Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di Don Arturo Grasso, direttore UCS Acireale e CESi

In occasione della 60ª Giornata delle Comunicazioni Sociali, avvertiamo il bisogno di riflettere sul peso delle parole e sulla responsabilità di chi comunica. In un tempo in cui tutto corre veloce, informare non è mai un gesto neutro: ciò che si pubblica può aiutare la convivenza oppure alimentare tensioni, può fare chiarezza oppure generare confusione.
Viviamo una stagione nuova, segnata anche dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, strumento che offre opportunità importanti ma che richiede coscienza, regole e discernimento. Nessuna tecnologia potrà sostituire la serietà professionale, il controllo delle fonti, il rispetto della verità e la sensibilità umana necessaria per raccontare la vita delle persone.
Allo stesso tempo desta preoccupazione la presenza di percorsi improvvisati e scorciatoie che illudono molti giovani, facendo credere che il giornalismo possa ridursi ad un servizio ottenuto con facilità, senza studio, sacrificio, pratica e reale formazione. Comunicare non è avere un titolo da esibire, ma è svolgere un impegno da esercitare con competenza, etica e responsabilità.

Oggi assistiamo troppo spesso a linguaggi aggressivi, polemiche continue e frasi lanciate solo per ferire o ottenere visibilità. Questo clima non aiuta la nostra crescita. Per questo è necessario riscoprire una comunicazione seria, onesta e rispettosa delle persone.
La pace sociale nasce anche dal modo in cui ci parliamo e ci raccontiamo. Ogni parola può accendere conflitti inutili oppure favorire comprensione e fiducia. Per questo servono professionisti credibili, istituzioni attente e cittadini consapevoli.
Abbiamo bisogno di meno rumore e più sostanza, meno scorciatoie e più preparazione, meno rabbia e più responsabilità. La comunicazione può ancora essere uno strumento di pace, se ciascuno sceglie di viverla con coscienza e verità.
Il Messaggio di Papa Leone XIV

La giornata mondiale delle comunicazioni sociali ci invita a soffermarci su una sfida cruciale: come si può restare umani in un mondo sempre più mediato dagli algoritmi?
Papa Leone XIV ha scelto come tema “Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori”, un invito che risuona urgente e controcorrente, soprattutto in quest’epoca segnata da una comunicazione urlata, polarizzata e frammentata anche a causa delle nuove tecnologie.
La mitezza, ci ricorda il Santo Padre, è resistenza spirituale che non ci vuole ripetitori di dati ma testimoni di una speranza che è viva. Comunicare non è occupare spazi digitali con smania di grandezza ed autocelebrazione, ma abitare le relazioni con gentilezza e dialogo costante. Saper comunicare, senza improvvisazioni o logiche di personale interesse, significa offire una prospettiva di luce che illumini le zone d’ombra del nostro tempo.
In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali l’invito è quello di riscoprire che ogni connessione è occasione di incontro e ogni messaggio è semina di pace che va innaffiata con gocce di verità.
