Religiosi da tutta l’isola riuniti il 13 e 14 febbraio per riflettere sulle priorità spirituali di oggi

Si è svolto il 13 e 14 febbraio a Cefalù il Convegno regionale della Vita Consacrata, un importante momento di riflessione e discernimento per religiosi e religiose provenienti da tutta la Sicilia.
L’incontro ha visto la presenza di mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della CESi, e del vescovo delegato per la Vita Consacrata della Conferenza Episcopale Siciliana, mons. Mario Russotto, al quale è affidata la cura e il coordinamento delle diverse forme di consacrazione e il loro inserimento nel cammino pastorale regionale.

Presente anche un gruppo di consacrati della Diocesi di Acireale che ha partecipato attivamente ai lavori, condividendo esperienze, riflessioni e prospettive per il futuro della vita consacrata nel territorio diocesano, accompagnato dal referente don Angelo Pennisi.
Il Convegno ha posto al centro una domanda fondamentale: quale novità è oggi richiesta alla vita consacrata? La risposta emersa con forza non è di tipo strutturale o organizzativo, ma profondamente interiore e relazionale.

Tra i temi principali:
- Tornare al centro: l’amore generativo
La vita consacrata – caratterizzata dalla professione dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza – è chiamata a testimoniare non l’efficienza delle opere, ma la fecondità dell’amore che genera vita. La credibilità non passa dal numero delle attività, ma dalla capacità di far crescere le persone.
- Dall’attivismo all’ascolto
In un tempo frammentato e rumoroso, è stata indicata come prioritaria l’arte dell’ascolto: della Parola, dell’altro e di sé. Solo comunità che sanno ascoltare diventano realmente feconde e capaci di accompagnare.
Libertà interiore e maturità affettiva
- È emersa con chiarezza la necessità di una maturità integrale: spirituale e psicologica. Amare senza possedere, guidare senza controllare, accompagnare senza manipolare: questa è la nuova frontiera della vita consacrata oggi.
Preghiera come relazione viva
- La preghiera non come pratica formale, ma come relazione trasformante con il Signore, sorgente di ogni fecondità autentica. Senza questa centralità, la missione rischia di ridursi ad attivismo.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema dell’equilibrio nelle relazioni comunitarie, attraverso tre dimensioni fondamentali:
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orientamento (codice paterno),
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cura (codice materno),
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collaborazione (codice fraterno).

Una comunità matura – è stato ribadito – sa integrare queste dimensioni nel discernimento continuo, evitando rigidità, dipendenze o appiattimenti.
Il cuore del Convegno può essere riassunto in un’espressione semplice e profetica: fare spazio a Dio perché occupi il centro. Quando Dio è al centro, l’autorità diventa servizio, la fraternità corresponsabilità, la preghiera sorgente e l’amore autenticamente generativo.
Il Convegno di Cefalù si conclude così come un forte richiamo a una riforma interiore della vita consacrata in Sicilia, chiamata oggi a essere segno credibile della paterna maternità di Dio nel mondo contemporaneo.
