UNA FAMIGLIA SIRIANA ACCOLTA A SANTA VENERINA

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LA COMUNITA’ GIOVANNI XXIII IN COLLABORAZIONE CON LA DIOCESI ATTIVA IL PROGETTO DEI CORRIDOI UMANITARI

Lunedì 29 novembre 2021, in serata, il territorio di Santa Venerina accoglierà una famiglia siriana, fuggita dal Libano a motivo della guerra civile ancora in corso. Le Comunità Parrocchiali di Santa Venerina, l’Azione Cattolica, la Caritas diocesana e l’Ufficio Pastorale Migrantes, l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, in collaborazione con il comune di Santa Venerina, attraverso contatti diretti con il Paese interessato, hanno attivato il progetto “Apertura di corridoi umanitari”.

Da alcuni volontari, che promuovono e coordinano gli interventi internazionali e facenti parte di “Operazione Colomba“, Corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII,  è arrivata la proposta dei corridoi umanitari, che hanno preso il via in Italia a seguito di un Protocollo d’intesa firmato dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, dalla Tavola Valdese dal Governo italiano e sostenuto dalla CEI. Tanti sono i  “gruppi di accoglienza” presenti in Italia e  le reti volontarie che scelgono gratuitamente di farsi carico dell’arrivo e della permanenza di queste persone nelle città italiane.

I corridoi umanitari sono un programma sicuro e legale di trasferimento e integrazione in Italia rivolto ai migranti in condizione di particolare vulnerabilità. Nel nostro caso si tratta di migranti provenienti da campi profughi della Siria in Libano che verranno a Santa Venerina, luogo in cui anche il Consiglio Comunale ha appoggiato di svolgere il progetto. Si intende dare ospitalità ad una famiglia di origine siriana, che è stata costretta a lasciare il proprio Paese a causa della guerra. Non avendo ancora la possibilità di rientrare nella propria nazione, visto il perdurare della guerra, tale famiglia composta da padre, madre e quattro figli, che adesso vive in una situazione di estrema precarietà nel campo profughi a nord del Libano, sarà accolta in Europa per costruire una nuova vita in sicurezza.

Il nucleo familiare siriano, essendo in possesso di un visto di ingresso concesso dallo Stato italiano per motivi umanitari, raggiungerà il territorio italiano attraverso un viaggio aereo. In questo modo, una volta arrivato, sarà facilitato nel fare domanda di asilo.

Il progetto, che ha una durata di circa due anni, prevede dunque una migrazione tutelata e regolare a Santa Venerina e  l’accompagnamento della famiglia alla piena autonomia. Questa famiglia sarà sostenuta nella conoscenza del territorio, nel percorso scolastico e nell’inserimento socio-lavorativo, con particolare attenzione ai bisogni di tutti i componenti, mettendo loro a disposizione anche una casa.

“Siamo pronti ad iniziaredichiara Marco Lovato, responsabile della Comunità Giovanni XXIII – questo cammino con loro. Li aspettiamo, certi che ci saranno tante fatiche. Abbiamo il desiderio di vedere questa famiglia crescere in una vita di concordia e serenità”. Conclude Lovato lanciando un appello: “Abbiamo bisogno di tante persone e tante mani per realizzare questo progetto di pace”.

La diocesi di Acireale, che ha preso a cuore questo percorso, finanzierà con una borsa-lavoro  uno dei membri della famiglia, così che possa operare nella cooperativa “Rò la Formichina”. È importante sottolineare che a livello statale ed europeo non sono previsti fondi o finanziamenti per le accoglienze.

“Per la comunità è un’occasione di crescita”, – afferma don Santo Leonardi, vicario foraneo del terzo vicariato della diocesi, dove ricade il territorio di Santa Venerina; “Ringrazio particolarmente don Giovanni Marino, parroco delle comunità di Santa Venera e Sacro Cuore, – continua don Leonardi –  che ha condiviso con il paese di Santa Venerina questo modello di solidarietà. E’ impegnativo oggi dare accoglienza ad una famiglia proveniente da un territorio martoriato, ma questa è un’opportunità importante perché siamo invitati a fare spazio autentico all’altro nella sua dignità e preziosità per sentirci tutti famiglia umana”.

 

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