CESi / La voce dei Vescovi di Sicilia: solidarietà a Mons. Corrado Lorefice

24 febbraio 2026

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Mediterraneo: il grido di umanità della Chiesa dell’Isola



Il testo è una nota ufficiale di solidarietà, espressa dai Vescovi di Sicilia a sostegno di Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo e firmata a nome del presidente della CESi mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale.

Il documento difende fermamente le parole del prelato sulle tragedie dei migranti nel Mediterraneo, ribadendo che la tutela della dignità umana è parte integrante dell’annuncio del Vangelo. I vescovi condannano gli attacchi verbali ricevuti da Lorefice, definendoli segnali di un’allarmante perdita di umanità e confermando l’impegno della Chiesa contro l’indifferenza e la propaganda.



+ Antonino Raspanti

Vescovo di Acireale

Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana

PALERMO / Raccogliendo e interpretando i sentimenti manifestati dai confratelli vescovi di Sicilia, esprimo piena e convinta solidarietà al confratello, monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e delegato dei Vescovi di Sicilia per le migrazioni, raggiunto da attacchi verbali e insulti a motivo delle sue recenti parole, cariche di sofferenza, per le vittime del Canale di Sicilia e per le “martoriate acque del Mare Nostro”. Da custode del Vangelo mons. Lorefice ha difeso il valore dell’umanità in quanto tale, la dignità di ogni persona umana, con i suoi fondamentali diritti, per altro sanciti e riconosciuti dagli organismi internazionali.

Che non sia possibile scindere l’annuncio del Vangelo dalla difesa della dignità umana non è l’opinione isolata di un uomo, ma il cuore stesso dell’annuncio di Cristo. Il pensiero espresso da mons. Lorefice è, in verità, il pensiero della Chiesa tutta. Sulla scia dell’insegnamento di Papa Francesco a partire dalla sua visita a Lampedusa nel 2013 e in attesa dell’arrivo di Papa Leone XIV, ribadiamo che la domanda “Dov’è il tuo fratello?” interpella ogni credente, ma anche ogni uomo. La sofferenza e il lutto che l’arcivescovo ha richiamato sono forse di una parte sociale, politica, razziale o entrano nel cuore di ognuno di noi e lo feriscono? E se noi vescovi non li portiamo all’attenzione di tutti, abbiamo difeso l’uomo, il povero, l’indifeso?

Se restassimo indifferenti davanti a tragedie e stragi come quelle richiamate da don Corrado, se ignorassimo che il silenzio e l’indifferenza di molti significa acquiescenza fino alla complicità, avremmo ascoltato la nostra coscienza o l’avremmo messa a tacere? Possiamo ignorare, per altro, che molti legislatori vogliono contenere e abbandonare piuttosto che soccorrere, accogliere e predisporre condizioni umane per chi è uomo e donna come noi? Quale crimine avrebbe commesso don Corrado dicendo che “È l’umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo”? È riprovevole “Sognare insieme […] un mondo senza guerra e senza sopraffazione; un mondo senza armi e dove non valga la legge del più forte; […] un mondo dove il colore della pelle sia come un arcobaleno e i migranti vengano accolti con calore, come persone umane, come fratelli”?

Per questo ritengo del tutto ingiusti e lontani non solo dallo spirito cristiano, ma anche da un senso di umanità, oltre che incompatibili con uno stile di rispetto delle opinioni, gli attacchi e gli insulti rivolti all’Arcivescovo di Palermo. Mi sembra un campanello di allarme che si reagisca con aggressività dinanzi a un richiamo al senso di umanità, alla fraternità e alla libertà. È proprio vero che ogni corpo restituito dal mare è una “chiara denuncia” contro la propaganda che calpesta l’umanità.

Rinnoviamo il nostro impegno di vescovi a non far cadere nel silenzio il grido di chi cerca vita, pace e libertà. Facciamo appello alla buona volontà degli uomini di questa terra perché già da qui, da noi, oggi, possa ristabilirsi quel clima di fraternità e amicizia che, solo, può far sì che la giustizia abiti questo nostro mondo.

 

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24 Febbraio 2026
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