Dal 1° settembre al 4 ottobre un cammino per la cura della casa comune, la pace e la fraternità. Don Rosario Raciti: «Siamo custodi e non possediamo il Creato»»

Con il mese di settembre torna il Tempo del Creato, che dal 1° settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, accompagnerà le comunità fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. Un tempo che la Chiesa propone non come un ulteriore appuntamento da aggiungere alle attività pastorali, ma come un’occasione per fermarsi, pregare e lasciarsi interrogare sul modo in cui abitiamo e custodiamo la casa comune.
A rivolgere l’invito alle comunità è don Rosario Raciti, direttore diocesano dell’Ufficio per la Pastorale dei Problemi Sociali, Lavoro, Giustizia, Pace e Ambiente, che richiama il messaggio del Santo Padre Leone XIV per la Giornata di quest’anno, ispirato alle parole del profeta Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci» (Is 2,4).

«Se c’è pace nel nostro mondo, se c’è pace nelle nostre comunità, possiamo vivere nella pace con il Creato», sottolinea don Raciti. «Creato che ha bisogno di essere custodito, che ha bisogno di essere salvaguardato». Un invito che assume un significato particolare in un tempo segnato da guerre, povertà, disuguaglianze e dalle ferite inflitte all’ambiente.
«Noi siamo i custodi e non possediamo il Creato, ma siamo custodi di questo immenso dono che il Signore ci offre ogni giorno», ricorda il direttore dell’Ufficio diocesano. Una consapevolezza che chiama in causa la responsabilità personale e comunitaria e invita a riscoprire il valore del creato come dono da accogliere, rispettare e custodire.
Il Tempo del Creato può diventare così «un tempo di comunione, un tempo di preghiera, questo tempo di riflessione», nel quale le comunità sono chiamate a interrogarsi concretamente su ciò che possono fare per custodire il dono ricevuto.
Per questo l’invito alle parrocchie e alle comunità religiose è quello di trovare, dal 1° settembre al 4 ottobre, uno spazio, anche semplice, dedicato alla preghiera e alla riflessione sul creato.
La preghiera potrà essere rivolta in particolare per la pace e per i popoli che vivono la guerra, per i poveri e per quanti sono costretti a lasciare la propria terra, per le persone che subiscono maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici, per chi lavora la terra e custodisce il territorio e per quanti hanno responsabilità nelle scelte politiche ed economiche.

Ma anche per una conversione personale, affinché ciascuno possa interrogarsi sui propri stili di vita e vincere l’indifferenza.
Il cammino del Tempo del Creato si concluderà il 4 ottobre, memoria liturgica di San Francesco d’Assisi, testimone di uno sguardo sul creato fondato sulla gratitudine e sulla fraternità, lontano dalla logica del possesso.
«Allora viviamo questo tempo di comunione, questo tempo di preghiera, questo tempo di riflessione proprio partendo dalle nostre comunità», conclude don Raciti, indicando nella dimensione comunitaria il punto di partenza per una concreta responsabilità verso il creato. «Cosa possiamo fare per custodire questo immenso dono che il Signore ci ha offerto».
Un cammino affidato all’intercessione della Vergine Maria e di San Francesco d’Assisi, perché le comunità cristiane possano diventare sempre più artigiane di pace e custodi della vita.

