamata a riscrivere la propria pagina di santità. Non possiamo vivere della fede dei nostri padri.

Stiamo celebrando l’Eucaristia. Qui troviamo il segreto della santità. Nessuno diventa santo con la sola forza della volontà. È Cristo che ci trasforma. È Lui che prende il nostro poco e lo rende fecondo. È Lui che trasforma la paura in coraggio, la debolezza in forza; il peccato in misericordia, la morte in vita. È vero che le sfide sono cambiate, ma il cuore dell’uomo è lo stesso: ha sete di verità, di amore, di speranza e il mondo ha bisogno di cristiani credibili, magari non perfetti ma certamente autentici.

Quando le luminarie saranno spente, il canto lascerà il posto al silenzio delle nostre giornate, quando la processione sarà terminata, sappiate che la vera processione deve continuare anche quando il simulacro rientra in Basilica. La vera processione è quella del Vangelo che continua a camminare nelle nostre case.

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Non basta accompagnare la Santa: occorre camminare con Cristo. Non basta applaudire il Vangelo; occorre viverlo.

Perché il rischio di ogni festa religiosa è fermarsi all’emozione. Il Signore invece ci chiede la conversione.

Se Santa Venera potesse oggi rivolgerci una parola, probabilmente ci direbbe: «Non fermatevi ad ammirare la mia testimonianza; imitate la mia fede. Non guardate soltanto il mio martirio; guardate Cristo, per il quale ho dato la vita.»

Alla potente intercessione della Santa affidiamo la Diocesi e la città di Acireale: il Vescovo, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, gli amministratori, le autorità civili e militari, le famiglie, i giovani, gli ammalati e tutti coloro che cercano il Signore con cuore sincero: possiate offrire alla vostra Patrona non solo gli onori esteriori ma una vita trasformata dalla grazia di Dio. Così si costruisce una Chiesa bella. Così cresce una famiglia. Così si rinnova una città. Così anche Acireale continuerà a essere una terra feconda di fede, non solo per la gloria del suo passato, ma per la santità dei suoi figli di oggi.»

 

 

 

 

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21 Agosto 2026
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