Itinerario di meditazione per il mese di giugno sulle litanie del Sacro Cuore di Gesù

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Santuario “Sacratissimo Cuore di Gesù” Acireale

Itinerario di meditazione per il mese di giugno sulle litanie del Sacro Cuore di Gesù «Almeno tu, amami»

Al Sacro Cuore di Gesù

30 giugno
~ Cuore di Gesù, delizia di tutti i santi ~
Quest’ultima invocazione ci fa contemplare il Cuore di Gesù nella gloria del paradiso insieme agli angeli e ai Santi, che godono della felicità che sgorga da questo Cuore e che viene loro comunicata. È là che essi ricevono la misura piena e ricolma di amore e di dolcezza, che trabocca da tutte le parti e che non finirà mai. Nella Sacra Scrittura viene presentato come un banchetto, dove si viene serviti dallo stesso Signore, che è anche cibo. S. Teresa d’Avila per descriverne la bellezza usa la similitudine di un salone con splendidi quadri e specchi. In ogni caso non siamo capaci di pensare e immaginare quale e quanto grande sia questa gloria «che Dio ha preparato per coloro che lo amano» (1 Cor 2,9).
Una volta, nella festa di Tutti i Santi, la discepola prediletta del Sacro Cuore sente queste parole: «Nulla di impuro nell’innocenza; nulla si perde nella Potenza; niente passa in quel soggiorno beato, là tutto nell’Amore è consumato». E le viene spiegato che non doveva tollerare alcuna macchia nell’anima e nel cuore, doveva dare tutto a Lui che è la Potenza stessa perché non avrebbe perso nulla, e che in paradiso tutto è eterno e si consuma nell’Amore. Nello stesso istante le viene «mostrato un piccolo saggio di quella gloria eterna» e si sente trascinata in un vortice di gioia e di desiderio di andarvi a goderne.
Il nostro cuore è fatto per Dio; in esso vi è una sete infinita di amore che si può placare solo nel Suo. Questo desiderio ci deve guidare nel cammino di purificazione su questa terra, guardando sempre alla meta dove troverà appagamento. Nel “Credo” affermiamo di credere nella comunione dei santi: «Ora i Santi ci vogliono molto bene e […] desiderano che magnifichiamo Dio sulla terra come essi lo fanno in cielo, […] e vederci diventare come loro”» (S. Francesco di Sales). L’amore ci rende simili a quelli che amiamo. Se amiamo i Santi, imitando la loro vita, amando ciò che essi hanno amato, cercando di andare in cielo per il cammino da loro percorso, ci renderemo simili a loro. Non si tratta di fare cose straordinarie, ma di adempiere quotidianamente la volontà di Dio con straordinario amore, non perdendo mai il coraggio per le nostre cadute e rialzandoci con piena fiducia nell’aiuto della grazia.
La certezza e la veridicità di ciò che abbiamo meditato lungo tutto il mese di giugno ci viene anche dall’esperienza di tanti nostri fratelli e sorelle maggiori nella fede: i Santi. Papa Francesco ci ha ricordato che «la santità è il volto più bello della Chiesa» (Gaudete et exsultate, 9) perché riflette il volto di Cristo, il Santo per eccellenza. Essi sono stati attratti dal Suo Cuore e in esso vi hanno trovato quella sorgente di amore e di gioia, che li ha resi perseveranti nella sequela ed eroici nell’esercizio delle virtù cristiane. Santità non vuol dire fuggire da questo mondo ma accettare e
vivere sempre la logica del dono e della croce. Paradossalmente, proprio questa è la gioia del cristiano: «Niente può distruggere la gioia soprannaturale, che “si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno
come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto”. È una sicurezza interiore, una serenità piena di speranza che offre una soddisfazione spirituale incomprensibile secondo i criteri mondani» (Id., 125). Cerca sempre il tuo rifugio nel Cuore di Cristo perché in esso vi troverai, sin da quaggiù, quel paradiso che l’uomo ha perso a motivo del peccato.
Ravviva la consapevolezza che la chiamata alla santità è pure per te, perché nessun cristiano può adagiarsi ad una vita mediocre. Al termine di questo mese di giugno, chiedi al tuo confessore come, nel tuo stato di vita, poter corrispondere sempre meglio all’amore di Cristo attraverso una vita santa.

 




INTRODUZIONE

La preghiera litanica è un modo di pregare molto semplice e, fin dai primi secoli, la Chiesa vi ha fatto ricorso nella forma alternata tra celebrante e assemblea. “Litania” è una parola che viene del greco (litaneuo) e significa “io prego”; corrisponde al latino “rogo” da cui viene il termine “rogazioni”. Le litanie o rogazioni erano preghiere per implorare la misericordia di Dio e si usavano particolarmente durante le processioni.

Come nascono le litanie del Sacro Cuore? Nella seconda metà del 1600 nel Monastero di Digione c’è una suora molto fervente e molto entusiasta della nuova devozione al Cuore di Gesù. Si tratta di Sr Giovanna Maddalena Joly che ha il grande merito di essere la prima persona a comporre la Messa, l’Ufficio e le Litanie del Sacro Cuore, che vengono approvate dalle autorità ecclesiastiche locali nel 1689 mentre è ancora in vita Santa Margherita Maria Alacoque.  Digione ha dunque il privilegio di essere la prima città a rendere culto pubblico al Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo. Subito dopo verranno composte altre invocazioni da parte della Madre Luisa Enrichetta de Soudeilles, superiora del monastero di Moulins e corrispondente della Santa, e dal Padre Jean Croiset, gesuita e confidente di S. Margherita Maria. Verranno poi messe assieme dalla Venerabile Madre Anna Maddalena Remuzat, religiosa del monastero di Marsiglia e propagatrice della devozione al Sacro Cuore, che le pubblicherà in un manuale di preghiere nel 1718; si tratta di 27 invocazioni. Verranno poi approvate dalla Sacra Congregazione dei Riti con l’aggiunta di altre 6 invocazioni per raggiungere il numero simbolico di 33 in onore degli anni della vita terrena di Gesù. La stessa Alacoque aveva scritto delle invocazioni al Sacro Cuore, sotto forma di saluto e invocando l’opera della grazia nell’anima, in numero di 33 per questo stesso motivo.

Perché un commento alle litanie del Sacro Cuore nel 2019? Semplicemente perché si è pensato di togliere quella patina di invecchiamento, che aveva portato ad accantonare la devozione al Sacro Cuore come una cosa del passato, ormai non più di moda. O meglio, se vogliamo usare un linguaggio spirituale, per essere fedeli a seguire
l’ispirazione della grazia avuta proprio un primo venerdì del mese.

L’intento di questo commento, spirituale e pastorale ad ogni singola invocazione, è quello di far comprendere la profondità dei contenuti sempre attuali – perché eterni – con un linguaggio più moderno e accessibile all’uomo del terzo millennio, e renderli fruttuosi nella pratica della vita cristiana.
Come scriveva S. Margherita Maria a Sr Joly: «Quanto dobbiamo essere grate al divin Cuore che si degna di valersi della nostra opera per l’esecuzione dei suoi piani! Tiene in serbo tesori inestimabili per quanti si
impegneranno secondo le possibilità che egli avrà loro dato», così anche noi ringraziamo il Signore che si è voluto servire di questi poveri strumenti per essere maggiormente conosciuto e amato.

 

1 giugno
~ Cuore di Gesù, Figlio dell’eterno Padre ~
Questa invocazione apre la serie delle invocazioni litaniche chiamando Gesù “Figlio dell’eterno Padre”, cioè mettendo in evidenza la filiazione divina e la sua eternità. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù si presenta come “il Figlio unigenito di Dio” che invoca familiarmente “Abbà”.
Al Battesimo nel Giordano e alla Trasfigurazione sul Tabor la voce del Padre lo rivela “Figlio prediletto” e, ai piedi del Crocifisso, il centurione proclama: «Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio».
È questo Figlio che ci fa conoscere il Padre: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). E a Filippo, che chiede di vedere il Padre, risponde: «Chi ha visto me ha visto il Padre […]. Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14,9-11).
Gesù ha un Cuore di Figlio intimo con il Padre; c’è una conoscenza intima tra loro, conoscenza nascosta ai sapienti e rivelata solo ai “piccoli”. «Ti ho scelto per rivelare le meraviglie del mio Cuore», dice Gesù a S. Margherita Maria Alacoque. E dato che lei si reputa incapace di realizzare la Sua richiesta di instaurare la devozione al Sacro Cuore, le risponde: «Non sai che di solito faccio risplendere la mia potenza nei più piccoli e poveri in spirito, perché non abbiano da attribuire niente a se stessi? […]. Ho scelto te, abisso di indegnità e di ignoranza, affinché appaia chiaro che tutto si compie per mezzo mio». È il mistero della predilezione di Dio per i piccoli.
Gesù ha vissuto questa relazione Padre-Figlio anche nella Sua umanità, nella Sua preghiera; ha insegnato anche a noi a pregare come figli, chiamando Dio “Padre”: Padre nostro.
Gesù è il Figlio dell’eterno Padre proclamato in due momenti decisivi della sua vita: il giorno del battesimo (Mt 3,17; Mc 1,11; Lc 3,22) e il giorno della Sua trasfigurazione (Mt 17,5; Mc 9,7; Lc 9,35). Si tratta di una asserzione che richiede di essere approfondita perché svela una fetta importante del mistero trinitario. Pietro rispondendo
al Maestro dirà: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo» (Mt 16,17) perché aveva appreso pian piano i misteri del Regno di Dio che Egli aveva annunziato nella potenza delle parole e delle opere.
Tutto il Nuovo testamento è proiettano a farci cogliere un raggio di questo singolare rapporto che lega Gesù al Padre. Sarà proprio questa proclamazione che gli attirerà un’accanita opposizione nel momento della
Sua passione: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio» (Gv 10,33).

La nostra fede dovrebbe condurci a quella stessa proclamazione che fu dei romani al Calvario: «Costui era davvero il Figlio di Dio» (Mt 27,54; Mc 15,39). Il Cuore di Gesù ci parla di questo amore traboccante del Padre che il Figlio ricambia costantemente fino al dono supremo della Sua vita: se non riusciamo ad afferrare questo mistero non comprenderemo mai l’amore del Cuore di Cristo e saremo fuori dal mistero trinitario in cui anche noi, per via del Battesimo, siamo inseriti come figli nel vero Figlio del Padre, Gesù.
All’inizio di questo mese consacrato al Cuore di Gesù impegnati a ravvivare le promesse battesimali, ricordandoti che anche tu sei figlio e sei chiamato a lasciarti amare con un cuore di figlio.

2 giugno
~ Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Madre ~
Ogni volta che recitiamo il “Credo” professiamo che Gesù Cristo «per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria». «Colui che abitava in se stesso ora abita in noi e Colui che era vivente nei secoli nel seno dell’eterno suo Padre è divenuto mortale nel grembo della sua Madre temporale; Colui che viveva eternamente della
sua vita divina ha vissuto temporalmente della vita umana, e Colui che dall’eternità era stato soltanto Dio, sarà eternamente anche uomo; tanto l’amore per l’uomo ha rapito Dio e lo ha tratto in estasi!» (S. Francesco di
Sales).

L’eccesso di amore per l’uomo ha spinto Dio a farsi uomo, a farsi carne. Questa carne l’ha assunta nel grembo della Vergine Maria. il Cuore di carne del Figlio di Dio si è formato all’ombra del Cuore Immacolato di Maria. In questo grembo «il Cuore di Gesù è vicinissimo al cuore di Maria e il cuore di Maria è vicinissimo al Cuore di Gesù. Il cuore dell’uno non vive e non respira che per l’altro. Che cosa non fanno l’uno per l’altro? E che cosa non fanno l’uno nell’altro?” (Id.).
Il cuore di Maria era animato da un amore ardente, premuroso, attivo e infaticabile: «Che cosa non doveva operare il cuore di una tale madre per il Cuore di un tale Figlio?». A Nazareth Maria è piena di premure per la crescita umana di Gesù e lo ama con tutte le energie interiori di cui è capace un cuore umano non toccato dal peccato. Tra
questi due cuori c’è un dialogo d’amore continuo e ininterrotto, Gesù attira a sé l’amore di Maria e dilata l’ampiezza del suo cuore perché possa ricevere e accogliere una più grande misura d’amore. Questo avviene sulla
terra e nella vita eterna.

Maria ama anche i figli acquisiti che siamo noi, e anche verso di noi vive quella misura di amore crescente, secondo la misura che noi siamo capaci di accogliere. Abbiamo concluso da poco la celebrazione del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla devozione alla Vergine Maria. Guardando a lei siamo introdotti più profondamente nel mistero del Figlio di Dio, incarnato per opera dello Spirito Santo, per la nostra salvezza e di quella del mondo intero. Maria è una donna contemplativa (Lc 2,19.49), ma non solo. Guardando all’atteggiamento di Maria
dall’annunciazione al Calvario apprendiamo come lei abbia contribuito alla formazione affettiva e a tutti quei processi relazionali in cui si è andata determinando l’identità di Gesù uomo, quasi che Maria vivesse già in
anticipo il Vangelo che sarebbe stato proclamato dal Figlio. Charles De Foucauld afferma che le parole di Gesù sulla croce «Ecco Tuo figlio» ordinano a Maria di avere per tutti un cuore di Madre.
Maria lo ha fatto e continuerà a farlo per tutta l’eternità. Invocando Maria, chiedendo la sua intercessione e appellandoci al Suo Cuore materno, siamo condotti a grandi passi a scandagliare quell’abisso di amore e misericordia
che è racchiuso nel Cuore di Dio. Maria lo ha sperimentato nella sua vita e ne canta le lodi (cfr. Lc 1,46-55).
In questa giornata lasciati condurre dalla Vergine Santa riscoprendo il senso della preghiera di lode: la recita del S. Rosario, la preghiera con il cantico del Magnificat (cfr. Lc 1,46-55) o qualsiasi altra preghiera mariana
che ti possa immergere in quello spirito di lode e ringraziamento di cui fu araldo la Vergine Maria.

3 giugno
~ Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio ~
Questa invocazione ci richiama all’unità della persona in Gesù Cristo: la natura divina e la natura umana sono unite in una sola Persona. Il “come” supera ogni nostra comprensione. Dice estasiato S. Francesco di Sales a Teotimo che «Egli ha aderito e si è stretto alla nostra natura così fortemente, indissolubilmente e infinitamente, che mai nulla fu
così strettamente congiunto e stretto all’umanità com’è ora la santissima Divinità nella Persona del Figlio di Dio. Si è versato tutto in noi e, per così dire, ha fuso la sua grandezza per ridurla alla forma e alla figura della
nostra piccolezza».
Il “perché” rimane sempre un mistero, benché un mistero d’amore. L’amore di compiacenza gli ha fatto trovare «le sue delizie nello stare con i figli degli uomini e nell’attirare l’uomo a sé facendosi uomo egli stesso»;
l’amore di benevolenza gli ha fatto porre «la sua Divinità nell’uomo, di modo che l’uomo fosse Dio»; per un eccesso della sua amorosa bontà «ha annientato se stesso per calarsi nella nostra umanità e riempirci della sua
Divinità, colmarci della sua bontà, elevarci alla sua dignità […] Colui del quale è scritto: “Vivo per me stesso”, dice il Signore, ha potuto dire in seguito: “Io vivo, non più io, ma l’uomo vive in me… la mia vita è nascosta con l’uomo in Dio”» (Id.)
Questo amore è racchiuso nel Cuore di Gesù, Cuore umano ma che ama con intensità e dimensioni infinite, o per usare le parole di S. Paolo: con larghezza, lunghezza, profondità e altezza sconfinate. Un amore che
non ha limiti. Nelle varie apparizioni a S. Margherita Maria il Sacro Cuore manifesta sempre una passione sconfinata per l’uomo, un eccesso d’amore tale che sente il bisogno di diffonderlo: «Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare loro il suo Amore». Sono le famose parole della Grande rivelazione che arriveranno diritte al cuore della Chiesa e porteranno ad accogliere la richiesta di istituire una festa in onore del Sacratissimo Cuore di Gesù.
In Gesù, Dio ci ama con un cuore d’uomo: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14). Siamo di fronte alla novità più sconvolgente dell’incarnazione. Dio non solo non è più lontano ma possiamo
contemplare il suo amore nel Cuore umano di Cristo. Anzi, gli aspetti più delicati e profondi dell’amore di Dio per noi, diventano comprensibili solo alla luce del Suo Cuore.
Nel mistero dell’Incarnazione contempliamo il volontario annientamento del Figlio fino a “prendere forma di servo, fatto somigliante agli uomini” (cfr. Fil 2,6-7). Non ci abitueremo mai a considerare questo mistero così grande della nostra fede! Il culto al Sacro Cuore ci ricorda che Dio Figlio, nell’Incarnazione, si fece uomo così totalmente che rimase vero Dio e vero uomo pur rimanendo una sola Persona.
In questa giornata guarda al Cuore del Signore per scorgere in esso l’abisso della misericordia di Dio. Il Suo Cuore, a differenza di quello nostro, racchiude la pienezza della divinità. Chiedi a lui di poter rendere sempre più il tuo cuore simile al Suo attraverso un momento di preghiera spontanea.

4 giugno
~ Cuore di Gesù, di maestà infinita ~
«Signore, mio Dio, quanto sei grande! Rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto» (Sal 104, 1-2). Così canta il salmista stupito davanti alla grandezza e alla bellezza della creazione, lodando Dio e contemplandolo nella sua maestà regale.
Questo Dio di infinita maestà, che stende i cieli come una tenda, che cammina sulle ali del vento, che governa con saggezza tutto l’universo, «si è vuotato di sé, si è spogliato della sua grandezza, della sua gloria, è sceso dal trono della sua incomprensibile maestà e, se così si può dire, ha annientato se stesso» (S. Francesco di Sales). Questa maestà si è “rimpicciolita” per entrare in un corpo, in un cuore, nel cuore umano della
persona divina di Gesù Cristo, il più bello tra i figli dell’uomo. La Bellezza è l’irradiazione della gloria.
Quando sul monte Tabor Gesù si trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni questi, stupiti per la bellezza, non sanno che cosa dire. Pietro riesce soltanto a balbettare: «è bello per noi stare qui».
A S. Margherita Maria Gesù si presenta come il più bello e il più perfetto di tutti i fidanzati, «tutto splendente di gloria con le sue cinque piaghe sfolgoranti come cinque soli» e, particolarmente, il Cuore «sfolgorante di vivissima luce».
Maestà è sinonimo di grandezza, solennità e di autorità e suscita tanto stupore e ammirazione. Il cristiano, da vero contemplativo, si lascia catturare da questa maestà non per timore ma per corrispondenza d’amore.
Gesù stesso ha insegnato ai suoi discepoli: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve» (Lc 2,25-26). La maestà di Cristo, dunque, si distingue da quella dei potenti di questo mondo perché Egli l’ha esercitata con il servizio e il dono della sua stessa vita.
Il nostro cuore non può contemplare l’infinita Sua maestà se non si introduce nella stessa logica di donazione e servizio. Forse, a motivo del nostro egoismo, siamo portati a sostenere maggiormente una civiltà dal
cuore di pietra e incapace di relazione. Dobbiamo allora cercare di allargare il nostro sguardo ed il nostro cuore per scoprire il disegno di Dio su di noi e l’urgenza nell’attuazione di questo progetto d’amore.
Ricordati che nel Battesimo sei divenuto anche tu “re”, in piena somiglianza con Cristo re dell’universo; parteciperai alla sua medesima gloria se farai divenire la tua vita una continua offerta a Dio e ai fratelli.
In questa giornata, o nei successivi giorni, impegnati a compiere un servizio verso i più deboli, coloro che soffrono la solitudine o possono avere bisogno della tua collaborazione. Onora il Cuore di Cristo e la Sua
maestà chiedendo che venga il Suo Regno di giustizia, di pace e di amore.

5 giugno
~ Cuore di Gesù, tempio santo di Dio e tabernacolo dell’Altissimo ~
«Il Cuore di Gesù è il tempio vero, il santuario, l’arca del Testamento. Qui si adora e si loda con tanto trasporto e gioia il nome del Signore. Posso ripetere con Davide: “Ho trovato il mio cuore per pregare il mio Dio”. E io ho trovato il Cuore del Signore, il Cuore di Gesù benignissimo», così esclama in un trasporto il serafico S. Bonaventura.
Con quest’invocazione inizia la serie dei simboli: tempio e tabernacolo, casa e porta, ricettacolo, oceano, fonte. Qui contempliamo il Cuore di Gesù come “tempio di Dio e tabernacolo dell’Altissimo”. Questi termini ci indicano la presenza di Dio. Quando Gesù dice alla samaritana che è giunto il momento di adorare Dio in spirito e verità e non in un tempio materiale, e quando ai giudei, irritati per la cacciata dei cambiavalute dal tempio, risponde annunciando la morte e risurrezione del tempio del Suo corpo, Gesù proclama se stesso come nuovo tempio, centro
del nuovo culto, perché in Lui si riassume la presenza di Dio in mezzo al popolo.
Gesù è presente in mezzo a noi nelle specie eucaristiche. Le grandi apparizioni che il Sacro Cuore fa alla discepola prediletta avvengono mentre c’è il Santissimo Sacramento esposto ed è proprio lì dove Lui si fa vedere con le piaghe sfolgoranti e le fiamme che si sprigionano dalla sua umanità, particolarmente dal Cuore adorabile. Le manifesta di averla destinata a presentare un perpetuo omaggio al Suo stato di Ostia e di Vittima nel SS. Sacramento e il desiderio bruciante che ha di essere ricevuto nella Santa Comunione e adorato da tutti in quel Sacramento d’Amore. La richiesta che fa nella terza grande rivelazione, di istituire una festa in cui venga onorato il Suo Cuore, ricevendo la S. Comunione, è proprio per riparare, o per usare le sue parole, “fare ammenda onorevole” per le freddezze e le ingratitudini ricevute. E lega a questo una promessa: «Il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del Suo divino Amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri».
Il tempio è il luogo per eccellenza della presenza di Dio. Le nostre chiese e i diversi luoghi di culto ci invitano a intrattenere un rapporto speciale con il Signore nel raccoglimento e nella preghiera. Soltanto un visitatore distratto rischia di non cogliere questa dimensione. Talvolta anche noi, quando ci mettiamo in ascolto del Vangelo o ci
mettiamo in preghiera, rischiamo di essere sopraffatti da mille pensieri e preoccupazioni e diventiamo così “turisti del sacro”: contempliamo la forma estetica della preghiera e della liturgia ma non entriamo in essa. Quando ci avviciniamo al Cuore di Gesù e, come il discepolo amato posiamo il nostro capo sul suo petto, è Cristo stesso che ci ammette ad entrare nel tempio per eccellenza della presenza di Dio. Il Suo Cuore è simile a quello di tanti altri cuori umani eppure Dio lo ha scelto per manifestare sé stesso. Il Cuore di Gesù, dunque, non ci parla soltanto del Figlio di Dio ma anche del Padre e dello Spirito Santo. E se Dio è comunione perfetta d’amore, il Cuore di Cristo ce ne parla continuamente. Impegniamoci a non far diventare la devozione di questo mese uno sterile ossequio religioso intimistico e infruttuoso. Lasciamo irradiare nella nostra vita qualche raggio della comunione trinitaria coltivando sentimenti di amicizia, stima e incoraggiamento reciproco. Cristo non smette mai di invitarmi al banchetto trinitario perché io impari a riproporlo nella vita con i miei fratelli.

6 giugno
~ Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo ~
Questa bellissima invocazione è strettamente biblica. Ci richiama la visione di Giacobbe a Betel e l’esclamazione che fa dopo il sogno della scala che va dalla terra al cielo: «Questa è la casa di Dio, questa è la porta del cielo». Gesù è il “luogo” dove Dio abita in pienezza e la porta per entrarvi è la ferita aperta dalla lancia, una ferita che rimane sempre aperta e che ci invita ad entrare e a rimanere.
Quel colpo di lancia, causato dai nostri peccati, «diventa, per un dono infinito della sapienza di Dio, la porta stessa per la quale entriamo nel Suo Cuore» (De Bertolis). Entriamo attraverso questa porta con grande
fiducia e dimoriamo nella solitudine di questo Sacro Cuore, che ci vuole «onorare delle sue familiari conversazioni come un amico con la sua diletta» (S. Margherita Maria).
È rivolto ad ognuno di noi l’invito fatto a S. Margherita Maria: «Questo è il luogo della tua dimora, nel quale devi rimanere ora e sempre». E la stessa Santa ci sollecita: «Che paura ha di entrare nel Sacro Cuore? Vada pure; è Lui che la invita a prendervi il suo riposo. È Lui il trono della misericordia, dove la migliore accoglienza la trovano i più
miseri». Lì, se siamo freddi e impuri, troviamo il calore e la purezza, lì viene custodita l’innocenza, lì trova forza la nostra volontà per vincerci nella pratica della virtù, lì troviamo la consolazione per tutte le nostre sofferenze.
Casa è sinonimo di familiarità, calore, benessere… perché in essa ciascuno vi ritrova se stesso e si sente sicuro e protetto. Il Cuore di Gesù è quella “casa” che Dio promette a Davide mediante il profeta Natan (cfr. 2Sam 7): «Il Signore ti annuncia che farà a te una casa» (2Sam 7,11). In esso, i discepoli di tutti i tempi, vi possono trovare ristoro e riposo perché da Lui siamo invitati ad una comunione intima e spirituale che ci fa sentire “a casa”.
Se dall’amore del Signore ogni cosa trova esistenza e vita, a maggior ragione l’uomo che nell’amore è stato creato e redento. Quando facciamo esperienza della nostra fragilità e del nostro peccato ci sentiamo smarriti, disorientati, perché come il figlio minore della parabola del Padre misericordioso (cfr. Lc 15,11-32), abbandoniamo la casa paterna alla ricerca di una libertà che si ritorce contro noi stessi e diventa una condizione di schiavitù inaspettata.
Se il Cuore di Gesù è la casa di Dio significa che sin da adesso abbiamo i presupposti per entrare nella casa del Padre: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato» (Gv 10,9).
In questa giornata verifica se hai cercato questa dimora oppure ti sei allontanato senza ancora rientrarvi. Se ne hai possibilità, celebra al più presto il sacramento della Confessione per ritornare nuovamente fra le braccia del Padre che attende il tuo ritorno.

7 giugno
~ Cuore di Gesù, fornace ardente di carità ~
Il 21 dicembre 1673 per la prima volta Gesù rivela “le meraviglie del suo amore” a S. Margherita Maria e le dice: «Il mio Cuore divino è tanto appassionato d’amore per gli uomini […], che non potendo contenere in se stesso le fiamme del suo ardente amore, sente il bisogno di diffonderle e manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori che
ti scoprirò e che contengono grazie di santificazione e di salvezza». Subito dopo prende il cuore della Santa e lo mette “nel Suo adorabile” dove glielo fa vedere «come un atomo che si consumava in quell’ardente fornace» e poi glielo rimette dicendole: «Ecco un pegno prezioso del mio amore, che racchiude una scintilla delle sue più vive fiamme». Gesù stesso dice che nel Suo Cuore ci sono le fiamme di un amore ardente.
In Luca (cfr. 12,49) Gesù dice di essere venuto a portare il fuoco sulla terra e, se scorriamo le pagine del Vangelo, non troviamo altro che un traboccare di amore verso il Padre celeste e verso gli uomini. È a causa di questo amore appassionato che cammina in lungo e in largo per annunciare la Buona Novella, che compie miracoli per essere riconosciuto come Messia, che sostiene la passione e muore in croce per la nostra salvezza.
È tale la passione d’amore per gli uomini che non può contenere dentro di sé queste fiamme e sente il bisogno di diffonderle. In un’altra apparizione alla Santa dirà che la devozione al Sacro Cuore è «l’ultima invenzione del Suo amore», uno degli ultimi sforzi per la salvezza degli uomini affinché questi, guardando il Suo Cuore trafitto d’amore per loro, da Lui ricevano salvezza.
Dal punto di vista simbolico, la potenza e l’ardore dell’amore si esprimono con il fuoco. S. Margherita Maria in una visione afferma che dalle piaghe del Cristo si sprigionavano fiamme da ogni parte e il Cuore era la sorgente viva di quelle fiamme. Sembra che l’amore del Cristo trabocchi e si espanda e non possa essere contenuto, proprio come il fuoco che a contatto con altro materiale infiammabile cerca di espandersi e di alimentarsi. Il fuoco d’amore che
scaturisce dal Cuore di Cristo ci purifica dalle nostre imperfezioni e dai nostri peccati: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49).
Ma il fuoco di Cristo riscalda il nostro cuore freddo e gelato e lo infiamma del suo amore ispirando la vita dei credenti che, nella diversità delle loro vocazioni e carismi, si lasceranno plasmare per comunicarlo ai fratelli.
Nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità l’amore di Cristo deve continuamente alimentare progetti di carità, ravvivare i rapporti interpersonali e spandersi laddove si può insinuare diffidenza e odio. Gesù, sorgente inesauribile di carità, ci aiuti ad operare il passaggio verso una famiglia o comunità che sia sempre più capace di essere “sale della terra” e “luce del mondo” in un tempo in cui sempre più facilmente il sale rischia di perdere il suo sapore e la luce viene nascosta sotto il moggio (cfr. Mt 5,13-16).
Verifica la tua disponibilità ad infiammare di questo amore tutte le situazioni e circostanze che ti trovi ad affrontare quotidianamente nella tua vita.

8 giugno
~ Cuore di Gesù, ricettacolo di giustizia e amore ~
Questa invocazione letteralmente si dovrebbe tradurre “recipiente di giustizia e amore”; receptaculum è un luogo di raccolta, un luogo che racchiude tutta la giustizia e l’amore, in questo caso potremmo di sacrario o scrigno. Il Cuore di Gesù, sede di giustizia e amore, implica l’idea di uno scrigno da cui ognuno può attingere.
Nella Sacra Scrittura la giustizia di Dio, che è santità, si manifesta nella sua attività salvifica. Gesù “adempie ogni giustizia” perché adempie la volontà del Padre, cioè il suo piano salvifico che è un piano di amore.
In varie apparizioni Gesù mostra a S. Margherita Maria due aspetti della Sua santità: «L’una di amore e l’altra di giustizia» e la invita ad unirsi alla Sua opera redentiva con l’offerta di se stessa. Così ci racconta: «La prima mi avrebbe fatto soffrire una specie di purgatorio dolorosissimo da sopportare, per alleviare le pene delle anime sante laggiù detenute, alle quali egli permetteva di rivolgersi a me. La seconda, la santità di giustizia, mi avrebbe fatto sentire il peso del suo giusto rigore, facendomi soffrire per i peccatori […]. Questa è tanto spaventosa che, se la santità di amore e di misericordia non mi sostenesse con forza pari a quella con la quale la
santità di giustizia mi fa sentire il suo peso e la sua severità, mi diventerebbe impossibile sostenerla anche solo per un momento». Ma aggiunge: «Per fortuna tutto si opera in una pace imperturbabile, perchè sono lieta di aderire alla divina volontà e a me basta che Lui sia contento». Ecco il segreto: fare piacere a Gesù, desiderare che Lui sia contento, offrirci interamente a Lui col desiderio di collaborare alla salvezza delle anime.
Abbiamo spesso l’impressione che il cuore del Vangelo, imperniato sulla carità e sulla misericordia, sia visto come un alibi per scusare determinati atteggiamenti scorretti da parte del credente o, peggio ancora, come un ostacolo al ripristino della giustizia. In realtà, biblicamente parlando, giustizia e misericordia non sono concorrenti ma complementari, nel senso che la carità dà forma alla giustizia e la illumina perché quest’ultima non impedisca al reo di ravvedersi e gli neghi di intravedere la possibilità di percorrere un nuovo cammino.
Scrutando il Cuore di Cristo non possiamo non notare una stupenda armonia tra giustizia e carità: egli guarda con benevolenza il peccatore ma detesta il peccato perché si oppone a Lui e alla santità della Sua natura divina. La giustizia di Dio mira – più che a punire – ad emendare il peccato e la carità propone un andamento nuovo alla propria vita. L’uomo non può vivere di sola giustizia o di sola carità, priva di giustizia. Illuminante è la sintesi di Benedetto XVI: «La carità eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all’altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso “donare” all’altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. Chi ama
con carità gli altri è anzitutto giusto verso di loro […]. La giustizia è “inseparabile dalla carità”, intrinseca ad essa» (Caritas in veritate, 6). Attraverso un esame di coscienza, verifica quelle situazioni o occasioni della tua vita, in cui hai pensato di esercitare la carità ma l’hai privata della sua giustizia.

9 giugno
~ Cuore di Gesù, pieno di bontà e di amore ~
Dio è amore. Tutta la Sacra Scrittura si può dire che sia la storia di amore tra Dio e il suo popolo. Nel Vangelo (cfr. Gv 16,27) Gesù, parola di verità, ci dice che il Padre stesso ci ama. E tutta la vita terrena di Gesù testimonia la bontà e misericordia di cui il Suo Cuore è ricolmo.
Chiediamo allora la grazia di comprendere questo amore «che supera ogni conoscenza». Contempliamo questo Cuore traboccante, questo Cuore che ama e desidera ardentemente essere amato. «Ho sete e una sete tanto
ardente di essere amato dagli uomini nel Santo Sacramento che mi consuma» e ancora, «il mio cuore è così pieno di amore per gli uomini che non ha risparmiato nulla fino ad esaurirsi» (S. Cuore a S. Margherita Maria).
Questo Cuore divino, che ama infinitamente fino a consumarsi per testimoniarci il Suo amore, manifesta a più riprese alla sua discepola prediletta il desiderio che ha di essere onorato con un culto particolare e promette di spargere grazie e benedizioni in tutti i luoghi in cui viene esposta l’immagine del Suo Cuore di carne. La risposta d’amore comporta «la perfetta conformità alle sue sante virtù, perché la nostra vita diventi simile alla Sua» (S. Margherita Maria).
Gesù non ha predicato soltanto una legge d’amore ma l’ha incarnata nella Sua vita rivelandoci così i segreti del Suo Cuore. Egli non è stato un profeta solitario ma ha vissuto concretamente rapporti di amicizia che hanno lasciato trasparire la sua bontà d’animo: «Non vi chiamo più servi […] ma vi ho chiamato amici» (Gv 15,15).
Il Suo pianto angosciato di fronte a Gerusalemme, il dialogo con i discepoli di Emmaus, la Sua delusione riguardo a coloro che approfittavano della Sua potenza miracolosa per contestarla, le sue diverse conversazioni con i peccatori di cui ne difendeva la causa di fronte all’ipocrisia menzognera dei farisei: tutto ciò non fa che affermare la sua
grandezza d’animo e la larghezza del Suo Cuore. Per non parlare di alcuni incontri in cui Gesù è profondamente toccato dalla miseria e sofferenza dell’umanità. Se è vero che i miracoli sono un segno dell’avvento del
Regno di Dio, dell’autenticità della missione del Cristo, essi sono pure un segno del Suo amore e della Sua bontà.
Nelle nostre relazioni spesso lasciamo trasparire arroganza, presunzione e molto del nostro ego. Acquistiamo da Cristo gli stessi suoi sentimenti di bontà e tenerezza: non è facile tramutare atteggiamento dall’oggi al domani ma è essenziale ricordarci che «La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive» (Mt 12,34-35).
Partiamo dal nostro cuore: è il luogo più intimo della nostra esistenza perché in esso vi incontriamo la verità di noi stessi e la presenza di Dio che ci parla. Oggi fai chiarezza con te stesso e se ti vedi abitato da sentimenti negativi, odio, rancore… non lasciarti scandalizzare! Nella preghiera apri il tuo cuore al Signore consegnando a lui ciò che in esso vi è di più obbrobrioso chiedendo di essere abitato dai suoi stessi sentimenti e di guardare i fratelli con la stessa misericordia e bontà con cui Lui li ha guardati.

10 giugno
~ Cuore di Gesù, abisso di tutte le virtù ~
«In ogni necessità si rivolga con fiducia al divin Cuore ed egli – lo spero – provvederà a tutto», così si rivolge S. Margherita Maria a una novizia timorosa.
Rivolgersi con fiducia a Colui che ha in sé l’abisso di tutte le virtù. «Chiedergli consiglio in ogni difficoltà, aiuto in ogni necessità, azione e sofferenza» in modo da «divenire una vera discepola del Sacro Cuore di Nostro Signore».
Su invito di Gesù, che le dice: «Entra in questo abisso del mio cuore e cerca i limiti del mio amore, non li puoi trovare», la Santa trova un abisso di tutte le virtù in cui perderci e di cui ci ha lasciato luminose indicazioni per tutte le nostre necessità. Si tratta solo di scegliere il rimedio ai nostri mali. Se siamo in un abisso di desolazioni, ci suggerisce di sprofondarci in quell’abisso di consolazione; se in un abisso di resistenze e opposizioni alla volontà di Dio, inabissarci in quello della conformità al divin beneplacito di quel Cuore divino; se in quello della debolezza,
inabissarci nella Sua forza; se in quello della miseria, nella Sua misericordia; e così via.
Insomma, rifugiarci sempre in Lui per purificare le intenzioni e perfezionare i desideri, per trovare nel Suo Cuore la vita della grazia, l’amore, la perfezione. Perderci in questo oceano e trovarvi la pace in attesa di tuffarci nell’abisso delle gioie eterne del cielo: «Bene servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo Signore» (Mt 25,21).
Come affermò S. Giovanni Paolo II in un angelus domenicale del 1985, il cuore decide della profondità dell’uomo. La profondità di Gesù Cristo, indicata col metro del Suo Cuore, è incomparabile. Supera la profondità di qualsiasi uomo, perché non è soltanto umana ma anche divina. Le virtù, come esercizio esteriore della pienezza del cuore, possiamo contemplarle nella vita del Signore a partire da quelle tradizionalmente classificate come cardinali – prudenza, giustizia, fortezza e temperanza – fino a quelle che da esse derivano. In Gesù le virtù raggiungono un vertice di perfezione davvero straordinario, quasi da capogiro, perché sono il frutto di un cuore umano-divino traboccante
d’amore.
Dobbiamo imparare da Cristo (cfr. Mt 11,29) e coltivare le sue stesse virtù anzitutto mettendoci in ascolto del Vangelo e praticando i suoi insegnamenti nella vita quotidiana. Certamente richiede uno sforzo, ma è lo sforzo di chi si sente amato e vuole corrispondere sempre meglio all’amore di Dio.
Talvolta l’uomo carnale (cfr. 1Cor 3,1) che è in noi riemerge e ci impedisce di divenire uomini spirituali. Il cristiano veramente devoto del Cuore di Gesù contempla le sue virtù, ne avverte tutta la loro profondità e non si lascia intimorire dalla sensazione vertiginosa che ne deriva dalla loro contemplazione. Bisogna pur cominciare!
Lasciati guidare da un ministro della Chiesa perché ti aiuti a fare chiarezza nella tua vita e, se ne vuoi fare davvero un capolavoro stupendo, adornala di tutte le virtù del Cuore di Gesù cominciando dalle virtù “cardine” di ogni virtù: le virtù cardinali.

11 giugno
~ Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode ~
«Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode» (Sal 33,2). Gesù è degno di ogni lode, sia perché è Dio sia perché ci ha redenti dal peccato donandoci la vita eterna: «A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli» (Ap 5,13-14).
L’amore di benevolenza per Dio genera la lode e, come spiega S.Francesco di Sales a Teotimo, «l’anima, che ne è presa, vorrebbe possedere lodi infinite per offrirle al suo Diletto» perché, «a misura che l’anima scopre che Dio è buono […], vorrebbe elevare maggiormente le lodi e le benedizioni che gli indirizza». Quando il cuore è totalmente preso dal desiderio di onorarlo, non riuscendo nella misura in cui vorrebbe, invita anche le creature a sostenerlo nel suo impegno, come fa Davide nei Salmi o come S. Francesco d’Assisi nel Cantico di frate sole. Poi «constatando che non può appagare il desiderio di lodare il suo Diletto finché vive in questo mondo e sapendo che le lodi del cielo sono cantate su un’aria immensamente più piacevole, dice: “O Dio, quanto sono da esaltare le lodi cantate da quegli spiriti beati dinanzi al trono del mio Re celeste!”». È quello che sperimentano gli amici di Dio.
Un giorno la discepola prediletta sta lavorando «in un cortile contiguo al Santo Sacramento» e le appare il Sacro Cuore «circondato da Serafini che cantavano una dolcissima melodia: L’amore trionfa, l’amore gode, l’amore del Sacro Cuore dà gioia». Questi spiriti beati la esortano ad unirsi alle loro lodi e le dicono di essere venuti per associarsi a lei «nel perenne omaggio d’amore, di adorazione e di lodi». Per questo essi si sarebbero messi al suo posto davanti al Santo Sacramento, perché, tramite loro, ella avrebbe potuto lodarlo ininterrottamente. Questa grazia acuisce in lei il desiderio della purezza d’intenzione necessaria per lodare Dio, tanto che tutto le sembra impuro. Solo Dio può lodare degnamente se stesso. Allora lodiamolo con la sua stessa Parola e facciamolo in unione
alle lodi che gli angeli e i santi fanno lassù in cielo.
Papa Francesco in un’omelia a S. Marta, parlando della preghiera di lode, ha affermato che non è possibile pensare che «sei capace di gridare quando la tua squadra segna un gol e non sei capace di cantare le lodi al Signore, di uscire un po’ dal tuo contegno per cantare questo». E cita l’esperienza di Davide, che davanti all’arca del Signore danza con tutte le forze (cfr. 2Sam 6,16), fino a rendersi quasi ridicolo.
La lode nasce soltanto da un cuore riconoscente. Spendiamo gran parte del nostro tempo ad una preghiera di domanda, fino a quasi svenarci e avere l’impressione che abbiamo perso del tempo a chiedere ad un Dio apparentemente sordo e insensibile. Forse non ci siamo mai spinti oltre e non siamo andati mai al di là di una certa impostazione di preghiera.
È tempo di ri-scoprire che la preghiera è sempre all’insegna della gratuità: prego per pregare come amo soltanto per amare. Allo stesso modo, la nostra preghiera deve essere una lode a Dio puramente gratuita e disinteressata perché nasce dallo stupore. Come quando ci troviamo dinanzi ad un’opera d’arte degna di vera ammirazione o a uno spettacolo della natura che ci toglie il fiato. Ora, se guardiamo al Cuore di Cristo, se ci lasciamo inebriare dalle sue effusioni d’amore, lasciamo che dalle nostre labbra e dal nostro cuore scaturisca la lode e poter dire ogni giorno ai
nostri fratelli le stesse parole che Gesù, scoprendo il proprio Cuore, pronunziò a S. Margherita Maria: «Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini!».

12 giugno
~ Cuore di Gesù, Re e centro di tutti i cuori ~
«Teotimo, l’amore divino, assiso sul Cuore del Salvatore come sul suo trono regale, guarda attraverso lo squarcio del suo costato trafitto tutti i cuori dei figli degli uomini; infatti quel Cuore, che è il Re dei cuori, ha sempre gli occhi rivolti ai cuori» (S. Francesco di Sales). In qual modo? Ce lo spiega con un paragone il Dottore dell’Amore: «Come coloro che guardano attraverso le griglie vedono ma sono soltanto intravisti, così questo Cuore vede sempre chiaramente i nostri e li osserva con gli occhi del suo amore, ma noi […] lo intravediamo soltanto». Altrimenti
moriremmo d’amore sforzandoci di lanciarci in cielo al sentire il suo invito: «Alzati, esci da te stesso e prendi il volo verso di me […], vieni e, per vedermi con maggior chiarezza, vieni ad affacciarti alle stesse finestre dalle quali ti guardo io; vieni a contemplare il mio Cuore nella cavità dello squarcio del mio fianco».
Gesù è il re ed è anche il centro del nostro cuore, il punto verso cui convergono tutti i nostri desideri, il punto verso cui il nostro cuore è attratto per inabissarsi come in una fornace di puro amore o come in un vasto oceano. La prima volta che Gesù mostra il Suo Cuore a S. Margherita Maria, glielo fa vedere «più fulgido del sole, di una grandezza
infinita» e vicino «un punto, tutto nero e deforme, che faceva però ogni possibile sforzo per avvicinarsi a quella viva luce. Tutti i tentativi sarebbero stati vani se questo amoroso Cuore non l’avesse attirato a Sé dicendo: “Inabìssati nella mia grandezza”».
Nella visione del 2 luglio 1688 tutti gli angeli custodi si avvicinano al trono del Sacro Cuore per offrirgli i cuori che tengono in mano. Alcuni di questi si immergono e si inabissano nel Cuore di Gesù con molta foga e gioia, mentre Lui esclama: «Questo abisso d’amore è il vostro soggiorno e il vostro riposo per sempre». Sono i cuori di coloro che si adoperavano per farlo conoscere e amare.
Una delle promesse del Sacro Cuore riguarda la cosiddetta “intronizzazione” cioè esporre, mettendo al posto d’onore, il trono, l’immagine del Cuore di carne di Gesù. A questo atto lega grazie e benedizioni con lo scopo di sottrarci «all’impero di Satana e metterci sotto la dolce libertà dell’impero del suo amore» che vuole stabilire nei nostri cuori.
Gesù è venuto ad annunciare il Regno di Dio e la sua presenza in mezzo a noi. Davanti a Pilato che lo interrogava Egli proclamava solennemente: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo» (Gv 18,37).
Nella nostra società così largamente democratica e libertina parlare di regalità appare obsoleto e superato: roba da vecchie pratiche devozionali. La storia ci insegna invece che, proprio quando questo mondo cominciava ad inneggiare ad altri valori “laici”, la Chiesa ha sentito il bisogno di promuovere la consacrazione al Sacratissimo Cuore di Gesù (Leone XIII, Pio XI…) ponendolo sotto la Sua signoria. In altri termini, non si tratta più di affermare un potere temporale della Chiesa in un contesto storico evidentemente mutato (anche se la tentazione risultò
molto forte!) ma di riaffermare ciò che appartiene alla nostra fede: Gesù Cristo, con la Sua incarnazione, morte e risurrezione, si è indissolubilmente legato a questo mondo fino a dargli un indirizzo e una destinazione nuova: i cieli e la terra nuova. In questo cammino che ci separa dal compimento finale, Egli continua ad attirare i nostri cuori invitandoci alla conversione e ad accogliere la Sua misericordia. Il Suo è un invito pressante e continuo: è l’Amante che va continuamente in cerca dell’amato.
Egli non vuole condividere la Sua signoria con nessuna delle divinità a cui quotidianamente pieghiamo le nostre ginocchia. È un Dio geloso (cfr. Es 20,5). Verifica se nella tua vita altri interessi e obiettivi ti hanno allontanato dal Signore e ti sei posto sotto la signoria degli idoli di turno (il proprio “io”, il denaro, il successo…).

13 giugno
~ Cuore di Gesù, in cui sono tutti i tesori di sapienza e scienza ~
Questa invocazione riporta le parole di S. Paolo ai Colossesi (2,3) ai quali augura di giungere «a penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza». Questa espressione evoca l’immagine di un luogo dove si nasconde un tesoro; questo luogo è il Cuore di Gesù dove ci sono tutti i tesori di grazia, di cui Egli desidera farci dono: «Ti ho scelto per rivelare le meraviglie del mio Cuore».
Nella prima rivelazione (27 dicembre 1673) il Sacro Cuore svela a S. Margherita Maria che, spinto dall’ardente desiderio di essere amato dagli uomini, concepisce il progetto di manifestare «il Suo Cuore con tutti i tesori di amore, di misericordia, di grazie, di santificazione e di salvezza, che Esso conteneva» e questo affinché «tutti coloro che avessero voluto rendergli e procurargli onore e gloria, fossero arricchiti con abbondanza e profusione di quei divini tesori del Cuore di Dio, dei quali era la sorgente».
In seguito costituirà la discepola prediletta erede di questi tesori, dandole piena libertà di disporne in favore di “persone ben disposte”. E le raccomanda: «E non fare l’avara perché sono infiniti».
Nella visione del 2 luglio 1688 la S. Vergine invita le Visitandine ad arricchirsi di questo tesoro e a distribuirlo «con profusione, cercando di arricchire tutti senza timore che venga mancare, perché più esse ne attingeranno e più ne troveranno». È la famosa visione in cui viene affidato ufficialmente alla Compagnia di Gesù il mandato di far
«comprendere l’utilità e il valore» di questa devozione e alle Visitandine «il privilegio di farlo conoscere e di distribuirlo agli altri».
«O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio!» (Rm 11,33). Così esclamava S. Paolo nella Lettera ai Romani rendendosi conto che solo in Cristo vi è racchiusa tutta la potenza e la
sapienza di Dio. Essa non è irraggiungibile all’uomo perché è anche sapienza per noi che abbiamo creduto e aderito al Suo Vangelo di salvezza. Nell’epoca del pensiero liquido e delle “fake news” abbiamo bisogno di accostarci
ancora con fiducia a questa sorgente di sapienza perché solo attraverso Cristo possiamo arrivare alla piena conoscenza di Dio e del suo progetto di salvezza per il mondo.
Il credente di oggi deve tornare a bramare la sapienza e la scienza di Dio, sapendo però che non può coincidere con un insieme di nozioni. Papa Francesco in una omelia a S. Marta ha affermato che tante volte troviamo fra i nostri fedeli persone semplici che forse non hanno finito le elementari, ma che parlano delle cose meglio di un teologo, perché sono abitate dallo Spirito di Cristo. Solo il credente allora, unto dallo Spirito, attinge a questo tesoro sapendo che esso si oppone da sempre allo spirito del mondo.
Il Cuore di Cristo è un pozzo profondo di sapienza e di scienza a cui ci si può dissetare continuamente e anche a quote diverse: più immergi il tuo catino più quest’acqua si presenta fresca e dissetante. Adagiando il
nostro capo sul Suo Cuore, come il discepolo amato, vi ritroviamo un tesoro di sapienza e di scienza in grado di dare luce a tutte quelle situazioni della nostra vita e del mondo.
In questa giornata invoca il dono dello Spirito Santo perché tu non smetta mai di attingere a questo inesauribile tesoro.

14 giugno
~ Cuore di Gesù, in cui dimora tutta la pienezza della divinità ~
Questa invocazione richiama le parole di S. Paolo ai Colossesi (2,9): «È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità». Possiamo dire che racchiuda le prime quattro invocazioni litaniche, nelle quali invochiamo Gesù come “figlio del Padre”, “formato dallo Spirito”, “unito al Verbo” e quindi avente la “maestà” della SS. Trinità.
Questo Signore, questo Dio (Tommaso esclama: «Mio Signore e mio Dio!») si fa uno di noi, si fa vicino a noi e ci rende accessibile questa divinità, annulla le distanze. Si fa Uomo, con Cuore di uomo, ma un Cuore che ha profondità divine.
Il Sacro Cuore si presenta a S. Margherita come Dio, come un Dio Santo che ama e insegna la santità; un Dio puro che non sopporta la minima macchia. Per questo la riveste della veste dell’innocenza «affinché viva la vita dell’Uomo-Dio; viva cioè come non vivessi più, affinché Io possa vivere perfettamente in te». E lei sigilla questo racconto scrivendo con il suo sangue: «Tutto da Dio e niente da me, tutto di Dio e niente di me, tutto per Iddio e niente per me».
Quando si parla di Gesù e si vuole esprimere il mistero della Sua vita e della Sua persona, viene declinato spesse volte il termine “pienezza”. Anzi, egli stesso si è incarnato nella “pienezza” dei tempi (cfr. Gal 4,4) per manifestarci la “pienezza” dell’amore divino.
Siamo giunti ad un’affermazione sostanziale: il Cuore umano di Cristo è abitato dalla pienezza della divinità. Ci viene difficile immaginarlo se pensiamo al cuore in termini estremamente fisici, ma se lo pensiamo come luogo-simbolo della nostra identità e della nostra interiorità, il cuore non ha uno spazio ma si dilata nella misura in cui facciamo di esso il luogo della presenza di Dio e del suo Spirito.
Ma il cuore è anche il luogo in cui ci rendiamo presenti a noi stessi. Nel Cuore di Cristo vi abita tutta la pienezza della divinità: non c’è alcun angolo che non sia occupato dalla presenza di Dio, dalla voce del Padre e
dalla potenza dello Spirito Santo. Nei nostri cuori invece talvolta incontriamo zone d’ombra che nascondiamo a Dio e, talvolta, anche a noi stessi.
Contemplando in questo mese il Cuore di Gesù, chiediamo di poter dilatare il nostro cuore per accogliere sempre più la Sua presenza in noi in modo che ispirazioni, pensieri e decisioni siano illuminati da Lui e poter affermare ancora una volta con S. Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

15 giugno
~ Cuore di Gesù, in cui il Padre si è compiaciuto ~
Questa invocazione è strettamente biblica e si richiama alla manifestazione di Gesù nel Battesimo al Giordano e nella Trasfigurazione sul Tabor. Il Padre si compiace eternamente nel Figlio e, quando questo Figlio si fa Uomo, gli conferma il Suo compiacimento, il Suo amore anche apertamente. Il Figlio-Uomo risponde all’amore del Padre con il Suo Cuore di uomo. Questa reciprocità di amore e di piacere genera il compiacimento.
Che cos’è il compiacimento? Per capirlo ci facciamo aiutare da San Francesco di Sales che ci propone l’esempio della calamita e del ferro: «Il ferro ha una tale convenienza con la calamita che, appena ne avverte la forza, si gira verso di lei, e immediatamente comincia a muoversi e a scuotersi a piccoli strappi, manifestando così il compiacimento che prova, a seguito del quale avanza e si avvicina alla calamita, tentando in tutti i modi possibili di congiungersi ad essa». Possiamo dire che il compiacimento del cuore nella cosa amata è il primo sentimento dell’amore, è il risveglio del cuore, ciò che gli fa stendere le ali. Ma è anche ciò che lo fa riposare nella cosa amata, quando le si è unita e ne può godere. Viene allora chiamato amore di compiacenza perché c’è un amore di reciproco piacere. Anche noi possiamo partecipare di questo amore, infatti «nel Cuore del suo Figlio, il Padre abbraccia tutti coloro per i quali questo Figlio è morto e risorto. Nel Cuore di Gesù l’uomo e il mondo ritrovano il
compiacimento del Padre» (S. Giovanni Paolo II).
Ci facciamo ancora aiutare dal Dottore dell’Amore: «Lo Sposo divino viene nel suo giardino quando viene nell’anima devota, poiché, visto che prova piacere a stare con i figli degli uomini, dove potrà meglio sistemarsi se non in quella contrada dello spirito che ha fatto a propria immagine e somiglianza? In quel giardino egli stesso vi pianta la compiacenza amorosa che noi proviamo nella sua bontà e della quale ci nutriamo» e, offrendogli il frutto di questa pianta, «attiriamo il Cuore di Dio nel nostro ed egli vi versa il Suo balsamo prezioso». Si attua così la parola della Scrittura: «il Re del mio cuore mi ha condotta nelle Sue stanze» (Ct 1,4).
Il Cuore di Gesù è l’oggetto della compiacenza del Padre (cfr. Mt 3,17; Mc 1,11; Lc 3,22). Nel Giordano questa dichiarazione solenne è espressione dell’approvazione del Padre per ciò che il Figlio compie all’inizio del suo ministero: si mette in fila con i peccatori e riceve il battesimo da Giovanni Battista.
Si profila sin da subito che la volontà salvifica del Padre vuole raggiungere l’uomo nell’abisso di miseria e di peccato e ciò avviene attraverso il Cristo, il Figlio, l’Amato. Come Salvatore degli uomini egli metterà per sempre in comunicazione il cielo con la terra e il Padre si dichiara soddisfatto alla vista di colui che, come suo intermediario nella riconciliazione con l’uomo, compie il progetto di salvezza e attira su di sé lo sguardo di un Dio misericordioso. Del Cuore del Figlio, così pieno di benevolenza e totalmente unito a Dio, il Padre si compiace fino al momento supremo dell’offerta della Sua vita sulla croce.
Il Padre vuole compiacersi anche del cuore di tutti i suoi figli solo se riusciamo a vivere il servizio vicendevole nello stesso spirito con cui l’ha vissuto il Figlio suo sapendo che «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,25). Impegnati a compiere un’opera di carità a favore della comunità o dei più poveri.

16 giugno
~ Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto ~
Questa invocazione si richiama ad una precedente (Cuore di Gesù, in cui dimora tutta la pienezza della divinità) e ne è la conseguenza. È un’invocazione biblica e si riferisce a Gv 1,16: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia». Che cos’è la grazia?

– La grazia è il soccorso gratuito che Dio ci dà perché rispondiamo al suo invito di vivere da figli di Dio. Ogni giorno, ogni momento riceviamo grazia su grazia. Dice S. Francesco di Sales che «ogni istante viene carico di un invito di Dio e va a sprofondarsi nell’eternità per fissarne ciò che ne abbiamo fatto». Tutto ciò che facciamo, decidiamo, le piccole scelte di ogni momento, l’accoglienza o il rifiuto di una grazia rimane fisso per l’eternità. Dio buono continua a elargire altre grazie, ma quella persa non si recupera più.

– La grazia è una partecipazione alla vita di Dio, ci introduce nell’intimità della vita trinitaria; ci fa sperimentare l’amore di Dio, l’amore che è nel Cuore del Figlio. Prima di tutto verso il Padre celeste e poi per l’uomo: «Il Cuore di Gesù è pieno di amore, un amore infinito che non si esaurisce e da questa pienezza noi riceviamo. Occorre soltanto che si dilati la misura del nostro cuore, la disponibilità ad attingere a tale sovrabbondanza di amore» (S. Margherita Maria). Bisogna soltanto dilatare la nostra capacità seguendo l’invito che Gesù fa a Santa Caterina da Siena : «Fatti capacità e io mi farò torrente». Come? Svuotandoci del nostro egoismo e della logica umana per lasciarci travolgere dall’amore di Dio. Lui non desidera altro che riempirci di amore, riversare in noi torrenti di grazia.

«Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» (Gv 1,16), afferma l’evangelista Giovanni nel prologo. Non v’è dubbio che il Cuore di Cristo racchiuda una fonte inesauribile di grazia per chi vi attinge nella fede. Ripieno della presenza di Dio, la pienezza di Cristo straripa e comunica ai cristiani i frutti della redenzione, a cominciare dal momento in cui abbiamo ricevuto il Battesimo e tutte le volte in cui ci accostiamo agli altri sacramenti. Non v’è devozione più grande al Sacro Cuore se non comunicare continuamente a questa sorgente di grazia nei Sacramenti, a volte mal compresi, o non adeguatamente preparati a riceverli. Essi richiedono fede e
apertura del cuore perché ci comunicano la multiforme grazia di Dio e ci fanno fare un’esperienza viva della Sua presenza e del Suo amore per noi. La devozione al Sacro Cuore richiede che si rinnovi in noi il desiderio di fare comunione con Lui perché possiamo annunciare ai fratelli che «mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20).
Verificherò, allora, con quanto ardore ricevo i Sacramenti e se li accolgo nelle disposizioni giuste, perché essi portino frutto concreto nella mia vita.

17 giugno
~ Cuore di Gesù, desiderio dei colli eterni ~
Questa bellissima invocazione viene tradotta anche “desiderio delle genti”. Gesù è il desiderato delle genti, ma è anche il desiderio del mondo che è stato creato per mezzo di Lui: «Si tratta del mondo come l’insieme delle creature visibili e invisibili, e in particolare l’intera famiglia umana.
Questo mondo, malgrado il peccato, è rivolto all’amore» (S. Giovanni Paolo II). È rivolto al Cuore di Cristo dove è concentrato tutto l’amore. Il cuore dell’uomo è fatto per Lui, ha riposo soltanto in Lui; a Lui aspira in mezzo agli affanni e alle spine della vita.
Accogliamo l’invito fatto a Filotea: «Aspira spesso a Dio con slanci del cuore brevi ma ardenti; canta la sua bellezza, invoca il suo aiuto, adora la sua bontà, donagli mille volte al giorno la tua anima, fissa i tuoi occhi interiori sulla sua dolcezza, tendigli la mano come fa un bambino con il papà perché ti guidi». Così acquistiamo familiarità e intimità con il Signore.
L’autore della Filotea ci presenta un bel paragone: come coloro che si amano di amore umano pensano costantemente alla persona amata e ne parlano spesso e volentieri, così coloro che amano Dio pensano a Lui,
parlano di Lui, tendono a Lui. Tutte le creature ci invitano a questo perché «tutto ciò che esiste al mondo parla, con un linguaggio muto, del proprio amore».
I Santi, gli amici di Dio, le anime devote, ricavano sante riflessioni e aspirazioni da tutte le situazioni della vita, anche da uno sguardo alla natura, al cielo stellato, a un albero in fiore …, basta ascoltare il nostro cuore: ce ne suggerirà a volontà!
«Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 27).
Osservando il mondo, dobbiamo constatare che esso sembra essere lontano dal desiderio del Cuore di Gesù, più incline a corrispondere al peccato che alla Sua grazia. Ma se l’uomo può essere piegato dal desiderio
di successo, denaro e potere, nessuno potrà mai strappargli dal cuore il desiderio di Dio perché è sua creatura, opera delle sue mani (cfr. Sal 18,2). «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15): è la grande
promessa di Dio che risuona anche oggi verso coloro che gli hanno chiuso le porte del cuore e che non riescono a proiettare il loro desiderio al di là di questo mondo. Soltanto le esperienze di dolore e di morte possono farci
comprendere la vacuità dei nostri desideri terreni. A volte proviamo vergogna nel parlare della vita eterna e ci rifugiamo in tristi considerazioni pessimistiche.
Impegnati a far presente nella tua preghiera e nei tuoi discorsi questo desiderio della vita eterna, che solo Cristo ci ha promesso, e che già ci fa pregustare nei Sacramenti.

18 giugno
~ Cuore di Gesù, paziente e misericordioso ~
Questa invocazione riprende alla lettera il testo di Gioele (2,13): «Egli è misericordioso e benigno, lento all’ira e ricco di benevolenza».
Tutta la Sacra Scrittura esprime la misericordia di Dio, che è eterna, grande, gratuita. La storia della salvezza è piena degli interventi di Dio e della sua misericordia verso l’uomo; anzi tutta la storia della salvezza è frutto della divina misericordia. L’Incarnazione del Figlio di Dio, e la sua Passione e morte, è la massima espressione di questa misericordia che si manifesta soprattutto con il perdono dei peccati: Gesù è l’Agnello che toglie i peccati del mondo.
Il Suo Cuore è pieno di compassione per i peccatori per i quali, come dice S. Margherita Maria, «è la sorgente eterna» da cui si riversa lo «spirito di contrizione e di penitenza». Soffermiamoci un attimo a considerare l’infinita pazienza con cui Gesù ci aspetta e intanto ci offre tutti gli aiuti, le ispirazioni, i rimorsi, finché non ci decidiamo ad
accogliere questi inviti della grazia per ritornare a Lui. Davanti alla malvagità umana non si ritira, non ci respinge, anzi non sa cosa “inventare” per offrirci un’ulteriore possibilità. Ci mette sotto gli occhi il Suo Cuore trafitto come una «santa Caverna di dilezione infinita» (S.Francesco di Sales) per introdurci in questo mistero di amore e di umiltà: «Venite a me…. Troverete ristoro».
Pazienza e misericordia sono due coordinate fondamentali di tutta la storia della salvezza: «Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore» (Sal 102,8), canta il salmista.
Nella pienezza della rivelazione, Gesù ci fa conoscere più direttamente il Cuore di Dio che è paziente dinanzi al tradimento o all’indifferenza, ma è anche sempre pronto al perdono. Egli sa aspettare senza fretta il ritorno del peccatore e sa andare incontro a chi si volge a lui pentito per ristabilire quell’amicizia perduta.
Il Cuore di Cristo ha compassione, inteso biblicamente come un “commuoversi nelle viscere”, perché nulla dell’uomo gli è indifferente: il peccato, la malattia, la miseria fisica e spirituale… Nella quotidianità ci sono diverse occasioni in cui siamo invitati ad esercitare pazienza e misericordia.
Papa Francesco ci ha invitati a rimanere sempre centrati in Dio, nelle piccole e grandi contrarietà della vita: «A partire da questa fermezza interiore è possibile sopportare, sostenere le contrarietà, le vicissitudini della vita, e anche le aggressioni degli altri, le loro infedeltà e i loro difetti» (Gaudete et exultate, 112).
Se ci lasciamo facilmente sopraffare da sentimenti negativi e reazioni spropositate probabilmente siamo ancora lontani nel cammino di santità. L’indole di una persona difficilmente cambia rapidamente ma se ci impegniamo a poco a poco ad smussare alcune spigolature del nostro carattere siamo a metà dell’opera.
Per amore di Cristo, che ha esercitato tanta pazienza e misericordia nella tua vita, impegnati nel coltivare sentimenti di benevolenza e condiscendenza verso coloro che ti hanno ferito o non hanno corrisposto al bene che hai avuto per loro.

19 giugno
~ Cuore di Gesù, generoso verso coloro che ti invocano ~
Questa invocazione in latino presenta il termine “dives” che vuol dire ricco; noi invochiamo qui il Cuore di Gesù che risponde con grande generosità alle nostre suppliche. Dio è Amore e quindi il Cuore di Gesù è ricco di un amore che si dona generosamente, anzi spasima dal desiderio di donarsi. Appassionato d’amore, sente il bisogno di effonderlo per arricchirci dei suoi preziosi tesori. Ci viene incontro e ci precede col dono del Suo stesso Cuore al nostro cuore.
Le promesse, che fa alla discepola prediletta sono un’espressione di questo amore preveniente di Dio:
1. Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato;
2. Metterò la pace nelle loro famiglie;
3. Li consolerò in tutte le loro pene;
4. Sarò il loro sicuro rifugio in vita e soprattutto in morte;
5. Effonderò abbondanti benedizioni su tutte le loro imprese;
6. I peccatori troveranno nel mio cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia;
7. Le anime tiepide diventeranno ferventi;
8. Le anime ferventi si eleveranno a grande perfezione;
9. Benedirò le case in cui l’immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e venerata;
10. Darò ai sacerdoti il dono di toccare i cuori più induriti;
11. Quelli che diffonderanno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non sarà mai cancellato;
12. Prometto, nell’eccessiva misericordia del mio Cuore, che il mio amore onnipotente accorderà la grazia della penitenza finale a quanti si comunicheranno il primo venerdì di ogni mese, per nove mesi di seguito: non morranno senza ricevere i sacramenti, perché il mio divin Cuore si renderà asilo sicuro in quel momento.
Le ricchezze di cui vuole farci dono non si riducono «ad un’abbondanza di beni temporali che spesso ci impoveriscono della Sua grazia e del Suo amore, mentre proprio di questi Egli intende arricchirci» (S. Margherita Maria). Affrettiamoci allora ad attingervi, sapendo che Egli è fedele alle Sue promesse.
Paolo, lo studioso instancabile delle ricchezze del Cuore di Gesù, alla comunità di Roma scriveva che: «non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: “chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”»(Rm 10,12-13).
Siamo dinanzi ad una affermazione di grande importanza nel Nuovo Testamento: la salvezza non solo è necessaria ad ogni uomo, ma anche un bambino può comprendere cosa fare, perché “salvezza” è invocare il nome del Signore!
Quando in una notte tempestosa Gesù si avvicinò ai suoi discepoli camminando sulle acque (cfr. Mt 14,22-33; Mc 6,45-52; Gv 6,15-21), Pietro ottenne di poter fare la stessa cosa ma, improvvisamente, prese ad affondare. Non ebbe il tempo di fare una lunga preghiera ma semplicemente gridò: «Signore, salvami» e fu afferrato da Gesù.
Ogni giorno può fare con noi la stessa cosa, solo se ci fidiamo veramente di Lui.
Nelle circostanze tempestose della vita non temere di invocare il nome del Signore: alcuni lo fanno per bestemmiarlo e rifiutarlo, tu invece non cessare di lodarlo perché Egli ha promesso di non fare mancare mai ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Se rimaniamo nel Suo amore Egli non permetterà che affoghiamo nell’abisso del “non senso” e della sofferenza.
Oggi prega per tutti coloro che hanno perso la fiducia nel Signore e nel Suo amore chiedendo che faccia risplendere un raggio della Sua luce in questi cuori freddi e induriti.

20 giugno
~ Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità ~
È una delle invocazioni più belle e che ci richiama molti passi della Sacra Scrittura in cui si evoca l’immagine dell’acqua. In Giovanni (7,37- 38) Gesù stesso ci invita: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva […].
Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva» e nell’Apocalisse leggiamo che l’Agnello ci guiderà alle fonti delle acque della vita (7,17) e ce ne darà gratuitamente (21,6). La Chiesa, riassumendo tutte queste
immagini, nella liturgia, ha visto nella ferita del costato di Cristo la sorgente di questo fiume di grazie e, nella solennità del Sacro Cuore, ci fa pregare invitandoci ad attingere «con gioia alla fonte perenne della salvezza».
Come possiamo attingere, bere a questa fonte? Amando. San Colombano Abate dice: «Beve di lui chi lo ama […]. Con tutte le forze del nostro amore beviamo di Lui che è la nostra sorgente; attingiamo da Lui con tutta l’intensità del nostro cuore e gustiamo la dolcezza del Suo amore».
Dobbiamo stare attenti a non sciupare questo grande tesoro, tutte le occasioni di grazia.
Un giorno il Sacro Cuore di Gesù si mostra a S. Margherita Maria come una sorgente di acqua viva dove ci sono cinque canali che scorrono piacevolmente in cinque cuori di monache, che aveva scelto per riempirli di quella divina abbondanza. Sotto ve ne sono altri cinque che ricevono molto ma lasciano perdere, per colpa propria, questa acqua preziosa.
In un’altra apparizione Gesù stesso spiega che il Suo Cuore divino è come una sorgente feconda, una sorgente inesauribile da cui scorrono tre canali: la misericordia per i peccatori, la carità per chi si trova in necessità,
l’amore e la luce per gli amici perfetti che Egli desidera unire a sé.
Chiediamo la grazia di appartenere a questo terzo gruppo per essere uniti a Lui, vivere della Sua vita divina, «vedere solo con gli occhi di Gesù, ascoltare con i suoi orecchi, parlare con la sua lingua, amare col suo amabile Cuore» (S. Margherita Maria).
«Se tu conoscessi il dono di Dio!» (Gv 4,10). È il monito di Gesù alla Samaritana al pozzo ma è anche il monito che rivolge continuamente a noi che rispondiamo al Suo amore con freddezza e ingratitudini.
Gesù, stanco del viaggio, chiede alla donna di Sichar dell’acqua ma eleva il discorso ad un livello spirituale: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,13-14).
Il Cuore di Gesù è quella sorgente di vita e di santità che non si esaurisce mai: ha il suo punto di partenza e il suo campo di azione nel tempo ma ha il suo sbocco e la piena realizzazione nell’eternità. È la vita santità del cristiano con il Cuore di Gesù come fonte unica e perenne.
Tutte le altre sorgenti alle quali attingiamo sono “cisterne screpolate” incapaci di contenere le acque (cfr. Ger 2,23) e quindi di produrre vita. Questo tempo di “desertificazione spirituale” è sotto gli occhi di tutti. Ha il suo inizio nell’accidia in cui ci lasciamo trascinare dinanzi gli appuntamenti di preghiera e catechesi vissuti nelle comunità,
che disertiamo volentieri a favore di una spiritualità “fai-da-te” e che non ha nessun aggancio ecclesiale.
In questo mese impegnati a frequentare un incontro di ascolto della Parola o di catechesi per attingere a questa fonte di vita e santità.

21 giugno
~ Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati ~
“Propiziazione” vuol dire “espiazione”. Gesù espìa al posto nostro per i nostri peccati. Sappiamo che Lui è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini; allora perché il Cuore di Gesù viene invocato come propiziazione? Il 21 giugno 1686, venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini, giorno in cui si inaugura il culto del Sacro Cuore nel monastero di Parayle-
Monial, S. Margherita Maria scrive un biglietto a Sr Maria Maddalena Des Escures: «Mi sembra che il grande desiderio che Nostro Signore ha, di vedere il suo Sacro Cuore onorato con qualche omaggio particolare, è al fine di rinnovare nelle anime gli effetti della sua Redenzione, facendo di questo Sacro Cuore come un secondo Mediatore verso Dio per gli uomini i cui peccati si sono moltiplicati così fortemente, che occorre tutta l’estensione del Suo potere per ottenere loro la misericordia e le grazie di salvezza e di santificazione».
Manifestando sensibilmente il Suo Cuore agli uomini, questo diventa “come” un secondo mediatore, un’ulteriore “invenzione del suo amore” per ottenerci mille mezzi di salvezza. Questo Cuore divino si prendeva a carico tutti i nostri peccati e, come ricorda S. Francesco di Sales a Teotimo «disponeva, meritava, impetrava tutte le grazie […], ci preparava quegli impulsi, quelle attrattive, quelle ispirazioni con le quali attira, guida e nutre i nostri cuori per la vita
eterna!». Lasciamoci infiammare dal pensiero dei tanti benefici che «il Cuore del Salvatore ci ha meritati con tante sofferenze, soprattutto con la sua morte e Passione!».
Nell’Antico Testamento emerge a più riprese l’idea di un Dio “propizio”, cioè facile a lasciarsi placare e a perdonare (cfr. Ne 9,17). Con questo perdono misericordioso si mostra propizio verso il popolo d’Israele che a Lui ricorre riconoscendo la propria condotta peccaminosa e fraudolenta. Nella pienezza dei tempi, Gesù Cristo diventa il propiziatorio per i peccati degli uomini mediante il dono della propria vita. Per mezzo dell’amore sacrificato del Suo Cuore, sostituisce gli antichi riti di propiziazione valorizzando così il significato propiziatorio delle nostre azioni. Ma il Cuore di Cristo, in modo particolare, diventa il segno di questo amore che brucia il peccato dell’uomo perdonandolo e riconciliandolo con Dio.
La Prima Lettera di Giovanni ci ricorda che «non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4,10).
Comprendiamo che il nostro pentimento è preceduto dal Suo amore e che le nostre preghiere e le nostre azioni hanno valore espiativo solo se entriamo nella logica di questo dono assolutamente gratuito, che nessuna preghiera e nessuna azione umana può in sé stessa meritare.
Oggi ti invito a fare un’opera di penitenza o di digiuno per i peccatori più induriti perché splenda un raggio della Sua misericordia su tutti coloro che hanno chiuso il proprio cuore al Signore e che, talmente abituati alla propria cattiva condotta, non sentono il bisogno di chiedere perdono e di cambiare vita.

22 giugno
~ Cuore di Gesù, colmato di obbrobri e martoriato per tutti i nostri peccati ~
A più riprese Gesù si presenta a S. Margherita Maria coperto di ferite e lividure, sotto l’aspetto dell’Ecce Homo o del Crocifisso, lamentandosi di essere stato ridotto così dai peccatori. E aggiunge: «Mi sono abbandonato a ogni specie di amarezza per amor tuo e per guadagnare il tuo cuore». In questo “tuo” c’è ognuno di noi. San Paolo
dice “per me”. Per me, per ognuno di noi Gesù ha sofferto, si è lasciato martoriare.
Un giorno Margherita Maria è introdotta nel mistero dell’amore sofferente anche in maniera simbolica: «Il divin Cuore mi fu presentato come in un trono di fiamme […] con la piaga adorabile, era circondato da una corona di spine, che significano le trafitture che Gli infliggono i nostri peccati, e da una croce, che vuol dire che dai primi momenti della Sua Incarnazione, dall’attimo in cui questo Cuore fu formato, vi fu piantata la croce».
«L’amore regna nella sofferenza»: sono queste le parole che Gesù fa leggere alla Santa dentro il Suo Cuore, che lui chiama «il libro della vita dove è contenuta la scienza dell’amore». La scienza dell’amore è quindi capire come l’amore si nutre e si manifesta nella sofferenza.
La riparazione, di cui si parla sempre in relazione alla devozione al Sacro Cuore, è un’esigenza dell’amore. Infatti «il puro amore non può sopportare nulla di dissimile agli amanti e non dà tregua, finché non ha reso l’anima conforme al suo Diletto». All’unione si arriva soltanto mediante la conformità, che si ottiene facendogli un continuo sacrificio di tutto il proprio essere.
Che cosa vuol dire “sacrificio”? È “rendere sacro”, offrire tutto a Dio, anche le cose più naturali della vita vissute in maniera ordinata e offerte a Dio. Questo comporta di non vivere per se stessi, secondo le proprie inclinazioni e soddisfazioni, ma per Dio solo.
Durante il periodo quaresimale siamo invitati a leggere nelle profezie veterotestamentarie una prefigurazione di ciò che sarebbero stati i sentimenti e i pensieri del Cristo sofferente: «Ma io sono un verme e non un uomo, rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente. Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: “Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!”» (Sal 22,7-9).
È lo sfogo del cuore di Gesù saziato di obbrobri, amarezze, ingiurie, sarcasmi.
«L’insulto ha spezzato il mio cuore e mi sento venir meno» (Sal 69,21), afferma il salmista. Durante la passione gli scherni e gli oltraggi trafiggono il Cuore di Gesù. Il Suo è un amore rifiutato e tradito, calpestato e bestemmiato.
Possiamo avvicinarci a comprendere quali furono i sentimenti del Cuore di Cristo quando qualche volta abbiamo fatto anche noi una pallida esperienza di un amore non solo non corrisposto, ma addirittura tradito e
calpestato. Una fetta importante della spiritualità di questo mese di giugno consiste nella preghiera di riparazione che consoli il Cuore umiliato di Cristo da tutti i peccati commessi contro la vita e la dignità umana, contro i
poveri, i sacrilegi e l’indifferenza verso i sacramenti, segni tangibili del suo amore.
Impegnati oggi a dare alla tua preghiera questo tono e ad offrire le contrarietà della giornata al Cuore di Gesù consolandolo da tutti gli abomini che ogni giorno vengono commessi.

23 giugno
~ Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte ~
«Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte» (Fil 2,8). Gesù ha seguito la via dell’umiliazione e dell’obbedienza al Padre per la redenzione dell’umanità. Tutta la Sua vita terrena si è svolta nella perfetta obbedienza al disegno del Padre, facendosi obbediente anche a Maria e Giuseppe nella Sua infanzia. «Fu obbediente persino alla natura, non volendo crescere né parlare se non come gli altri bambini» afferma S.Francesco di Sales. Più tardi obbedisce anche alle autorità civili, pagando le tasse, e, quando giunge la Sua ora, accettando la condanna a morte con tutto quello che comportava: obbedendo senza opporre resistenza a coloro che lo flagellavano, lo schernivano, lo maltrattavano, lo crocifiggevano, distendendosi sulla croce e consegnandosi totalmente nelle mani degli uccisori, di cui il Padre si serviva per realizzare il suo progetto di salvezza. Infine sulla croce poteva dire in verità: «Tutto è compiuto». L’obbedienza è il frutto dell’amore: così Gesù manifestava tutto l’amore di cui il Suo Cuore era ricolmo per il Padre e per l’umanità. Nelle varie apparizioni a S. Margherita Maria il Sacro Cuore le fa conoscere il Suo amore per l’obbedienza, esige che lei sottoponga alle superiore tutte le richieste da Lui fatte e «che non faccia nulla di ciò che Io ti ordino senza il loro consenso, perché amo l’obbedienza e senza di essa nessuno può piacermi».
Gesù continua ad essere obbediente nell’Eucaristia: «Si fa obbediente ai sacerdoti, buoni o cattivi che siano; si mette nelle loro mani per morirvi misticamente e prende le forme del pane per lasciarsi immolare e sacrificare a loro piacere senza manifestare esternamente ripugnanza […] accettando anche di essere ricevuto da cuori macchiati di
peccato» (S. Margherita Maria). Su questo Modello la Santa si propone di vivere il suo voto di obbedienza e così insegna a coloro che ricorrono ai suoi consigli, invitandoli a riconoscere in tutto quello che succede la volontà di Dio e non delle creature.
L’obbedienza è uno dei tratti più controversi di questo contesto storico impregnato di diritti e di libertà. Gesù vive la sua obbedienza al Padre come espressione storica del rapporto eterno e singolare di Figlio di Dio, costantemente rivolto a lui in seno alla SS. Trinità. L’obbedienza di Gesù non è semplicemente legata alla mera esecuzione di alcuni comandi ma è espressione concreta di un rapporto che lo costituisce in quanto tale: il Figlio è in relazione diretta con
il Padre e nulla può fare al di fuori di questo rapporto perché è una cosa sola con il Padre (cfr. Gv 10,30).
Se l’Incarnazione è espressione della volontà salvifica di Dio – per questo Egli entra nel mondo – la morte è l’estrema conseguenza di un Dio che vuole “a tutti i costi” recuperare l’uomo smarrito nel suo peccato. Lo vuole Dio, lo vuole Gesù: la comunione d’amore che lo lega al Padre e allo Spirito Santo fa del Cuore umano di Cristo il più docile a questo progetto trinitario.
Quanto è docile il mio cuore al lieto annunzio del Vangelo? Quanto mi rendo disponibile a corrispondere alla Sua chiamata nel mio stato di vita? A volte formuliamo delle “riserve” che sono un vero e proprio compromesso con il mondo e che ci impediscono di crescere in un cammino di santità.
Verificale nell’esame di coscienza, nella preghiera e nella direzione spirituale con un sacerdote

24 giugno
~ Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia ~
Un pomeriggio, «appena mi misi a pregare, Egli si presentò alla mia anima, coperto di piaghe, dicendomi di guardare la ferita del suo Sacro Costato». Così racconta S. Margherita Maria, e continua: «È un abisso senza fine, fatto con una freccia senza misura, quella dell’amore». Questo squarcio, questa trafittura del cuore è simbolo dell’amore che va oltre la morte.
Contemplando quel Cuore trafitto, non possiamo fare a meno di richiamare alla nostra mente le parole di Gv 13,1: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» e 3,16 «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Nella letteratura mistica la freccia indica sempre l’attrattiva e l’esperienza d’amore tra i due innamorati. S. Francesco di Sales ne parla nel Teotimo, riferendosi a Dio che attira a sé l’anima: «Dio, per così dire, traendo continuamente delle frecce dalla faretra della sua bontà infinita, ferisce l’anima dei suoi amanti». La freccia d’amore è la forza attrattiva
dell’amore che colpisce la persona innamorata e l’attira con forza verso l’amato. «Quando l’anima vede il proprio Dio ferito d’amore per lei, ne riceve subito una ferita di ritorno: “Tu hai ferito il mio cuore”, dice l’amante celeste alla Sulamita e la Sulamita esclama: “Dite al mio diletto che io sono ferita d’amore”». È la dinamica della reciprocità dell’amore: «Niente ferisce tanto un cuore innamorato quanto vedere un altro cuore ferito d’amore per lui». Le api non feriscono mai senza rimanere, a loro volta, ferite a morte: «Vedendo il Salvatore delle nostre anime ferito d’amore per noi fino alla morte e alla morte di croce, come potremmo non essere feriti per lui?».
Il Cuore divino chiede un ricambio d’amore: «Almeno tu, amami». Vale per ognuno di noi questo invito rivolto a S. Margherita Maria.  Il venerdì santo stava per tramontare e i crocifissi, il Cristo con i due ladroni, continuavano a pendere dalla croce: «Perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne
quel sabato -, [i giudei] chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via» (Gv 19,31). L’evangelista Giovanni annota che quando giunsero a Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe «ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34). Il soldato, aprendo il costato arriva in profondità, fino all’interno del cuore di Cristo.
Questo gesto, finalizzato all’accertamento della morte di quel crocifisso, si tramuta in un mistico segno: il Cuore trafitto del Cristo è finalmente una sorgente aperta e ad essa si abbevereranno tutte le generazioni dei credenti attraverso i Sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia. Onorare il Cuore di Cristo significa prendere consapevolezza che in questi Sacramenti vi è racchiuso tutto il Suo amore redentivo: in sé stessi non avrebbero efficacia se non fossero il prolungamento di questa sorgente divina scaturita il venerdì santo.
Oggi chiedi al Signore di ravvivare nella tua vita la grazia battesimale con la quale un giorno anche tu, immerso in questa mistica sorgente, sei rinato a nuova vita e sei stato sommerso da questo flusso d’amore, che scaturisce dal Cuore di Cristo trafitto sulla croce. Da questa sorgente siamo nati alla vita divina e quindi ad essa continuiamo ad abbeverarci in tutte le circostanze della vita, per sperimentarne la sua efficacia salvifica.

25 giugno
~ Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione ~
Tutta la Sacra Scrittura è un messaggio di consolazione. Dio desidera che venga consolato il Suo popolo e che questo messaggio gli giunga al cuore: «Consolate, consolate il mio popolo, […] parlate al cuore di Gerusalemme» (Is 40,1-2). In Gesù il giusto Simeone, che aspettava la consolazione di Israele, vede realizzata la promessa. Difatti Gesù stesso
nel Vangelo (cfr. Mt 11,28-30) invita tutti coloro che sono stanchi della vita, oppressi da ogni tipo di sofferenza, ad andare al Suo Cuore per trovare ristoro, consolazione. «Entra, figlia mia, in questa aiuola deliziosa, per rianimare la tua anima illanguidita», dice un giorno il Sacro Cuore a S. Margherita Maria onorandola di una Sua visita.
È dal Cuore di Gesù squarciato, trafitto dalla lancia, che sgorgano sangue e acqua come da una fonte, sorgente di consolazione, «di ogni benedizione e di grazia».
«L’anima vi trova la sorgente delle acque vive, che la purifica e le permette di avere la vita della grazia […]. Il cuore vi trova una fornace di Amore ardente […]. L’anima vi si santifica e il cuore vi si consuma; ma siccome l’ingresso è piccolo, è necessario per entrarvi farsi piccoli e spogliarsi di tutto»: così ci istruisce la nostra maestra spirituale.
La consolazione, il conforto che noi riceviamo dal Signore è quello che Lui riceve nel Getsemani, dove gli apparve un angelo dal cielo per confortarlo (cfr. Lc 22,43). Confortare è dare forza per portare a termine la propria missione. Il Signore ci conforta, ci dà forza per soffrire, per portare la croce insieme a Lui. Anzi ai suoi migliori amici chiede una
collaborazione speciale alla Sua opera, così fa anche con la nostra Santa: «Un giorno durante la preghiera […] egli mi tenne fortemente unita a sé, dicendomi amorevolmente: “Ricevi figlia mia, la croce che ti do e che pianto nel tuo cuore, perché tu l’abbia sempre davanti agli occhi e la porti tra le braccia dei tuoi affetti […],portarla tra le braccia significa abbracciarla con amore, ogni volta che si presenta, come il pegno più prezioso d’amore che io possa darti in questa vita”».
Come l’acqua ci disseta e il cibo ci sazia, così l’amore del Signore produce delle conseguenze pratiche sulla nostra vita. Infatti, ci viene data l’opportunità di vivere sulla nostra pelle alcune dinamiche fondamentali per mezzo delle quali il Signore ci fa sperimentare i benefici della salvezza. Tra queste vi è la consolazione.
Essa dovrebbe essere associata a tutte quelle circostanze della vita in cui sperimentiamo il dolore e la tristezza. Gesù nel suo celebre discorso delle beatitudini ha proclamato «Beati coloro che sono nel pianto perché saranno consolati» (Mt 5,4). Come ci ha ricordato Papa Francesco, il mondo ci propone un altro tipo di consolazione: il divertimento, il godimento, la distrazione e lo svago e preferisce ignorare e nascondere tutte quelle situazioni dolorose della vita. Ma «la persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore, è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice. Quella persona è consolata, ma con la consolazione di Gesù e non con quella del mondo.
Così può avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smette di fuggire dalle situazioni dolorose» (Gaudete et exultate, 76). Nel Cuore di Cristo attingiamo a questa fonte di consolazione per noi e per coloro che ci stanno accanto perché l’amore vero sa farsi sollievo del corpo e dello spirito. Impegnati a portare la consolazione del Signore a qualche fratello o sorella che vive nella solitudine o sperimenta l’amarezza del dolore, per annunziare che il Signore non ci ha abbandonati ma continua a espandere il balsamo della consolazione su ogni cuore ferito.

26 giugno
~ Cuore di Gesù, nostra vita e risurrezione ~
Questa invocazione costituisce una vera e propria professione di fede: noi crediamo che Gesù è la Vita ed è venuto a donarci la vera vita attraverso la Sua Pasqua. Si tratta di credere alla Sua parola di verità: «Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25) dice a Marta; e «sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). A chi crede in Lui, Gesù assicura la vita eterna già adesso. La vittoria sulla morte si ottiene già ora facendo esperienza di fede e vivendo nella grazia di Dio (cfr. Gv 3,36 e 5,24).
L’Eucaristia, pane di vita, se ricevuta bene, ci comunica questa vita divina ed è anche pegno di risurrezione. Un giorno S. Margherita Maria, mentre si accosta alla S. Comunione, vede l’ostia splendente come un sole di cui non poteva sopportare lo splendore e, in mezzo, Nostro Signore con una corona di spine in mano. Egli gliela pone sul capo e le dice: «Prendi, figlia mia, questa corona in segno di quella che ti sarà presto data perché tu assomigli a me». Di lì a poco avrebbe ricevuto grandi occasioni di soffrire. Alla vita di gloria si arriva solo passando attraverso la partecipazione alla passione di Gesù, vissuta con amore.
Un’altra volta invece, mentre si prepara per ricevere il Sacramento, sente dentro di sé la voce di Gesù che la mette a conoscenza del cattivo trattamento ricevuto da un’anima subito dopo la Comunione e le chiede di fare riparazione, offrendo al Padre il Sacrificio della Croce e insieme offrendo se stessa. Quell’anima si era appena confessata, non era in stato di peccato ma aveva tutta la volontà di farlo. E Gesù le rivela: «La volontà incline al male è la radice di ogni corruzione e rende incapace di ricevere qualsiasi buon effetto dalla comunione».
Non è scontato che possiamo godere dei frutti del Banchetto Eucaristico se non abbiamo le dovute disposizioni.
Il binomio vita-risurrezione ci riporta immediatamente ad un celebre episodio della vita di Gesù, la morte e risurrezione di Lazzaro (cfr. Gv 11,1-46). L’amore si proietta sempre al di là dei confini temporali e spaziali di questo mondo tanto da far esclamare S. Paolo: «La carità non avrà mai fine» (1Cor 13,8).
Anche il Cuore di Gesù, nella propria vicenda terrena, dovrà fare i conti con la terribile esperienza della morte. A volte pensiamo Dio come distante e indifferente al dramma della morte che l’uomo attraversa sempre
con grande ansia e timore, ma non è così se pensiamo che Gesù di fronte alla morte dell’amico Lazzaro si commosse profondamente (cfr. Gv 11,35.38).
Egli però non è uno spettatore passivo, perché dovendo affrontare la morte sente nel Suo Cuore tutto il carico emotivo della fine della Sua vita terrena sempre più vicina: «Il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra» (Lc 22,44). Gesù a Betania proclamerà solennemente: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25-26).
Oggi ravviva la tua fede in Cristo vita e risurrezione nostra pregando per tutti i tuoi cari scomparsi. In modo particolare offri la celebrazione della S. Messa per quei defunti maggiormente dimenticati nella preghiera di suffragio, che la Chiesa innalza per tutte quelle anime che si preparano a contemplare il volto del Signore in paradiso.

27 giugno
~ Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra ~
Gesù è la nostra pace. Egli è venuto per fare la pace riconciliandoci con Dio per mezzo della croce. La pace è un effetto della riconciliazione ed è un dono del Risorto. In tutte le apparizioni dopo la Risurrezione Gesù saluta: «Pace a voi!», ma quello non è un semplice saluto, è il segno della piena vittoria sulla morte e sul peccato. Il Dio della pace è il Dio che salva.
La pace è anche frutto dell’abbandono. Quando S. Paolo dice ai Filippesi (cfr. 4,6-7) di non angustiarsi per nulla ma di esporre a Dio le proprie necessità, aggiunge che in tal modo avranno una pace che supera ogni intelligenza.
Questa esperienza di pace possiamo farla solo se accogliamo l’invito di Gesù, unico vero amico dei nostri cuori: «Venite a me…». Se andiamo da Lui, se ci mettiamo alla scuola del Suo Cuore mite ed umile, troveremo ristoro, cioè pace e riposo.
Seguiamo l’invito rivolto da S. Margherita Maria ad una persona che le chiedeva consiglio: «Fissi la sua dimora in questo amabile Cuore di Gesù. Vi troverà una pace inalterata e la forza di non commettere colpe deliberate. Getti in Lui ogni pena e amarezza perché, in questo Sacro Cuore, tutto viene mutato in dolcezza e amore». E ancora: «Se vi troverete nel turbamento e nell’inquietudine, correte a rifugiarvi nel Cuore
adorabile, abisso di pace, che nessuno potrà togliervi». Amare come ha amato Gesù è il traguardo di ogni cristiano. Eppure non si tratta solamente di uno sforzo personale, ma di attingere ancora una
volta a quella sorgente di amore per la quale per primi siamo stati rappacificati e riconciliati con noi stessi e con Dio.
L’esperienza del peccato è devastante e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: violenza gratuita, odio, vendetta, furti a danno della collettività, inquinamento dell’ambiente ecc… eppure ci ostiniamo a non sentirci responsabili e ad addossare la colpa agli altri. Abbiamo bisogno di diventare sempre più uomini e donne
pacificati e riconciliati perché nessuno di noi può dirsi di essere arrivato: basta guardarsi attorno e vedere quanta terra bruciata abbiamo fatto nei confronti dei nostri fratelli e con quanta freddezza trattiamo Dio attraverso un comportamento egoista e idolatra.
Attingere al Cuore di Cristo per ricomporre questi cuori frammentati dal peccato: è l’obiettivo del nostro primario impegno per la pace e la riconciliazione. Papa Francesco ci incoraggia ad «essere artigiani della pace, perché costruire la pace è un’arte che richiede serenità, creatività, sensibilità e destrezza» (Gaudete et exsultate, 89). Come veri “artigiani della pace”, mettiamoci alla scuola del Cuore del Maestro e interveniamo in tutte
quelle situazioni della nostra vita in cui è possibile gettare ponti verso alcuni dei nostri fratelli, ricordandoci che santità è anche seminare pace attorno a noi

28 giugno
~ Cuore di Gesù, vittima dei peccatori ~
Gesù è l’Agnello di Dio, immolato per i peccati del mondo. Su di Lui è stato caricato il peso di tutti i peccati dell’umanità. Lui innocente è stato reso vittima e ha provato «lo stesso dolore che prova l’anima in peccato, quando si presenta davanti al tribunale della Santità divina, che si appesantisce su di lei», così racconta il Sacro Cuore in un’apparizione a S. Margherita Maria, confidandole l’intensità dei dolori allora sofferti. E le chiede di offrirlo «continuamente al Padre quale vittima di amore, immolata e offerta per il peccato del mondo […] e in ringraziamento della misericordia che ha per i peccatori».
Gesù è vittima di amore e lo è per tutti. Tutti gli uomini di tutti i tempi abbiamo contribuito al giorno della Sua passione. Come dice S. Francesco di Sales a Teotimo, l’anima del Salvatore ci conosceva tutti per nome e cognome mentre offriva il Suo sangue e la Sua vita per tutti, e formulava pensieri d’amore: «O eterno Padre, prendo su di me e mi carico di tutti i peccati del povero Teotimo, soffrirò i tormenti e la morte affinché egli ne sia liberato e non perisca, ma viva. Che io muoia purché egli viva; che io sia crocifisso, purché egli sia glorificato!».
Gesù è vittima eterna. Da Risorto conserva le piaghe gloriose che mostra al Padre intercedendo continuamente per noi. Gesù cerca vittime. Non pensiamo solo ai grandi Santi che sono stati scelti per un disegno particolare di Dio, ma anche a tante persone semplici che con grande generosità offrono tutte le loro sofferenze e la loro vita in spirito di riparazione per i peccati del mondo. Fare questo è vivere veramente l’Offerta della giornata (Cuore divino di Gesù, io ti offro…) ed è un’opera grande perché unisce l’anima al Signore, la rende simile a Lui e ci rende collaboratori dell’opera della Redenzione.
Il libro dell’Apocalisse ci presenta a più riprese l’immagine di Gesù Agnello immolato. Egli si è lasciato inchiodare sulla croce trasformando l’odio di cui ne è stato vittima in amore redentivo per tutti gli uomini di tutti i tempi
divenendo così vero protagonista di questo olocausto d’amore che veniva consumato sotto gli occhi di tutti.
Significa che il Cuore di Gesù si è lasciato trafiggere dal peccato dell’uomo e ne rimarrà sempre la vittima prediletta. Ogni nostro pensiero e ogni nostra azione che si ponga contro la legge di Dio non è indifferente al Cuore di Cristo. L’amore tradito provoca pena e dolore all’amante ferito. Se Dio è onnipotente, la Sua è in particolar modo una onnipotenza d’amore: se noi mettiamo dei limiti al perdono (cfr. Mt 18,21), Egli invece non smette di perdonare e di amare. Nell’Eucaristia si rinnova l’offerta che Gesù fa di sé al Padre; è la vittima immolata che si fa nutrimento per le nostre anime, è l’Agnello il cui sangue è cosparso sugli stipiti delle porte del nostro cuore e che allontana l’angelo sterminatore. Oggi durante la celebrazione della S. Messa e nella preghiera personale chiedi al Signore che tu possa unire le tue sofferenze e i tuoi dolori a quelli Suoi, per farne strumento di grazia e di salvezza per tutti coloro che, peccando, lo offendono e rinnovano i dolori della Sua passione.

29 giugno
~ Cuore di Gesù, salvezza di coloro che sperano in Te e speranza di coloro che muoiono in Te ~
Un giorno, dopo la Santa Comunione, S. Margherita Maria sente queste parole: «Ti prometto, nell’eccesso di misericordia del mio Cuore, che il Suo amore onnipotente accorderà a tutti coloro che si comunicheranno il primo venerdì di ogni mese, per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale: essi non morranno in mia disgrazia, né senza ricevere i sacramenti ed esso si renderà loro asilo sicuro nell’ultima ora». È questa la grande promessa che Gesù fa alla Santa e dalla quale è nata la pratica dei primi venerdì.
Il Sacro Cuore si rende nostro sicuro rifugio al momento del passaggio più importante della nostra esistenza: dalla vita terrena alla vita eterna. Questo passaggio si fa dentro questo Cuore.
Se viviamo in Lui, moriamo anche in lui; perciò dobbiamo confidare e abbandonarci in Lui, nel Suo amore infinito, entrare in questa ora sapendo che Lui ci tiene per mano e ci accompagna, ci offre la Sua grazia.
Dobbiamo però deciderci a lavorare per la nostra salvezza perché, come scrive S. Margherita Maria ad una consorella, «si tratta di salvarsi o di perdersi per tutta l’eternità […], scegliere di amare Dio in eterno, in
cielo con i Santi (dopo che qui in terra, come loro, ci siamo fatti violenza, ci siamo mortificati e crocifissi) oppure permetterci di rinunciare alla loro felicità, concedendo alla natura quanto desidera».
Quando tutto va bene, possiamo sempre illuderci di non aver bisogno di nulla ma, quando giungeremo all’ora della morte, saremo messi a confronto con il mistero dell’abbandono a Dio, del saperci affidare al Padre come figli. Se per negligenza o per accondiscendenza al mondo ci priveremo di questa dinamica fondamentale della fede o la daremo per scontata, finiremo con il logorarci nelle piccole realtà di ogni giorno e di spegnere in noi il desiderio di tornare alla casa del Padre con il rischio di trovarci impreparati nell’ora della nostra ultima chiamata.
Siamo dunque invitati a guardare alla vita e alla storia come un pellegrinaggio verso il Padre riconoscendo che non si vive per la morte ma per la vita eterna.
Oggi, determinate correnti di pensiero vorrebbero spegnere questa speranza e pretendere che l’uomo trovi in sé stesso la salvezza, nelle scoperte scientifiche e tecnologiche. Gesù, al termine del lungo discorso sul pane della vita (cfr. Gv 6) vedendo l’ostilità e l’ottusità di molti che lo ascoltavano, chiede ai suoi discepoli se vogliono pure loro abbandonarlo. Pietro prendendo la parola dirà: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).
Non vuol dire che lui abbia capito tutto ma che ci affidiamo a Lui: vorremmo sapere altre cose, vederci ancora più chiaramente, ma ci basta capire che è necessario affidarci e fidarci di Lui.
Anche tu oggi, nella preghiera, coltiva questo abbandono fiducioso nel Suo Cuore che è meta e riposo del Suo popolo in cammino.

 

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