RIFLESSIONE / La festa di Tutti i Santi e la commemorazione dei defunti

1 e 2 novembre 2025

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Riflessione di don Orazio Tornabene 

«Beati voi, perché vostra è la vita»



In questi due giorni la Chiesa ci invita a guardare in alto e in profondità: verso il cielo, dove i santi vivono nella gloria di Dio, e verso la terra, dove riposano i nostri cari defunti.

È come se l’orizzonte della fede si spalancasse tra cielo e terra, per ricordarci che la vita non finisce con la morte, ma la attraversa.

La festa di Tutti i Santi e la commemorazione dei defunti sono due volti dello stesso mistero: la vittoria della vita sulla morte, la certezza che l’amore non muore.

Il Vangelo delle Beatitudini (Mt 5,1-12) ci mostra la via della santità. Ma non è la via dei perfetti, dei senza difetti o dei santi “di gesso”: è la via dei poveri, dei miti, dei puri di cuore, di chi piange, di chi costruisce pace e giustizia.

Gesù non propone un ideale astratto, ma una strada concreta per vivere l’amore nel quotidiano.

Le Beatitudini sono come il “DNA” del cristiano: mostrano come Dio vede la felicità, che non coincide con il successo o la ricchezza, ma con una vita spesa per amore.

La santità, allora, non è vivere come “bambole poste su un divano”, perfette e immobili, ma come uomini e donne di carne e ossa che vivono le Beatitudini nel concreto.

È perdonare quando si è feriti, è consolare chi piange, è restare umili quando si è tentati di primeggiare, è custodire la purezza del cuore in un mondo distratto.

I santi sono persone che hanno lasciato che il Vangelo prendesse carne nella loro vita.

E questa carne, la nostra umanità fragile, limitata, ferita è la stessa che Dio trasfigurerà nella risurrezione.

Non crediamo a un paradiso fatto di spiriti vaganti, ma alla vita del corpo risorto, perché nel Credo professiamo: “Credo la risurrezione della carne e la vita del mondo che verrà.”

Con questa carne e con queste ossa entreremo nel Regno, redenti e trasfigurati dall’amore di Cristo.

Il Vangelo del Giudizio finale (Mt 25,31-46) ci mostra come le Beatitudini si traducono in opere: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare… ero straniero e mi avete accolto… nudo e mi avete vestito.

Le Beatitudini diventano concrete nelle opere di misericordia corporale.

Il criterio del giudizio non sarà il numero delle preghiere o la perfezione morale, ma l’amore vissuto.

Ogni gesto di bontà, anche nascosto, ha un valore eterno. Così, comprendiamo che santità e misericordia sono due nomi dell’unico amore di Dio.

I santi che oggi celebriamo sono coloro che hanno amato con gesti concreti; i nostri defunti che ricorderemo domani sono affidati alla stessa misericordia, che sola salva e trasforma.

Il cristiano non teme la morte, perché sa che l’ultima parola non è del sepolcro, ma della risurrezione.

E, allora, possiamo dire con san Paolo: “La morte è stata inghiottita per la vittoria” (1Cor 15,54).

Ognissanti e Commemorazione dei Defunti ci ricordano che la vita vince, che l’amore non si perde e che la santità non è lontana da noi: è possibile, quotidiana, umana.

Camminiamo dunque sulle orme dei santi, vivendo oggi le Beatitudini e le opere di misericordia, certi che un giorno con questa carne, con queste ossa, con la nostra storia trasfigurata, vedremo Dio così come Egli è.

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1 Novembre 2025
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