MONS. SCIACCA NEL CENTENARIO DELLA MORTE DI MONS. SALVATORE BELLA

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INTRODUZIONE DI S.E.R. MONS. GIUSEPPE SCIACCA AL CONVEGNO NEL CENTENARIO DELLA MORTE DI MONS. SALVATORE BELLA

PARROCCHIA MATRICE, ACICATENA, 6 AGOSTO 2022

Alcuni nomi – vale a dire alcune persone – per una serie variegata e complessa di circostanze, di interferenze, di vicende, finiscono col fuoriuscire dalla precisa perimetrazione biografica ed esistenziale che essi – come del resto tutti noi – son chiamati ad occupare e assurgono, come dilatandosi in modo proteiforme e sovente anche fuorviante, a valore simbolico, iconico, diventando formule retoriche, miti, etc.

Se io dico, ad esempio, Giuseppe Garibaldi, evoco un insieme di elementi, di caratteristiche, di sentimenti, pure di idee, che vanno bel al di là e al di sopra della figura dell’uomo d’armi e di avventura che egli fu, penso infatti al “Risorgimento italiano”, “all’Impresa dei Mille” – che detto tra parentesi, fu militarmente possibile e vincente grazie allo spregevole e cialtronesco comportamento, anzi tradimento, di alcuni generali borbonici, all’astuzia di un Cavour, all’ingenuo, sprovveduto candore del giovane e immaturo Re Francesco II, o al radicalismo di un Crispi, del quale – assurto nell’Italia Sabauda a ruoli politicamente rilevanti – Benedetto Croce, non certo sospetto di simpatie filo borboniche, poté dire: “Crispi fece più rumore che danno”.

Ma usciamo subito fuori di metafora.

Qualcosa del genere è avvenutomutatis mutandis e congrua congruis conferendo – nella nostra Acicatena e in quello che fu il suo intimo e raccolto scenario e la sua consapevole autorappresentazione, soprattutto attraverso una tradizione orale – per Mons. Salvatore Bella.

La mia età e l’aver vissuto – non senza intensità di fantasia i miei fanciulleschi anni sotto queste volte – mi ha consentito di raccogliere dalla viva voce, non tanto di chi lo conobbe ma, e soprattutto, di chi conobbe e frequentò persone che lo avevano ben conosciuto e frequentato (penso al caro sacrista Carmelo Barbagallo e al suo rapporto con il Can. De Gaetano, spentosi ultranovantenne nel 1961) un insieme di memorie, forse trasfigurate, che lo riguardavano.

Per l’Acicatena – che ormai non esiste più, come non esiste l’antica, nobile, accogliente, sacrestia della Matrice; come non esiste il dirimpettaio Palazzo Rossi, la cui biblioteca il giovane chierico Salvatore Bella frequentò; come non esiste quel Piano Umberto che aveva l’Etna quale maestoso e pur familiarissimo e rassicurante sfondo … dicevo per questa Acicatena che lo aveva avuto Prevosto-Parroco dal 1899 (alla morte dello zio don Giuseppe), al 1909, allorquando fu promosso Vescovo di Foggia – per questa Acicatena che ancora in sul finire degli anni ‘ 60 era per così dire rappresentata e civicamente legittimata dalla sua Parrocchia Matrice, Mons. Bella fu un mito!

E un mito spesso rimane qualcosa di indeterminato, di vago, di impreciso, anche se in genere si fa salvo il nucleo essenziale della figura, della persona mitizzata.

  • Bella storico di Acicatena;
  • Bella efficace Oratore sacro;
  • Bella interprete, qui e poi a Foggia, delle istanze del cattolicesimo sociale, propugnate da Papa Leone XIII (penso alle Cassa Rurale qui in paese che gli valse un affronto fisico di un maggiorente locale, tal don Annibale Tropea);
  • Bella apologeta della religione e poligrafo: ecco la sua storia della letteratura, ecco il suo confronto, da teologo tomista, con le scienze e la cultura positivista; ecco i tanti panegirici;
  • Bella appassionato e tenero cantore di Maria SS.ma.

Bene: su questi punti che ho appena sfiorato interverranno i Relatori, determinando e precisando con i loro interventi, contenuti e confini del mito di Mons. Bella: Mons. Giovanni Mammino ci intratterrà sull’aspetto pastorale; Mario Urso, lettore onnivoro e capace di ricerche accuratissime e originali, ci dirà del suo impegno e pensiero sociale; il Prevosto Carmelo Sciuto ci parlerà della devozione mariana.

Fu un mito Mons. Bella, e a buon diritto.

Probabilmente Egli – intellettualmente parlando – era sproporzionato per eccesso ai modesti confini del paese e della Parrocchia che pur con sapienza e zelo pastorale servì; donde – se naturalissima fu – considerata la sua indiscussa superiorità – la successione allo zio nell’ufficio di Prevosto, travagliatissima risultò invece la successione a Bella: fu chiamato infine a reggere la Parrocchia Collegiata Matrice – dopo polemiche, ricorsi, esposti – un canonico assai più vecchio di Lui, quel Vincenzo De Prima che era stato, al collegio filippino San Michele, istitutore del Vescovo filippino Arista che lo nominò …,  per cui alla fine la Santa sede stancamente scrisse: “per la pace e l’armonia di codesto Capitolo si proceda alla nomina del Canonico De Prima”. Ma da tale nomina (1909/10) iniziò un decennio e oltre di acerrime lotte che portarono infine alla erezione nel 1921 ad opera del Bella, già Vescovo di Acireale, di ben 42 Parrocchie autonome in Diocesi, tra cui le due di San Giacomo e della Consolazione, staccatesi finalmente dalla Matrice.

Lotte tra il Canonico De Gaetano, collaboratore del Prevosto Bella in Matrice e suo possibile successore, e il Prevosto De Prima affiancato dal Canonico Barbagallo, allorquando, partito il Bella per Foggia, il De Gaetano fu imprudentemente inviato, quale Cappellano sacramentale a San Giacomo, ancora filiale della Matrice e di cui rivendicava, per fas et per nefas, l’autonomia.

Intellettualmente sproporzionato per eccesso, si diceva  – ed egli non poteva non esserne consapevole, ma ancora più consapevoli ne erano gli altri che auspicavano una sua promozione e quindi un allontanamento dal paese  – la proporzione si ricompone sul piano del cuore: il suo cuore di uomo e di sacerdote  educato –  come egli stesso scrive –  agli altari di Maria,  innamorato della sua celeste patrona, Maria SS.ma della Catena, il cui culto potenziò in maniera straordinaria e tale che esso (il culto alla Madonna) –  malgrado alterne e non sempre felici vicende – giunga fino ad oggi e sia affidato alle cure e allo zelo intelligente non solo di chi è chiamato a reggere la Parrocchia, bensì di tutti i cittadini e i cristiani di Acicatena, che vedono in Maria quel che il Concilio Vaticano II insegna:  “Immagine e inizio della Chiesa e modello singolarissimo per tutti i credenti in Cristo” (Lumen Gentium, 65), ma vedono pure nella Vergine Santissima – come peraltro scolpito nel nome del proprio paese – l’elemento più alto, più nobile, più bello della propria identità civica e religiosa.

Da non disperdere, come, ahimè e irrimediabilmente, si è perso il centro storico di Acicatena, e con esso – temo – un po’ (o non poco) della sua anima dignitosa e antica.

+Mons. Giuseppe Sciacca

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