MUSEO DIOCESANO / Inaugurata la mostra “Viaggiatrici in Sicilia. Dal Grand Tour al XIX secolo”

28 agosto / 28 ottobre 2026

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articolo di Chiara Costanzo

Al Museo Diocesano di Acireale inaugurata la mostra “Dal Grand Tour al XIX secolo”: diari, lettere, libri, immagini e testimonianze raccontano una Sicilia vista con occhi diversi, tra vita quotidiana, arte, paesaggio, viaggi e desiderio di emancipazione femminile



ACIREALE – Non soltanto templi, monumenti e paesaggi da ammirare. Non soltanto l’Etna, le rovine greche e le città barocche.

La Sicilia raccontata dalle donne che la attraversarono tra il Grand Tour e l’inizio del Novecento è soprattutto una terra vissuta, osservata nei suoi dettagli, nelle sue contraddizioni, nelle abitudini quotidiane e nei volti della sua gente.

È questo lo sguardo restituito dalla mostra “Viaggiatrici in Sicilia. Dal Grand Tour al XIX secolo”, prima del suo genere in Sicilia, inaugurata venerdì 28 agosto al Museo Diocesano di Acireale, in via Mons. Genuardi 16 . Un’esposizione bibliografica e documentaria che resterà aperta fino al 28 ottobre 2026 e che propone un viaggio nel viaggio: quello compiuto da scrittrici, artiste, nobildonne, naturaliste e studiose che, attraversando l’Isola, hanno contribuito a costruirne l’immagine nella cultura europea.

La mostra nasce dalla sinergia tra istituzioni culturali, mondo accademico, realtà ecclesiastiche, enti di tutela e soggetti del territorio e si avvale della collaborazione dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, dell’Università degli Studi di Catania – in particolare del Dipartimento di Scienze della Formazione (DISFOR) –, della Biblioteca del Viaggio in Sicilia, della Fondazione Sicana, di Sicilbanca e delle associazioni CENACUM e Amenanos.

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso quattro nuclei tematici, nei quali libri antichi, manoscritti, carteggi, incisioni e strumenti multimediali restituiscono una pluralità di voci che permette di leggere la Sicilia non soltanto attraverso il suo patrimonio monumentale, ma anche attraverso la sua gente, i suoi riti, i paesaggi, le strade e le esperienze personali delle viaggiatrici.

Per secoli viaggiare è soprattutto un privilegio maschile. Agli uomini sono riconosciuti gli spostamenti per studio, commercio, diplomazia, esplorazione o guerra; alle donne la mobilità è invece frequentemente subordinata alla famiglia e alle convenzioni sociali. Partire, per una donna, significa dunque oltrepassare non soltanto un confine geografico, ma anche una soglia culturale.

La mostra ricorda la figura di Egeria, pellegrina del IV secolo e autrice del più antico resoconto di viaggio femminile giunto fino a noi, per poi arrivare alla grande stagione del Grand Tour.

Tra Settecento e Ottocento donne aristocratiche, intellettuali, artiste e scrittrici cominciarono a trasformare il viaggio in uno strumento di formazione, conoscenza e partecipazione alla vita culturale europea.

La Sicilia, ultima frontiera del Grand Tour per chi si spinge oltre Napoli e attraversa lo Stretto, diviene così un osservatorio privilegiato.

Nelle pagine di Ida Pfeiffer, Emily Lowe, Fanny Lewald, Emelia Russell Gurney, Jeannette Villepreux Power, Julia Kavanagh, Betsey Fremantle e Alice Durand Field, l’Isola appare sotto prospettive diverse: luogo di studio, scoperta, confronto sociale, ricerca scientifica e, soprattutto, affermazione di una nuova autonomia femminile.

Il viaggio diventa così anche una forma di emancipazione.

Uno dei contributi più originali delle viaggiatrici emerge nel racconto degli usi, dei costumi e della vita quotidiana. Le grandi guide dell’epoca descrivevano i monumenti, i loro resoconti raccontano invece come vivevano le persone: come ci si svegliava, cosa si mangiava, come si celebravano i santi, come si affrontava la morte, quali credenze accompagnavano la vita quotidiana: dettagli apparentemente marginali che oggi rappresentano una documentazione preziosa.

Frances Elliot, nel 1879, osserva ad esempio il carretto siciliano non soltanto come elemento pittoresco, ma come una sorta di libro illustrato della società isolana. Le immagini dipinte sui carretti – dai santi alle battaglie medievali, dalla Gerusalemme Liberata a Garibaldi, fino a Colombo e Lincoln – diventano una chiave per leggere la memoria collettiva e le stratificazioni culturali della Sicilia.

Particolarmente ricche sono le descrizioni delle feste religiose, dei lamenti quaresimali, delle processioni e delle tradizioni natalizie, con il suonatore di cornamusa che percorre le strade fermandosi davanti ai presepi. Anche i riti funebri vengono osservati con attenzione: i lamenti, il conzu, il pranzo comunitario offerto dai vicini nelle prime ore dopo la morte, la credenza che l’anima rimanga nella casa per tre giorni..

Nella seconda sezione della mostra la Sicilia appare come un grande palinsesto di civiltà: greca, romana, araba, normanna, spagnola.

Le viaggiatrici la leggono con gli strumenti culturali del proprio tempo, lasciando testimonianze che raccontano anche la progressiva evoluzione del modo europeo di guardare al patrimonio siciliano.

Non manca una posizione critica nei confronti del barocco e delle trasformazioni del patrimonio storico. Le viaggiatrici denunciano restauri, aggiunte e interventi che, ai loro occhi, alterano la leggibilità degli edifici antichi. La loro attenzione arriva anche al patrimonio minore e agli oggetti della tradizione, anticipando in qualche modo una moderna sensibilità per la tutela dei beni culturali.

La terza sala porta il visitatore fuori dai monumenti e dentro il paesaggio siciliano. Per le viaggiatrici l’Isola non è soltanto la “culla della civiltà classica”. È soprattutto colore, luce, profumo, mare, terra e natura. È una realtà viva e, talvolta, inquietante.

Lady Holland e Dorothea von Schlözer, tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, descrivono Palermo come un giardino, restando colpite dalla Conca d’Oro, dagli agrumeti, dal profumo dei gelsomini e dal contrasto tra il bianco degli edifici e l’azzurro del mare. Mary Shelley, nel 1818, guarda invece all’Etna come a una presenza grandiosa e terribile, espressione della forza della natura. Con Ida Pfeiffer emerge una Sicilia più aspra: quella dell’interno, pietrosa, difficile, abitata da comunità rurali e lontana dall’immagine più elegante delle città costiere.

Le viaggiatrici successive si spingono sempre più verso l’entroterra, raccontando distese di grano, villaggi arroccati, donne vestite di nero, siccità, strade difficili e case di pietra. Proprio in questi paesaggi meno celebrati individuano spesso una Sicilia più autentica.

A Taormina, invece, Dora Ohlfsen-Bagge vede un paesaggio quasi irreale, con il teatro antico sospeso tra il mare e l’Etna, mentre la costa ionica diventa luogo d’incontro per artisti e viaggiatori stranieri, attratti dagli ulivi, dai limoni e dalle rovine.

Ne emerge un ritratto fatto di contrasti: la fertilità della costa e la durezza dell’interno, la bellezza classica e la povertà, la luce abbagliante e l’ombra dei vicoli.

A chiudere il percorso è l’Etna, protagonista assoluta dell’immaginario europeo sulla Sicilia. Per oltre due secoli il vulcano è meta di viaggiatori, artisti, naturalisti e studiosi. Ma anche le donne che la affrontarono lasciano testimonianze di grande interesse, capaci di unire esperienza personale, osservazione scientifica e sensibilità artistica.

Per Mariana Starke, autrice di guide dedicate all’Italia meridionale, l’Etna diventa una tappa fondamentale del Grand Tour. Giovanna Power, naturalista e scrittrice legata alla Sicilia, lo osserva come un grande laboratorio della natura, soffermandosi sulla geologia, sulla flora, sulla fauna e sui fenomeni eruttivi. Julia Kavanagh mette invece in relazione il vulcano con la storia e la società delle comunità che vivono alle sue pendici, evidenziando il rapporto tra la fertilità dei terreni vulcanici e la vita delle popolazioni. Per Emily Lowe, infine, l’ascesa all’Etna assume anche un significato personale e simbolico: affrontare il viaggio senza la tradizionale tutela maschile significa affermare concretamente una nuova idea di autonomia femminile.

L’Etna cessa così di essere soltanto uno spettacolo naturale e diventa luogo di conoscenza, ricerca, confronto e libertà.

È proprio questa la forza della mostra: mettere insieme testimonianze diverse per restituire una Sicilia a più voci.

Le viaggiatrici raccontano una terra che non coincide con la cartolina monumentale del Grand Tour. Accanto ai templi ci sono i mercati, accanto alle cattedrali le case, accanto ai grandi panorami le strade polverose, accanto all’Etna le comunità che vivono sulle sue pendici. I loro diari e le loro lettere conservano profumi, colori, sapori, paure, meraviglia e contraddizioni. E soprattutto restituiscono protagoniste che non furono semplici turiste, ma osservatrici, scrittrici, artiste e studiose capaci di conquistare, attraverso il viaggio e la scrittura, uno spazio nuovo nella cultura europea.

“Viaggiatrici in Sicilia” resterà aperta al pubblico fino al 28 ottobre. Un’occasione per compiere, ancora oggi, lo stesso viaggio di quelle donne che per prime attraversarono le soglie del loro tempo e contribuirono a far conoscere la Sicilia all’Europa.



Orari

Il Museo Diocesano di Acireale, in via Mons. Genuardi 16, è visitabile:

  • Venerdì: 16.00–18.30
  • Sabato: 10.00–12.30 e 16.00–18.30
  • Domenica: 10.00–12.30 e 16.00–18.30

Previste aperture straordinarie e attività per gruppi e scuole su prenotazione.

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30 Agosto 2026
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