PERCHE’ IL DESERTO TORNI A FIORIRE CAMMINO VERSO LA RESURREZIONE

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Riflessioni di don Vittorio Rocca

Si conclude qui il cammino fatto insieme nel deserto quaresimale. Spero che le mie piccole riflessioni possano aver aiutato la “traversata”. Ringrazio di cuore le amiche e gli amici che hanno voluto condividerle e arricchirle con il loro apporto che ho sempre gradito. Auguro a tutti e a ciascuno che il proprio deserto fiorisca!


MERCOLEDÌ SANTO: SI OFFRÌ LIBERAMENTE – 31 marzo 2021

La fedeltà quotidiana al Padre ha condotto Gesù passo dopo passo sino all’ora della Passione. L’ha introdotto nella sofferenza e, attraverso la sofferenza, nella fiducia totale, nell’abbandono nelle mani di Dio.
Gesù non si è tirato indietro. Ha accettato l’insulto, è rimasto solo. Gli amici lo hanno tradito, rinnegato, abbandonato. Condannato ingiustamente. Come bevanda per dissetarlo, gli hanno dato aceto (avete mai provato a berlo??). Tuttavia, nel fondo della sua sofferenza, egli sa che il Signore è con lui. Si è offerto liberamente alla sua Passione, rendendo grazie.
Avendo seguito il cammino tracciato dalla Parola del Signore, Gesù può istruire e confortare anche noi, invitandoci a ascoltare a nostra volta questa Parola.

Nella notte triste del tradimento il Signore muore.
Nel pane della Cena sempre vivo resterà!


MARTEDÌ SANTO: UNO DI NOI LO HA TRADITO – 30 marzo 2021

Cristo ha offerto la propria luce a coloro che l’avvicinavano. Anche quando le tenebre invadono la terra, anche quando molti l’abbandonano, la vittoria di Pasqua rimane luce nella notte. Per la sua sola forza, nonostante ogni tradimento, continua a brillare per tutti. Capita anche che questa luce venga accolta da coloro che sono lontani e rifiutata da coloro che sono vicini. Uno di noi, infatti, lo ha tradito.
I discepoli hanno seguito Gesù con entusiasmo. Ma hanno pure avuto tante esitazioni. Giuda rimarrà accecato dalle tenebre del mondo, Pietro dalla sua irruenza temeraria. Anche la colpa, però, può essere vantaggiosa per chi non si scoraggia e il pentimento può guidare ad una svolta, ad una risposta d’amore. Dovremmo pregare per coloro che hanno rinnegato e tradito. Occorre tempo per entrare nella profondità dell’amore di Dio e per dare una risposta vera, autentica.

Gesù è rinnegato e tradito dai suoi…ancora oggi?
Non temere: nella tua debolezza si rivela la forza di Dio.


LUNEDÌ SANTO: L’AMORE VALE DIECI VOLTE DI PIÙ – 29 marzo 2021

Maria di Betania, sorella di Marta e Lazzaro, versa il profumo sui piedi di Gesù. Maria, senza saperlo, comincia un’azione che concluderà il mattino di Pasqua. Col suo gesto di amicizia esprime la gratuità totale della fede. È grande il mistero della fede.
Giuda, il traditore dell’Amico, si dimostra incapace di penetrare il significato del gesto. Afferma di vederci soltanto uno spreco a danno dei poveri. “Lasciala fare, perché conservi il profumo per il giorno della mia sepoltura”. In realtà, sta già per tradire Gesù per trenta denari e si lamenta che con quel profumo se ne potevano guadagnare trecento…Giuda, non hai capito che l’amore vale almeno 10 volte di più del tradimento? Tu non riesci a capire che per amore si possa dare la vita.
Per entrare davvero in questa Settimana, sante tra tutte le settimane, occorre, cari amici, che apriamo la nostra anima alla follia della gratuità.

L’amore vale dieci volte di più del tradimento. Ci stai?
Maria ha un amore “folle” per Gesù. Ci stai?


DOMENICA DELLE PALME: AD ALI APERTE – 28 marzo 2021

Il racconto della Passione, che quest’anno ascoltiamo dal Vangelo secondo Marco, ci ripropone Gesù come il Servo sofferente. Lui, l’uomo macerato, sfigurato, che non si è mai fermato perché spinto dall’Amore. Non si è fermato, non si è ritirato.
In una sua commovente poesia, un poeta francese, Didier Rimaud, immagina un dialogo tra noi e Gesù e così scrive:
– Non te ne andare giù nel giardino, Gesù mio Signore, non te ne andare giù nel giardino prima dell’alba!
– Se non me ne vado giù nel giardino a notte fonda, chi vi guiderà fino alle stelle del paradiso? Sì, me ne andrò giù nel giardino a notte fonda.
– Non farti legare le mani, Gesù mio Signore, non farti legare quelle tue mani senza aprir bocca!
– Se non mi faccio legare le mani come un bandito, chi distruggerà sbarre e prigioni di cui soffrite? Sì, mi farò legare le mani come un bandito.
– Non ti distendere su quella croce, Gesù mio Signore, non ti distendere su quella croce fino a morire!
– Se non mi stendo su quella croce ad ali aperte, chi vi salverà da questo inferno a cui correte? Sì, starò steso su quella croce ad ali aperte.
Ora sappiamo che cosa spingeva i suoi passi, una passione. Estrema. Per il Padre che voleva mostrare nel suo volto più vero, il volto della misericordia. Per noi, perché fosse ricreata la nostra umanità. Che si era come intristita, inaridita, rinsecchita. Ecco è qui il cuore del racconto, del grande racconto della Passione.
Seguendo i passi di Gesù, in questa settimana santa, contempleremo, ancora una volta stupiti, fin dove mai lo spinse l’Amore. La compassione di Dio è scesa in una culla di legno a Natale per poi salire in una croce di legno per inchiodare il male e spalancarci il cielo.

Gesù ci mostra il vero volto della misericordia. Come?
Sulla croce ad ali aperte. Vuoi “volare” con Lui?


MORTO PER TUTTI – sabato 27 marzo 2021

“E’ meglio che muoia un solo uomo…” (Giovanni 11,45)

Siamo sulla soglia della Settimana Santa. All’orizzonte la croce. Non è assolutamente possibile che la croce di Cristo sia il fallimento di Dio! Che la divisione della Chiesa in chiese separate sia il segno del fallimento del messaggio di Cristo! Abbiamo il dovere di portare i peccati degli uomini e della Chiesa come una croce, senza mai dimenticare la volontà divina di purificare e riunificare.
La divisione è una delle forme più diffuse e più perverse del peccato del mondo. Gesù, con la sua morte e resurrezione, ha realizzato l’unità. È morto per tutti perché tutti ridiventino uno. Guardando insieme alla croce pasquale, impegniamoci a nostra volta a radunare e riunire chi è disperso.
Morendo per tutti, Gesù è il Salvatore di tutti e di ognuno. Tutti e ognuno nella pace del Suo amore.

Qual è la tua speranza?
Lavori per riunire o per dividere?


L’UOMO DELLA CROCE – venerdì 26 marzo 2021

“Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: io ho detto: Voi siete dèi? Se chiama dèi coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata), come mai dite voi a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: Son Figliuolo di Dio?” (Giovanni 10, 34-36).

“Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che morendo hai dato la vita al mondo, per il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue liberami da ogni colpa e da ogni male e che non sia mai separato da te”: così preghiamo, sottovoce, noi sacerdoti prima della Comunione. Gesù è l’Uomo della croce, Figlio e Fratello, con cui ci comunichiamo nella santa Eucarestia. Gesù ha dato la propria vita, il pane, la luce, la salute. Ha insegnato che Dio ci ama, che è nostro Padre. Nelle opere di Gesù scopriamo il Padre, che è veramente presente in Lui. Dobbiamo abituarci a scoprire negli altri lo sguardo di Dio, le mani di Dio.
Gesù però è stato accusato – nel vangelo odierno – di essersi fatto Dio. Il peccato dei Giudei consiste nell’aver rifiutato di riconoscere l’Essere divino che promanava dai fatti, dai gesti e dalle parole di Gesù. Non basta pretenderlo, bisogna esserlo, reamente.
Gesù, Uomo della croce, noi speriamo in te!

Gesù non si vendica di chi lo accusa…sei convinto/a che la vendetta non è mai la scelta giusta?
Il nostro peccato qual è? Forse nel pretendere di essere cristiani senza esserlo realmente?


ANCH’IO PREZIOSO AGLI OCCHI DI DIO – giovedì 25 marzo 2021

“Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Luca 1,30)

Tutto è grazia. La completa riuscita di una cosa non dipende soltanto da me, dal mio impegno o dalla mia furbizia…Fosse per me, accumulerei errori e peccati…Questa è la verità. Dio è sempre con noi, anche quando noi non siamo con Lui. La festa di oggi, l’Annunciazione del Signore, questo ci ricorda: Lui è irrevocabilmente solidale con noi. Così vuole il suo amore gratuito, così vuole il cuore di Dio. Siamo preziosi ai suoi occhi!
È una giovane donna tutto questo l’ha compreso e vissuto meravigliosamente, in pienezza. Maria dice di “si” per prima al sogno di Dio per l’umanità. Lo Spirito può abitare la nostra carne. L’Amore può germinare. La vita divina si diffonde.
Anche a me, oggi, sono rivolte le parole dell’angelo: “Non temere…Hai trovato grazia agli occhi dell’Altissimo”. Anch’io sono prezioso ai suoi occhi, nonostante le mie debolezze. Le mie paure sono specchio della mia poca fede e della resistenza a compiere la sua volontà. Ma, fiducioso, anch’io voglio dire: “Eccomi!”.

Sei prezioso ai suoi occhi…vivi di questo?
Eccomi…pronto/a a viverlo?


PAROLA CHE SCONFIGGE LA MORTE – mercoledì 24 marzo 2021 

“Se uno osserva la mia parola non vedrà mai la morte” (Giovanni 8,51)
I martiri, come san Sebastiano, Oscar Romero (e tutti i missionari martiri di cui oggi ricorre la Giornata) sono uomini liberi: non si lasciano né convincere, né intimidire. Il battesimo che abbiamo ricevuto in dono dovremmo viverlo con questa certezza: no agli idoli di questo mondo; si al Figlio di Dio. La festa di Pasqua ormai vicina ci deve trovare pronti a ratificare nuovamente tale scelta.
È urgente che ci convertiamo, altrimenti noi faremo morire nuovamente Gesù e moriremo a nostra volta. Siamo figli di Dio soltanto se ne ascoltiamo la Parola e la mettiamo in pratica, nella fedeltà al suo inviato, Gesù Cristo. Il Padre ci dà non uno spirito da schiavi ma uno spirito da figli per servirlo nella gioia.

Che cosa ti impedisce di ascoltare e di accogliere la parola di Gesù?
Ti stai preparando a rinnovare le scelte battesimali?


LE BRACCIA STESE TRA IL CIELO E LA TERRA – martedì 23 marzo 2021

“Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo allora saprete che Io sono e non faccio nulla da me stesso ma come mi ha insegnato il Padre io parlo” (Giovanni 8, 28)

 “Prima di stendere le braccia fra il cielo e la terra, in segno di perenne alleanza, egli volle celebrare la Pasqua con i suoi discepoli” (Preghiera eucaristica della Riconciliazione I).
In molte culture il serpente è simbolo del desiderio smodato: il suo morso è come quello del desiderio. La persona che, nella fede, rivolge il suo desiderio a Colui che ha crocifisso la propria volontà per fare la volontà del Padre, verrà liberato da questo morso.
Oggi voglio pregare per tutti quelli che cercano il Signore affinché lo trovino. Per coloro che sono prigionieri di questo mondo, affinché trovino la luce che viene dall’alto. Per coloro che non riescono a liberarsi dei loro peccati, affinché non perdano mai la speranza nella misericordia divina. Questi giorni sono preziosi per confessare ciò che siamo. Gesù ha affrontato la croce affinché, nelle profondità dei nostri desideri, fossimo ormai attratti unicamente dal Padre. Quando alziamo gli occhi al Cristo in croce, Dio ci salva. L’Agnello di Dio, innalzato da terra, ci attira e ci conduce al Padre.

Come liberarsi dal morso del desiderio?
Sei convinto/a che non c’è situazione disperata da cui puoi essere liberato/a?


NEANCH’IO TI CONDANNO – lunedì 22 marzo 2021

“Donna, nessuno ti ha condannata?”. “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanche io ti condanno” (Giovanni 8,11).

Ogni peccato ha una sua logica interna. Di per sé è sempre apportatore di morte. Riconoscere il nostro peccato è decisivo per respingerlo e affidarci a Colui che vuole salvarci.
Ogni peccato è una sorta di adulterio, perché è infedeltà a un Dio che ci ama immensamente e ha dato tutto per noi. Il nostro peccato ci rende simili all’adultera del vangelo odierno. Gesù però non ci condanna. Però non è assolutamente complice del nostro peccato. Ci invita infatti a liberarcene per ritornare a lui, Sposo che ci aspetta fedelmente.
Oggi, con la donna perdonata da Gesù, confessiamo il nostro peccato. Egli non ci condanna, ma ci invita a riconoscere il nostro peccato e ad accogliere la salvezza. Egli è la mano tesa per me peccatore. In lui riconosco la luce del mondo che illumina la mia vita. Il suo silenzioso sguardo d’amore vale più di mille doni. L’umile gesto di riconciliazione è già anticipo di paradiso in terra. Il suo perdono è nuova creazione!

Hai mai pensato che ogni peccato è un adulterio?
Il perdono è ritornare allo Sposo. Ne sei convinto/a?


IL SEME CHE PORTA FRUTTO – domenica 21 marzo 2021

“In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Giovanni 12, 24)

La parabola del chicco di grano caduto in terra – in questa quinta tappa del percorso quaresimale – ci propone la parabola dell’ora di Gesù che tra pochi rivivremo: per tre giorni caduto nella terra, nell’invisibilità, nel silenzio, tolto, per sempre. Ma il seme riposava nella terra: è rigermogliato, è risorto, non è morto e noi ancora vediamo l’albero dare frutti, molti frutti. La linfa giunge fino a noi. E ci fa vivi riscattati dai nostri inaridimenti.
La piccola parabola ci viene consegnata non solo come memoria ma come invito. “Se uno mi vuol servire mi segua”.
Anche tu sii chicco di grano: fuggi l’esteriorità, l’innalzamento, il mito del successo, il rumore delle parole, la smania della visibilità. Sta nella terra di tutti, nell’apparente insignificanza dei gesti quotidiani, nella dedizione apparentemente inosservata, nella terra delle domande senza riposta. E ricorda la piccola parabola di Gesù: il seme – produce molto frutto.

Che vuol dire essere chicco di grano?
Come si porta molto frutto?


IL PREZZO DELLA FEDELTA’ A DIO – sabato 20 marzo 2021

“Il Cristo viene forse dalla Galilea?” (Giovanni 7,40-53)

Gesù era come un agnello portato al macello. Da sempre il giusto incontra ostilità: ostilità di una società che gli impedisce di rispettare le leggi di Dio. Se prendo sul serio l’invito alla conversione quaresimale provo lo stesso sentimento. Il mondo che mi circonda non riesce o non vuole capirmi: è il prezzo della fedeltà a Dio. No, non è facile credere seriamente.
E in caso di conflitto, chi devo ascoltare? La Parola di Dio? Le persone che parlano bene? Rifacendosi alla Bibbia, Nicodemo propone di rispettare i diritti dell’uomo. Ogni volta, infatti, che disprezziamo l’uomo, tradiamo la Scrittura e continuiamo a crocifiggere Dio.
Preghiamo perché non ci scoraggiamo nella lotta contro il male e chiediamo perdono per ogni volta che abbiamo lasciato un nostro fratello morire da solo.

Ho mai incontrato ostilità nella mia fede?
In caso di conflitto, chi ascoltare?


GIUSEPPE, “CUORE DI PADRE” – venerdì 19 marzo 2021

«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo!» (Luca 2, 48)

Quest’anno – dedicato a san Giuseppe – gli Esercizi spirituali in preparazione alla Pasqua li ho incentrati, come molti di voi sanno, proprio sul “cuore di Padre” che Giuseppe rappresenta e manifesta. Oggi desidero esprimere una preghiera di ringraziamento a lui, che non cerca il nostro plauso ma il servizio, espressione dell’amore.
Ringrazio te, Giuseppe, uomo di quel silenzio che è guardiano dell’anima. Ringrazio te per i sogni nei quali hai creduto e per il coraggio di prendere Maria come tua sposa. Ringrazio te per il tuo abbandono alla volontà del Creatore che ti ha reso modello di ogni paternità. E invoco il tuo patrocinio sulla Chiesa voluta da Gesù quale icona della tua famiglia: santuario domestico, emblema e fonte di ogni virtù.
Giuseppe, benedici chi, con tanto amore, continua l’opera della creazione e si guadagna il pane con il sudore della fronte. Benedici quanti soffrono per la mancanza di un lavoro o sono sfruttati nel corpo e nello spirito. Benedici chi lotta nell’ombra della morte, affinché trasformi l’ultimo sospiro nel primo sorriso, là dove l’alba non conosce tramonto. Vinta la morte con la nostra morte, accoglici assieme alla tua sposa in paradiso. Ti ringrazio per aver accolto anche mia mamma, che porta il tuo nome, che oggi per la prima volta festeggia con te il suo onomastico. In attesa di benedire tutti insieme e per sempre il “Padre dal quale proviene ogni paternità in cielo e sulla terra”. Amen.

Per celebrare san Giuseppe cosa si può fare?
Come vivi la tua paternità/maternità?


RICORDATI CHE SIAMO TUO POPOLO – giovedì 18 marzo 2021

“Voi non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato… Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre” (Giovanni 5, 31-47)

Tutta la storia conduce a Cristo e le opere di Cristo conducono al Padre. La fede nasce dal riconoscimento dell’opera di Cristo nel mondo, nella sua Chiesa e nel cuore degli uomini.
La Quaresima conduce alla professione di fede pasquale. Ma come si può credere se non c’è in me uno slancio di amore verso Cristo? Senza amore persino la Resurrezione lascia indifferenti. Gesù lo sa molto bene e per questo ci invita a guardare le sue opere che manifestano l’amore del Padre. Solamente la scoperta di questo Amore può svegliare in noi l’amore.
Grazie, Signore, perché non ci accusi, vedendoci come polvere e foglie morte spazzate via dal vento. Ricordati di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ai quali hai giurato di moltiplicare i discendenti come le stelle del cielo. Ricordati che siamo tuo popolo. Ricordati di Mosè, liberatore del tuo popolo, che annunciò il profeta che si sarebbe levato in mezzo a noi. Ricordati di Gesù, tuo unico Figlio, che hai mandato a suggellare la nuova ed eterna Alleanza con noi. Ricordati che anche noi siamo tuoi figli e fratelli di Gesù. Salvaci, per amore del tuo nome!

Come si può credere se non c’è in me uno slancio di amore verso Cristo?
Ricordati…cosa vuoi ricordare al Signore?


L’ULTIMA ORA – mercoledì 17 marzo 2021

“Verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la voce [del Padre] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Giovanni 5,28-29)

Nel momento della prova si rischia di perdere talmente il gusto di vivere da non riuscire più a sperare. Questa è la grande tentazione: non sperare più. In questi giorni è fondamentale purificare e rendere sempre più chiaro il nostro sguardo su Dio. Lui è tenerezza, bontà, sempre veritiero, sempre fedele…Questo ci ha detto e mostrato Gesù. Dio non dispera mai di noi. Se è sempre con noi, chi sarà contro di noi?
Anche la stessa morte non potrà nulla contro il mio amore. Col Signore, che ha vinto la morte, io pure risorgerò a nuova vita. Non verrà a me come una ladra a sottrarmi il bene seminato: ogni mio atto d’amore “grida” che non è la parola “fine” l’ultima parola ma una vita non avrà mai fine!

Se Lui è con noi, chi sarà contro di noi?
Come preparare l’ultima ora?


IL SIGNORE É LA MIA VITA – martedì 16 marzo 2021

“Vuoi guarire?” (Giovanni 5, 6)

Stamattina mi son svegliato con il ritornello di un canto che fa così: “L’acqua viva che egli dà / sempre fresca sgorgherà. / Il Signore è la mia vita, / il Signore è la mia gioia”. Senza acqua non esiste vita. Appena l’acqua sgorga, ecco la vita. L’acqua feconda la terra: il seme muore e libera la vita.
L’acqua del battesimo, acqua di morte e di vita insieme, ci ha fatto partecipare al mistero di Cristo morto e risorto. La Pasqua è festa del battesimo e della vita.
Il versetto del vangelo di oggi si riferisce al paralitico della piscina di Betzata. Quest’uomo paralizzato da trentotto anni non poteva immergersi nelle acque della piscina: non poteva farlo con le sue forze e non aveva nessuno che lo aiutasse. Gesù gli rivolge una parola ed egli si alza. A sua imitazione anch’io voglio “alzarmi” per una vita nuova. Il Signore è la mia vita!

Sei stato mai aiutato ad “immergerti”?
Provi ad aiutare qualcuno ad “alzarsi”?


MAI LASCIARSI CADERE LE BRACCIA – lunedì 15 marzo 2021

“Va, tuo figlio vive” (Giovanni 4,50)

Ci stiamo avvicinando, nel nostro percorso quaresimale, all’ora della Passione. Gesù lo contempliamo come sorgente della vita intera. In lui opera la stessa potenza di Dio creatore. La potenza che si è manifestata, ad esempio, nella risurrezione di Lazzaro o nella guarigione del figlio del funzionario del re, cui si riferisce la citazione evangelica di oggi: “Va, tuo figlio vive”.
È una potenza creatrice sempre in atto, sempre operante. La fede nella parola di Gesù è sorgente di dinamismo. Nonostante prove e fallimenti, peccati e morte, Dio è sempre all’opera. Non dobbiamo mai lasciarci cadere le braccia, perché noi crediamo in Colui che ogni mattina rinnova il mondo, fa cieli nuovi e terra nuova. Grazie al Cristo risorto, dopo le lacrime e il lutto, esploderanno grida di gioia e danze.
Credere e rimettersi in cammino!

Quando mi lascio cadere le braccia?
Credo alla vita dopo le lacrime e il lutto?


PER AVERE LA PIENEZZA DELLA VITA – domenica 14 marzo 2021

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3,16)

“Dio ha tanto amato il mondo”. Ma il mondo non è un mappamondo, mondo sei tu, è quella casa, sono le strade di questa città, questo filo d’erba, la donna o l’uomo che ami, o quelli che fatichi ad amare, le donne ignorate, i nostri ragazzi, ma anche la pandemia… e potremmo continuare all’infinito.
È affascinante vedere come Dio ama. Come si prende cura.
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio”. Di più non poteva. E l’ha dato. Ma, rileggiamo: “perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Il termine “vita eterna” qui non allude alla vita nell’aldilà. Gesù ha cominciato a dare vita su questa terra, vita che un giorno fiorirà nell’aldilà. E dire che la vita Gesù la dà “a coloro che credono in lui”, non significa certo dire: a coloro che recitano il Credo, bensì a coloro che, sapendolo o no, credono nelle cose in cui lui credeva, le cose per cui ha dato la vita. Si può credere nelle cose in cui lui credeva, e tuttora crede, credenti o non credenti o diversamente credenti. Ed è questo che fa la differenza: impegnarci per la vita. Possa la vita, la nostra vita, raccontare il nostro amore, la nostra cura. Per questo mondo, per questa nostra umanità. “Dio ha tanto amato il mondo”.

E io lo amo il mondo?
Così com’è?


IL SACRIFICIO GRADITO A DIO – sabato 13 marzo 2021

“Il pubblicano si batteva il petto dicendo: ‘Abbi pietà di me, Dio’” (Luca 18,13)

Ripercorrendo la storia del popolo d’Israele con Dio si nota in modo chiaro l’incostanza del popolo. Vi sono momenti “esplosivi” di amore nei confronti di Jahvé, suo sposo. Ma la cosa non dura, allora si ritorna agli idoli. Immagine dell’umanità incostante che a volte cerca Dio e altre lo respinge. Forse è anche l’immagine della nostra Quaresima. Siamo partiti con entusiasmo e poi rieccoci alla mediocrità abituale.
Dio, però, va sempre in cerca della persona che ama. Come Maria dovremmo sussurrare: “Eccomi, sono qui. La tua volontà sia la mia pace”. Ma, confessiamolo, non siamo proprio come lei…Allora come il pubblicano al tempio battiamoci il petto. Il Signore non ci abbandona, non ci lascia: confidiamo in Lui. Non perdiamo la speranza di godere per sempre la sua pace, perché vogliamo essere fedeli a Lui che non chiede sacrifici esteriori ma amore.

Ti accorgi della tua incostanza?
Qual è il sacrificio gradito a Dio?


DIO É AMORE. L’AMORE É DIO – venerdì 12 marzo 2021

“Amerai il Signore e il prossimo tuo” (Marco 12,28-34)

Dio ama per primo. La Bibbia non racconta altro. Dio si preoccupa di noi instancabilmente. Ci dà tutto. Eppure la storia di ognuno di noi è la storia dei nostri allontanamenti e ritorni a Dio, e soprattutto la storia di Dio nei nostri riguardi: Egli assume l’iniziativa, colma di beni, lascia liberi, ci chiama a sé senza mai stancarsi.
Amare Dio non è una cosa facile per nessuno: Dio non lo si vede. Però Gesù ci chiede di amarlo “con tutto il cuore”, come “l’unico”. Fuori di lui nulla si regge.
E ci chiede di amare il prossimo. È un duplice comandamento. Perché se Dio non lo vediamo, gli altri si! I nostri fratelli sono immagine di Dio, membri del Corpo di Cristo.
La storia del nostro amore per Dio e del nostro amore per il prossimo è un’unica, medesima storia.

Quali sono le mie deficienze e rifiuti al duplice comandamento dell’amore?
È possibile amare con sincerità di cuore?


ASCOLTATE OGGI LA SUA VOCE – giovedì 11 marzo 2021

“Ascoltate oggi la voce del Signore, non indurite il cuore” (Salmo 94)

Il salmo 94 è un invito alla festa: avvicinarsi al Signore nella gioia. Però bisogna seguire la strada giusta: riconoscere Dio come il Creatore al quale dobbiamo tutto, come il pastore che solo può guidarci. Ad ognuno Dio fa sentire la sua voce.
Cosa dobbiamo fare quando Dio parla al nostro cuore? Dobbiamo semplicemente porgere ascolto alla sua Parola, ben sapendo che, nel linguaggio biblico, ascoltare significa aderire interamente, obbedire, adeguarsi a quanto ci viene detto. È come lasciarsi prendere per mano e farsi guidare da Dio. Possiamo fidarci di lui, come un bambino che si abbandona alle braccia della mamma e si lascia portare da lei. Il cristiano è una persona guidata dallo Spirito Santo.
«Ascoltate oggi la sua voce».
Mi colpisce molto questo “oggi”. L’invito ad ascoltare la Sua Parola, a non chiudere il nostro cuore, oggi. L’indurimento del cuore. A volte non si tratta neppure di cattiva volontà. È che quella “voce” la si distingue con difficoltà in mezzo alle tante altre voci che risuonano dentro. Sappiamo come è facile confondere le proprie opinioni, i propri desideri con la voce dello Spirito in noi, come è facile perciò cadere nell’arbitrio e nel soggettivo.
Occorre rievangelizzarci costantemente frequentando la Parola di Dio, leggendo, meditando, vivendo il Vangelo, così da acquistare sempre più una mentalità cristiana. Impareremo a riconoscere la voce di Dio dentro di noi nella misura in cui impareremo a conoscerla sulle labbra di Gesù, Parola di Dio fattasi uno di noi. E questo lo si può chiedere con la preghiera.
Ottimo programma di Quaresima, “Oggi”!

Hai fatto l’esperienza di ascoltare la “voce”?
Come si indurisce il cuore?


AMARE O OBBEDIRE? – mercoledì 10 marzo 2021

“Chi osserverà (i miei comandamenti) e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli” (Matteo 5,10)

Amare oppure obbedire? Gesù è esigente: la legge di Dio va osservata fin nei più piccoli particolari. Del resto, è il cammino della libertà che egli insegna, l’amore di Dio e del prossimo, “due comandamenti dai quali dipende tutta la legge e i profeti” (Mt 22,40). Sant’Agostino si esprime così: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. In realtà l’amore rende i figli attenti ai più piccoli segni della volontà del padre e della madre. Gesù ha vissuto così, rispettando la legge di Israele come parola di Dio. Per amore noi dobbiamo ascoltare ciò che la Chiesa di Cristo ha espresso ed esprime come norma per essere fedele alla parola di Dio.
La Chiesa ha infatti ricevuto la missione di trasmettere la fede. Ma la fede non si trasmette come un patrimonio. Non è qualcosa che si può imporre con un indottrinamento autoritario. Ognuno può accedervi soltanto con un atto di libertà, di accettazione personale. La fede ha poi bisogno di essere sviluppata e coltivata: e ciò esige da parte di chi l’insegna scienza e competenza pedagogica (penso qui soprattutto ai tanti amici e amiche impegnati nella catechesi). Di per sé, però, la fede nasce soltanto dalla testimonianza che irradia la luce di Cristo. Dalla nostra “trasparenza”. Se vogliamo aiutare gli altri nella loro fede, è necessario certo insegnare, ma anche praticare.

Amare oppure obbedire?
Come si insegna la fede?


SANTITA’: LASCIARSI INONDARE DI MISERICORDIA – martedì 9 marzo 2021

“Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare a mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?»” (Matteo 18,21).

Un re vuol fare i conti con i suoi servi. È un dovere di re, di padrone, di commerciante, per amministrare al meglio i suoi affari. Ma con Dio possiamo regolare i nostri conti? In realtà noi siamo insolvibili. Siamo impossibilitati a rimborsare. Dice il salmo 129: “Se consideri le colpe, Signore, chi potrà sussistere?”. Perciò non possiamo fare altro che ricorrere all’amore del nostro Padre, un amore che non ci dimentica mai. Noi siamo radicalmente poveri: è questo l’unico titolo per essere perdonati.
Il Padre però vuole un perdono a catena. Il suo piano è che il suo amore e il suo perdono si propaghino da persona a persona, come una reazione a catena che faccia saltare i rancori e gli odi. La parabola del servo crudele (la citazione di partenza), la preghiera del Padre nostro, il gesto di pace nella Messa ci sollecitano a mettere in atto questo piano divino.
Attenzione, cari amici: questo piano possiamo anche farlo fallire spezzando la catena. In Gesù, Dio ha perdonato per primo. Questo perdono di Dio chiama anche noi a perdonare a nostra volta.
Chiediamo al Signore che ci inondi della sua misericordia, che ci renda santi come lui è Santo. Santi non perché privi di peccato, ma perché, accettando i nostri limiti, ogni giorno ricominciamo da capo. Non è santo chi non cade, ma chi si rialza. Santo è chi perdona se stesso, non chi si ritiene giusto. Santo è chi chiede perdono a Dio e al prossimo e riprende ogni giorno il suo cammino.

Con Dio possiamo regolare i conti?
Come posso aiutare il piano di Dio


SETE E PAURA DELLA PAROLA – lunedì 8 marzo 2021

“Nessun profeta è bene accetto in patria” (Luca 4,24)

Queste parole pronunciate da Gesù sono diventate un proverbio universalmente noto: chi cerca di aprire agli altri un nuovo aspetto della verità viene sempre rifiutato proprio dai suoi.
Facciamo così tanta fatica ad abbandonare le nostre sicurezze, le nostre abitudini e consuetudini, le nostre paure…ma occorre aprirsi ad una maggior libertà e responsabilità. Invece chi viene a turbare l’ordine stabilito lo prendiamo subito per un “rompi” o per una “rompina”!
Gesù, per amore del Dio che rivela, non può che essere scomodo per il nostro amore interessato, da tornaconto, meschino.
Come cristiano oggi voglio esaminarmi se non pretendo di avere Gesù tutto e solamente per me. Gli abitanti di Nazareth (ai quali si riferisce la citazione di oggi) avrebbero voluto tenersi Gesù in esclusiva. Avevano certamente sete della sua Parola. Se in seguito lo respingono – e con una certa violenza pure – deriva dal fatto che hanno paura della stessa Parola che apre e non rinchiude nel proprio orticello.

Hai sete della Parola di Gesù?
Hai la tendenza ad imprigionare Gesù nel tuo modo di vivere il cristianesimo?


L’ AMORE BRUCIA E PURIFICA DENTRO E FUORI – domenica 7 marzo 2021

“La Pasqua dei Giudei era vicina e Gesù salì a Gerusalemme” (Gv 2,13)

Siamo alla terza domenica di Quaresima. Gesù sale al tempio di Gerusalemme in pellegrinaggio. Il tempio non è un semplice edificio, è il luogo sacro dell’incontro con Dio. Il luogo dove morire come uomo “vecchio” per rinascere “nuovi” con il vivere di Dio. Gesù stesso si identifica con il tempio. Lui è il Dio con noi, la nostra terra promessa, dove possiamo incontrare Dio e farci sanare.
Ecco perché Gesù al tempio va in collera, reagisce. Simbolicamente con una piccola frusta caccia il mercato dal tempio, la religiosità magica, l’ipocrisia che uccide il popolo, che fa morire lentamente e inesorabilmente l’anima dei figli di Dio.
Gesù caccia a frustate il morire dell’anima. Proprio lì, nel cuore del tempio, dove in nome di Dio si può ritrovare vita, invece, proprio lì, in nome dei soldi e del potere si porta il morire.
Anch’io voglio salire al tempio con te Signore. Per ascoltare parole di vita, per stare con te. Per prendere coscienza che tutto è vano senza di te. Per trovare un senso al nascere e anche al morire e per continuare a vivere. Per contemplare il tuo volto e, uscendo dal tempio, mandare a tutti onde d’amore…

Cos’è che ti brucia dentro e fuori?
Sali con Gesù al tempio?


IL PERDONO CHE REDIME – sabato 6 marzo 2021

“Costui accoglie i peccatori e mangia con loro” (Luca 15,2)

Di fronte alle deformazioni del messaggio di Cristo, di fronte al cumulo di peccati della e nella Chiesa, ci si può meravigliare che la Chiesa esista ancora. Ma proprio questo, paradossalmente, è la testimonianza vivente della tenerezza indefettibile di Dio. Del suo perdono. Della ricchezza del suo perdono.
E noi siamo capaci di perdonare? Perdoniamo si, è vero, ma nel fondo del cuore conserviamo sempre qualche risentimento, qualche motivo di recriminazione. Non così il Signore. Lui getta in fondo al mare tutti i nostri peccati. Approfittiamo della Quaresima per imparare a perdonare senza risentimenti. Non si è degni di condividere la vita di Dio quando si continua a guardare indietro.
La parabola del figlio prodigo è il manifesto della tenerezza misericordiosa del Padre e dell’impegno ad accoglierci come fratelli.

Siamo capaci di accogliere coloro che si sono perduti?
Siamo più gelosi dei peccatori o più innamorati del Padre?


MISERICORDIOSO E GIUSTO E’ IL SIGNORE – venerdì 5 marzo 2021

“Confida nel Signore e fa’ il bene; abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore” (Salmo 36,3-4)

Quali sono le strade di Dio? Sono le strade della salvezza. La vittoria di Dio consiste nel salvarci persino attraverso il peccato. Una delle storie più belle e più lunghe della Bibbia è quella di Giuseppe venduto dai fratelli. Eppure proprio Giuseppe venduto salverà la sua famiglia e il suo popolo. Quante meschinità, gelosie, invidie, durezze…che ci portano lontano da Dio e dagli altri. Il peccato è sempre contro nostro Padre e contro i nostri fratelli.
Un particolare della lunga storia di Giuseppe vorrei richiamarvi. I fratelli di Giuseppe fanno piangere il padre Giacobbe dandogli la (falsa) notizia della morte di suo figlio. Far piangere il padre…Dio soffre quando noi pecchiamo, quando commettiamo empietà e ingiustizia. Dio ci perdoni e ci liberi dal male.
Confidiamo nel Signore, nella sua misericordia verso tutti i peccatori, senza cadere nella presunzione di sentirci migliori degli altri. Non confrontiamoci con chi è peggiore di noi, ma con chi cresce in sapienza e grazia ricordando le meraviglie che in loro Dio compie. Cerchiamo di essere come i bambini: semplicità e purezza, disponibilità e sorriso. Cerchiamo di essere come Giuseppe: giustizia e perdono.

Quali sono le strade di Dio?
Che vuol dire far piangere il Padre?


PER AVERE UN POSTO NEL PARADISO – giovedì 4 marzo 2021

“Un giorno il povero [Lazzaro] morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto” (Luca 16,22)
Ci sono delle scelte da compiere, scelte fondamentali: giusto o malvagio, albero verde o albero secco? A noi la scelta! E, anzitutto, in chi porre la fiducia? In esseri fragili e transitori o in Dio, solido ed eterno? Da questa prima scelta dipende tutto il resto. Riprendere consapevolmente la scelta fatta nella professione di fede del nostro battesimo e lasciare che il Signore ne valuti il frutto, perché lui solo conosce il cuore di ognuno.
La parabola del ricco e del povero Lazzaro ci dice che il Signore ascolta gli infelici: ci sarà un capovolgimento per cui saranno riconosciuti i veri valori e ridotti al nulla le false ricchezze. Ma noi siamo chiamati, adesso e qui, a trasformare questo mondo e preparare il mondo di domani. Il Signore è nostro sostegno, chiama i poveri senza speranza e i ricchi indifferenti, accoglie coloro che il mondo ha rifiutato.
La fiducia nella sua Provvidenza ci liberi dallo smodato desiderio di emergere, dall’illusione di dover essere sempre brillanti, dall’attivismo che genera angoscia, ansietà e frustrazione.
Vivremo così meglio qui in terra e avremo un posto assicurato in paradiso.

In chi poni la tua fiducia?
Come ti prepari al paradiso?


SERVIRE E’ REGNARE – mercoledì 3 marzo 2021

“… ll Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Matteo 20,28)

Appena Gesù annuncia lo scopo finale della sua vita – affrontare la passione e la morte – fra i discepoli scoppiano meschine discussioni. Si tratta di gelosie, invidie, ricerca di onori e di potere. Queste meschinità si ritrovano anche nel mondo e nella Chiesa di oggi. Il credente che vuole essere coerente con il Vangelo è un bersaglio: lo si ammira, lo si stima però, se diventa ingombrante e scomodo, lo si perseguita. Questo bisogna preventivarlo. Tutti i discepoli veri di Gesù si collocano sulla sua stessa linea.
Il volto di Gesù è quello del servo sofferente, del profeta perseguitato. Anche oggi continuiamo ad ingannarci sul suo volto…
Non è facile, cari amici, essere il portavoce dell’essenziale, senza preoccuparsi di se stessi. E tuttavia proprio questo esige il servizio del Vangelo.

Cosa vuol dire che servire è regnare?
Sei convinto che Dio rivela la sua gloria a chi lo cerca in umiltà?


“E INNALZA GLI UMILI” – martedì 2 marzo 2021

“Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato” (Matteo 23,11-12).

Dio ci giudicherà. L’immagine del Dio-Giudice sembra essere del tutto fuori moda. Ma può il Signore essere complice dell’ingiustizia, non condannarla? La vera religione comincia con la giustizia e il rispetto del più debole. La nostra conversione non è soltanto di ordine religioso, ma ha pure conseguenze di ordine sociale. Esige rottura col passato e vita nuova in una maggiore giustizia. Oggi, attraverso le sofferenze silenziose di tutte le vittime dell’ingiustizia, siamo continuamente richiamati a questo impegno. Occorre mettere d’accordo la vita e la fede. Bisogna fare ciò che si dice. Per innalzarsi è necessario passare attraverso l’abbassamento di un’umile confessione e accettare di essere giudicati da Dio.
Vi invito a pregare con me così oggi:
Signore,
– Tu sei l’unico Maestro, noi i discepoli.
– Tu sei il Figlio del Padre, noi i discepoli.
– Tu ti sei fatto servo di tutti, noi vogliamo seguirti.

Cosa pensi sia il giudizio di Dio?
Aspiri in alto ma per servire di più?


MISERICORDIOSI COME IL PADRE – lunedì 1 marzo 2021

“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Luca 6,36)

La Quaresima è il tempo della penitenza ecclesiale. Insieme, come Chiesa, guardiamo la situazione della Chiesa e del mondo. Anche se la nostra responsabilità personale non è dovunque evidente, dobbiamo riconoscere che ci siamo allontanati da Dio e che è giunta l’ora della conversione.
Dio non è come noi. Egli ignora il rancore e la vendetta. Perdona all’infinito. Però vuole coinvolgerci in questo movimento di perdono. Rifiutarsi di perdonare vuol dire rendersi incapaci di capire il perdono di Dio e quindi di accoglierlo. La corrente non passa più, perché l’abbiamo interrotta noi, non Dio. L’amore del Signore per noi è un invito a tornare a lui.
Signore, donaci il tuo Spirito affinché ci realizziamo come persone, pregando, amando e adorando in spirito e verità. Non permettere che contagiamo il mondo con la nostra miseria che rafforza le “strutture di peccato”. Fa che non deturpiamo la tua immagine, Dio, legato a quel male che divora se stesso, ci rende “cattivi”, cioè prigionieri, e immette nell’umanità germi di morte. Perdonaci e aiutaci a perdonare.

Cosa significa essere come il Padre?
Cosa possiamo essere per la Chiesa e per il mondo?


TU SEI IL DIO DELLA VITA – domenica 28 febbraio 2021
“Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi” (Salmo 115)
Nel cammino quaresimale della liturgia oggi Marco racconta la trasfigurazione di Gesù.
La trasfigurazione è una sorta di «mutazione», un salto di qualità, una nuova possibilità di essere uomo, che riguarda tutti e apre un nuovo futuro per gli uomini. Pietro vorrebbe fissarne l’istante, bloccarlo nel presente: «è bello per noi essere qui». L’Infinito, però, non può essere contenuto nelle capanne che i discepoli vorrebbero costruire, nei tentativi nostri, umani, di rinchiuderlo: Dio è inafferrabile.
Dalla nube, segno della presenza di Dio, viene la voce del Padre. D’ora in avanti chi vuole ascoltare il Padre, deve ascoltare il Figlio. Quando riusciamo a fare silenzio dentro di noi, Dio ci riempie di sé e della sua Parola e ci rende strumenti di comunione e di vita per gli altri. La Quaresima è il tempo di ascoltare, è il tempo della Parola.
Gesù discende dal monte e riprende il sentiero quotidiano della fatica. E con lui dal monte siamo invitati a scendere anche noi: la nostra fede, il nostro cammino non può proseguire se non re-immergendoci nella storia, nella vita, nelle strade di ogni giorno, vivendo la vita con l’esperienza della trasfigurazione nel cuore.
Cosa significa salire sul monte con Gesù?
E cosa vuol dire ridiscendere nella vita?

PERFETTI COME IL PADRE – sabato 27 febbraio 2021
“Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5,48)
Essere “perfetti” non significa non fare errori e meritare un bel 10 e lode. Essere perfetti significa completare, terminare, tagliare il traguardo. Quando un maratoneta o un ciclista arriva al traguardo è sudato, esausto, sfigurato, zoppicante… Questa immagine è la giusta idea della perfezione: non un qualcosa nato perfetto, del tutto irreale, ma una sfida vissuta, incarnata, portata a compimento.
“Come il Padre”. Non una qualsiasi e ideale perfezione, ma una perfezione che è del Padre. La perfezione del Padre rende possibile non opporsi al male col male, amare i nemici, pregare per i persecutori. E questa perfezione è il Figlio, il Perfetto, il Bello, che nel suo percorso di incarnazione si è fatto peccato, imperfezione, ha vissuto il dolore e la morte. La Perfezione del Padre, Gesù Cristo, è quell’atleta che con un urlo di dolore taglia il traguardo. Grazie a Lui anche noi possiamo vincere su noi stessi, anche noi possiamo scommettere alto ed essere perfetti come il Padre. Madre Teresa di Calcutta diceva: “Ama come puoi, ama, ama finché fa male. Se ti fa male è un buon segno”.
Questo amore così fuori dalla nostra portata ci viene offerto: accogliamolo dalle mani del Padre, facciamolo nostro, viviamolo anche se fa male, viviamolo, perché fa bene.
Cos’è la perfezione?
È fuori dalla nostra portata?

IO PECCO, MA NON SONO IL MIO PECCATO – venerdì 26 febbraio 2021

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 5,20).
Durante l’amara esperienza dell’esilio in Babilonia, gli ebrei ebbero l’impressione di pagare le infedeltà dei padri. Rimasero dunque fermi a una giustizia umana, tra famiglie, tra nazioni. Ma Dio non vuole la morte del peccatore, dirà loro il profeta Ezechiele. Dio è molto più giusto. Ognuno paga per sé, ognuno è responsabile della propria coscienza personale. Dio è giusto, ma non indifferente. Al primo posto mette la vita del peccatore e non la punizione di colui che pecca. Ognuno di noi, quanto più è oppresso, tanto più può trovare presso il Signore la misericordia.
Il Signore stabilisce una “giustizia superiore”: comportarsi come fa lui con noi. Egli ha uno sguardo, un cuore di padre; ama, è paziente, spera nel nostro cammino di miglioramento. Amare è dare fiducia. Solo questo ci fa vivere. La giustizia di Dio è la vera giustizia.
E allora “rivestiamoci” di questa giustizia che è rispetto dell’altro, riconciliazione con l’altro. Che il Signore misericordioso ci doni di comprendere il vero e il bene come risplende ai suoi occhi e di testimoniarlo con libertà evangelica.

Dove sta la vera giustizia?
Come rivestirsi della giustizia di Dio?


CHIUNQUE CHIEDE, RICEVE – giovedì 25 febbraio 2021

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” (Matteo 7,7)
Il tempo di Quaresima ci insegna nuovamente a pregare. La preghiera umile e fiduciosa tocca il cuore di Dio. Da che cosa possiamo riconoscere la preghiera di un credente? Essa non è soltanto un grido di richiesta: anche l’incredulo può chiedere aiuto. Il credente sa a chi si rivolge! Basta dire al Signore: “Ricordati di me”. In Quaresima la Chiesa, che è madre, vuole abituarci a questa preghiera di credenti.
“Chiunque chiede riceve”. Gesù fa una promessa colma di speranza, che si basa su una certezza: Dio è buono, è esclusivamente buono, anche se gli uomini sono cattivi, la sua bontà è contagiosa. Lui esaudisce le nostre preghiere al di là di ogni desiderio e di ogni merito. Figli di un Padre che è buono, anche noi possiamo vivere a sua imitazione: gratuitamente, prendendo l’iniziativa di amare senza stancarci, trattando gli altri come anche noi vorremmo essere trattati. Già questo è ricevere ciò che abbiamo chiesto.

A chi rivolgo la mia preghiera?
Mi sento figlio?


DIO, ACQUA SGORGANTE DALLA ROCCIA –  mercoledì 24 febbraio 2021

«Prendi il bastone e tu e tuo fratello Aronne convocate la comunità e alla loro presenza parlate a quella roccia, ed essa farà uscire l’acqua; tu farai sgorgare per loro l’acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al suo bestiame» (Numeri 20,8)
Il cammino di Quaresima è un pellegrinaggio alle sorgenti del nostro essere più profondo. Il tema di questa meditazione è l’acqua, elemento essenziale della vita.
L’acqua infatti è la vita e per questo non dipende dalle scelte dell’uomo, ma da Dio che «fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45). L’uomo antico considera l’acqua un dono di Dio e quindi un bene universale, di cui nessuno può appropriarsi perché tutti ne hanno diritto: coloro che vivono oggi, ma specialmente coloro che vivranno domani. Chi costruisce un pozzo sa di progettare il futuro e per questo lo pensa e lo realizza come un bene generazionale di cui nessuno può dire “è mio”.
Il dono gratuito dell’acqua, acqua che ristora e rigenera, è una costante nella Scrittura. Il Signore è la roccia d’acqua viva che ci accompagna nel pellegrinaggio della vita, è il pozzo d’acqua eterna che disseta con l’acqua della Parola e dello Spirito. Il Signore, dal cui cuore scorrono fiumi d’acqua viva, ci renda sorgenti di vita per tutti, e ci faccia rinascere dall’acqua e dallo Spirito nella roccia dell’Eucaristia.
Esaminiamoci, scendendo nel pozzo profondo della nostra coscienza, là dove Dio è presente e accanto a noi e verifichiamo la qualità dell’ acqua che contiene.
Per interiorizzare il messaggio ripetiamo oggi: dissetaci con la tua acqua Signore, non permettere che ci accostiamo ad altri pozzi.

Qual è la roccia su cui possiamo contare per sopravvivere?
Ci procuriamo gli strumenti adeguati per attingere acqua per noi e da condividere con gli altri?


PREGANDO NON MOLTIPLICATE LE PAROLE – martedì’ 23 febbraio 2021
“Voi dunque pregate così: Padre nostro….” (Matteo 6,9).
Quando il cuore è arido, non è facile pregare: non si trovano le parole. Quando il cuore è confuso, frastornato da mille desideri, non si riesce a pregare: le parole si accavallano, si parla spesso a vuoto. Ma cosa vuol dire pregare? Non significa dire preghiere; pregare non vuol dire ripetere formule senza smettere mai. Gesù stesso ci ha messo in guardia: «Quando pregate non moltiplicate parole, il Padre sa…» (Mt 6,7).
Un maestro spirituale dei monaci antichi, Evagrio il Pontico, ci assicura: «Non compiacerti nel numero dei salmi che hai recitato: esso getta un velo sul tuo cuore. Vale di più una sola parola nell’intimità, che mille stando lontano». “Intimità”: pregare alle volte è solo sentire una voce misteriosa che ci sussurra all’orecchio del cuore: “io ti amo, io ti amo, io ti amo”. E tentare di rispondere. Pregare è come voler bene, è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami giorno e notte, senza smettere mai. Il desiderio di preghiera è già preghiera.
Gesù ci ha donato le sue parole per ravvivare i nostri cuori aridi: «Padre nostro…». E queste parole superano ogni forma di egoismo e danno ordine ai moti spontanei disordinati, indirizzandoli verso l’unico desiderio: entrare nella relazione del Padre e del Figlio, dei figli col loro Padre.
Perché pregare? È come chiedere: perché respirare? Per vivere! Alla fine pregare è facile come respirare. «Respirate sempre Cristo», è l’ultima parola di abba Antonio ai suoi monaci. Allora la preghiera è facile come il respiro, semplice e vitale come respirare l’aria stessa di Dio.

Chi preghiamo quando preghiamo?
Quando la preghiera è vera ed autentica?


ALLA RICERCA DEL VOLTO DI DIO – lunedì 22 febbraio 2021
“Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: ‘Cercate il suo volto’;
il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza” (Salmo 26, 7-9).
Ogni giorno, incontrando gli altri noi posiamo lo sguardo sul loro volto. Il volto è sempre manifestazione di un uomo o di una donna, è ciò che permette di dirlo/a persona. In una relazione, in un rapporto con l’altro, prima di ascoltarlo noi lo guardiamo, in particolare guardiamo il suo volto (che difficoltà di questi tempi a guardare un volto con la mascherina!).
Sempre noi cerchiamo il volto. Il neonato cerca il volto della madre, il bambino cerca il volto dei genitori, l’amante cerca il volto dell’amato, il genitore cerca il volto del figlio, il morente cerca il volto di qualcuno che non lo faccia sentire solo nella morte (pensate che terribile tristezza morire con la solitudine del volto…).
Anche nella ricerca di Dio si cerca un volto. Gesù è il volto e la parola di Dio. Dio ha un volto umano, quello di Gesù di Nazareth, il figlio di Maria. E così, in Gesù Cristo, ci è dato di “vedere” il volto umano di Dio: «Chi ha visto me ha visto il Padre!» (Gv 14,9).
Il santo volto di Gesù, volto trasfigurato e sfigurato, va cercato oggi nella carne di Gesù che è il Vangelo, nella carne dei nostri fratelli e sorelle che sono nella sofferenza, nel bisogno, nella condizione di vittime.
È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare. «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40)».
La Vergine Maria ci aiuti a scoprire il volto del suo Figlio nel volto dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sul nostro cammino.

Cerco il volto di Dio?
Dove lo cerco?


IMMAGINI DEL DIO CHE E’ AMORE – domenica 21 febbraio 2021

“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1 Giovanni 7-8).

Cosa c’è di più forte dell’amore di Dio? Anche quando la strada è oscura e l’orizzonte si perde nel buio, sapere che noi siamo amati dall’Amore ci riempie di luce. È una sicurezza deliziosa! L’amore di Dio è la certezza che ci rigenera continuamente. Ma già gli antichi lo sapevano: Omnia vincit amor, recita il famoso motto di Virgilio.
Una piccola parabola della spiritualità islamica dei “sufi” è assai significativa a tal riguardo: «Un sapiente racconta che, camminando nel deserto, vide un uomo con veste rappezzata, un bastone in mano e una ciotola. Gli domandò: “Da dove vieni?”. “Dall’Andalusia” rispose. “Dove vai?”. “In Cina”. “E perché?”. “A far visita a un amico”. “Ma è lontano!”. “Si, è lontano per chi è debole e stanco, ma per chi ama è molto vicino!”».
L’amore rende assai vicino chi è molto lontano…L’amore vince anche sull’impossibile e si fronteggia pure con la morte, come ci ricorda il Cantico dei cantici: «Forte come la morte è l’amore» (6,6).
Senza l’amore tutto, al contrario, diventa faticoso e pesante: andare anche soltanto a trovare un amico solo e malato nella stessa nostra città diventa più difficile che andare dall’Andalusia alla Cina! La famiglia, il lavoro, lo studio, lo stesso andare in chiesa senza amore diventano pesi noiosi e alla lunga insostenibili, obblighi e incombenze fastidiosi e quindi da liberarsene.
Con l’amore, invece, ogni cosa e ogni persona si trasfigura, il tempo trascorso si scioglie in attimi. L’amore brucia la vita come una fiamma e fa volare il tempo.
Che questa Quaresima sia l’occasione propizia per riscoprire dentro la nostra anima una scintilla d’amore…
L’amore tutto vince. Ne sei convinto?
Ci andresti anche tu “dall’Andalusia alla Cina”?


PER LASCIARSI CURARE DALL’ AMORE – Sabato 20 febbraio 2021

“Dolce è lodare il nostro Dio,
bello è cantare la sua lode!
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.
Rianima il cuore spezzato
e cura le loro ferite” (Salmo 147, 1-3)
Tutto il Vangelo conduce ad un’unica, disarmante verità: siamo amati. Amati da Dio che ci ha voluti, pensati, siamo preziosi ai suoi occhi. Tante volte, invece, sperimentiamo e ci sentiamo dire il contrario: “non sei amato”. Oppure facciamo la dolorosa esperienza che siamo amati solo se produciamo qualcosa, se siamo qualcuno, o se diventeremo qualcuno.
Invece Dio ci ama così come siamo, non come dovremmo essere o come altri si aspettano che dovremmo essere. E ci ha amati dando tutto se stesso.
Il punto di partenza assoluto è quello di Dio “che ama per primo”. Se infinita è la sorgente, infinito è anche il traguardo. Il livello del nostro amore potrà allora avere come metro quello proposto dall’amore del Cristo: «Amatevi l’un l’altro come io vi ho amati».
L’amore è una scintilla accesa nel cuore di ogni uomo, un seme deposto nel terreno della vita. Una vita compiuta è come una spiga colma, matura. Quando il grano è maturo, si miete. E la mietitura è una festa. La nostra vera ricchezza nasce da questa mietitura e soltanto l’amore spinto alla follia – come la follia della croce – è capace di trasformare ogni strumento di morte in albero di vita. Si, ne sono convinto: l’amore è capace di curare ogni ferita, trasforma il legno arido in albero verdeggiante. Ho ancora nel cuore le parole di mia mamma il giorno della mia ordinazione presbiterale…Mi disse pressappoco così: “Guarda che gli onori e i riconoscimenti umani sono soltanto fumo negli occhi. L’unica cosa importante è poter servire il Signore. Sii un santo sacerdote, il resto non conta nulla”.
Ciò che conta davvero è l’amore. Rimaniamo in questo amore e lasciamoci curare dall’amore e riempire di infinito per essere pieni della sua gioia.

Ti costa fatica amare?
Come ti lasci curare dall’amore?


GRATUITA’ DELL’ AMORE – Venerdì 19 febbraio 2021

“…la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Osea 2,16)

Oggi riflettiamo a partire da uno dei passi più appassionati dell’Antico Testamento, tratto dal profeta Osea. Dio offre una possibilità al popolo infedele di ritornare, di riprendere il dialogo, l’alleanza di amicizia di cui abbiamo parlato ieri. È come quando in una coppia, ad un certo punto, per mille motivi, non ci si parla più: scende il mutismo, non si è più attenti all’altro/a come quando si era innamorati. L’amore, come dice una canzone di Baglioni, non è più “bello”, nel senso che è un amore che si trascina e non trascina più, e allora, attraverso le parole del profeta Osea, Dio invita il suo popolo come fosse una sposa e dice: “Torna nel deserto”. Perché deve tornare nel deserto? Non perché è un luogo solitario, o pericoloso, ma perché è il luogo del fidanzamento, il luogo speciale dove il popolo ha preso coscienza d’essere popolo prediletto ed è cominciata una storia di alleanza-amicizia tra il popolo e Dio: una storia che possiamo raccontare come una storia d’amore.
Perché non pensare così la Quaresima di quest’anno? Anch’io sono portato nel “deserto”, nel luogo del fidanzamento. Allora dico a me per primo: “datti na mossa” perché stai invecchiando (a breve so’ 56!), datti da fare perché non hai più l’amore di prima, scuotiti perché la tua fede forse non è più bella, entusiasta, col trasporto dei primi giorni. L’esperienza di fede e l’esperienza d’amore vanno a braccetto, perché l’esperienza d’amore ci fa capire cos’è l’esperienza della fede.
L’amore va celebrato e celebrato nella gratuità. Un amore non celebrato pian piano sfiorisce. E una fede che non viene celebrata è una fede che si dissolve. Chi dice: “Io credo, però in Chiesa non vengo” è come uno che dice: “Io ti voglio bene, ma non ti do un bacio”.
Cosa ci vuole per tornare entusiasti?
Qual è il tuo “deserto”, il tuo luogo speciale per ritrovare l’amore?


Rinnovamento dell’alleanza, dell’amicizia con Dio – Giovedì 18 febbraio 2021

Noi serviremo il Signore nostro Dio e obbediremo alla sua voce!» (Gs 24,23)

Fare alleanza e amicizia con Dio e tra gli uomini costituisce nella Bibbia una trama unica e continua, al cui interno vengono riletti i principali avvenimenti della storia del popolo d’Israele (AT) e della comunità cristiana (NT). La storia della salvezza, raccontata attraverso le tappe del percorso biblico, è un’avventura di amicizia e di fedeltà. Con il termine biblico di “alleanza” si allude sempre, infatti, seppure in modi diversi, ad una relazione di amicizia, di comunione e di fratellanza.
L’alleanza si propone quindi come una grande narrazione di amicizia tra Dio e gli uomini. L’amicizia dice volontà di incontro e di dialogo, capacità di “entrare” nell’intimo dell’interlocutore e rispettarne la sua verità esistenziale, fare esperienza concreta dell’importanza dell’altro così come esso è, accettandolo e promuovendolo. L’iniziativa di questa amicizia è certamente di Dio, fino ad arrivare nella sua forma più sublime e definitiva a Gesù che segna l’amore sconfinato di Dio per l’umanità: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15).
Chiediamo al Signore, all’Amico, di aiutarci a capirci e ad accettarci, rileggendo la nostra storia personale alla luce di quest’alleanza. L’alleanza diventa una parola rischiosa per coloro che calcolano e che si fidano solo di se stessi, ma provvidenziale per chi, invece, vuole aprirsi alla ricerca del mistero e del senso della propria vita.

Chi è Dio per me?
Un padrone o un alleato?


Mercoledì delle Ceneri – 17 febbraio 2021

1. Quaresima, tempo di grazia: silenzio davanti a Dio
“Silenzio alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signore è vicino” (Sofonia 1,7).
Oggi, Mercoledì delle Ceneri, iniziamo il cammino quaresimale, cammino di quaranta giorni verso la Resurrezione, verso il cuore dell’anno liturgico e della fede. È un cammino che segue quello di Gesù, che agli inizi del suo ministero si ritirò per quaranta giorni a pregare e digiunare, tentato dal diavolo, nel deserto. Il tempo liturgico della Quaresima, anche e soprattutto quest’anno, non può e non deve prescindere da una scelta e da un percorso vissuto tutto interiormente. E questo perché non avrebbe senso onorare Dio con le sole labbra e poi lasciare il nostro cuore lontano da Lui. Per evitare che ciò avvenga, più che programmare iniziative ed attività (difficili tra l’altro da compiere in questo periodo pandemico), dobbiamo programmare atteggiamenti.
La Quaresima è il tempo di grazia che favorisce l’incontro con Dio. E il contesto e le condizioni che favoriscono la percezione del passaggio di Dio nella nostra vita è il silenzio. Per sperimentare la bellezza del silenzio, che permette di stare alla presenza di Dio, in questo tempo quaresimale lasciamoci fasciare dal silenzio.
«È difficile pregare se non conosci come pregare, ma noi dobbiamo aiutarci a pregare. Il primo mezzo da usare è il silenzio. Comincio sempre la mia preghiera in silenzio, perché è nel silenzio del cuore che Dio parla. Dio è amico del silenzio: dobbiamo ascoltare Dio perché ciò che conta non è quello che diciamo noi, ma quello che dice a noi e attraverso noi» (Madre Teresa di Calcutta).
Entriamo nel “deserto” con Gesù e accadrà anche a noi come a quei deserti che in primavera fioriscono, facendo germogliare “dal nulla” gemme e piante. Forza e coraggio, dunque, entriamo in questo tempo della Quaresima, perché il deserto torni a fiorire.

Cos’è per te la Quaresima?
Cos’è per te il silenzio?

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