PERCHE’ IL DESERTO TORNI A FIORIRE CAMMINO VERSO LA RESURREZIONE

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Riflessioni di don Vittorio Rocca

MISERICORDIOSO E GIUSTO E’ IL SIGNORE – venerdì 5 marzo 2021

“Confida nel Signore e fa’ il bene; abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore” (Salmo 36,3-4)

Quali sono le strade di Dio? Sono le strade della salvezza. La vittoria di Dio consiste nel salvarci persino attraverso il peccato. Una delle storie più belle e più lunghe della Bibbia è quella di Giuseppe venduto dai fratelli. Eppure proprio Giuseppe venduto salverà la sua famiglia e il suo popolo. Quante meschinità, gelosie, invidie, durezze…che ci portano lontano da Dio e dagli altri. Il peccato è sempre contro nostro Padre e contro i nostri fratelli.
Un particolare della lunga storia di Giuseppe vorrei richiamarvi. I fratelli di Giuseppe fanno piangere il padre Giacobbe dandogli la (falsa) notizia della morte di suo figlio. Far piangere il padre…Dio soffre quando noi pecchiamo, quando commettiamo empietà e ingiustizia. Dio ci perdoni e ci liberi dal male.
Confidiamo nel Signore, nella sua misericordia verso tutti i peccatori, senza cadere nella presunzione di sentirci migliori degli altri. Non confrontiamoci con chi è peggiore di noi, ma con chi cresce in sapienza e grazia ricordando le meraviglie che in loro Dio compie. Cerchiamo di essere come i bambini: semplicità e purezza, disponibilità e sorriso. Cerchiamo di essere come Giuseppe: giustizia e perdono.

Quali sono le strade di Dio?
Che vuol dire far piangere il Padre?


PER AVERE UN POSTO NEL PARADISO – giovedì 4 marzo 2021

“Un giorno il povero [Lazzaro] morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto” (Luca 16,22)
Ci sono delle scelte da compiere, scelte fondamentali: giusto o malvagio, albero verde o albero secco? A noi la scelta! E, anzitutto, in chi porre la fiducia? In esseri fragili e transitori o in Dio, solido ed eterno? Da questa prima scelta dipende tutto il resto. Riprendere consapevolmente la scelta fatta nella professione di fede del nostro battesimo e lasciare che il Signore ne valuti il frutto, perché lui solo conosce il cuore di ognuno.
La parabola del ricco e del povero Lazzaro ci dice che il Signore ascolta gli infelici: ci sarà un capovolgimento per cui saranno riconosciuti i veri valori e ridotti al nulla le false ricchezze. Ma noi siamo chiamati, adesso e qui, a trasformare questo mondo e preparare il mondo di domani. Il Signore è nostro sostegno, chiama i poveri senza speranza e i ricchi indifferenti, accoglie coloro che il mondo ha rifiutato.
La fiducia nella sua Provvidenza ci liberi dallo smodato desiderio di emergere, dall’illusione di dover essere sempre brillanti, dall’attivismo che genera angoscia, ansietà e frustrazione.
Vivremo così meglio qui in terra e avremo un posto assicurato in paradiso.

In chi poni la tua fiducia?
Come ti prepari al paradiso?


SERVIRE E’ REGNARE – mercoledì 3 marzo 2021

“… ll Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Matteo 20,28)

Appena Gesù annuncia lo scopo finale della sua vita – affrontare la passione e la morte – fra i discepoli scoppiano meschine discussioni. Si tratta di gelosie, invidie, ricerca di onori e di potere. Queste meschinità si ritrovano anche nel mondo e nella Chiesa di oggi. Il credente che vuole essere coerente con il Vangelo è un bersaglio: lo si ammira, lo si stima però, se diventa ingombrante e scomodo, lo si perseguita. Questo bisogna preventivarlo. Tutti i discepoli veri di Gesù si collocano sulla sua stessa linea.
Il volto di Gesù è quello del servo sofferente, del profeta perseguitato. Anche oggi continuiamo ad ingannarci sul suo volto…
Non è facile, cari amici, essere il portavoce dell’essenziale, senza preoccuparsi di se stessi. E tuttavia proprio questo esige il servizio del Vangelo.

Cosa vuol dire che servire è regnare?
Sei convinto che Dio rivela la sua gloria a chi lo cerca in umiltà?


“E INNALZA GLI UMILI” – martedì 2 marzo 2021

“Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato” (Matteo 23,11-12).

Dio ci giudicherà. L’immagine del Dio-Giudice sembra essere del tutto fuori moda. Ma può il Signore essere complice dell’ingiustizia, non condannarla? La vera religione comincia con la giustizia e il rispetto del più debole. La nostra conversione non è soltanto di ordine religioso, ma ha pure conseguenze di ordine sociale. Esige rottura col passato e vita nuova in una maggiore giustizia. Oggi, attraverso le sofferenze silenziose di tutte le vittime dell’ingiustizia, siamo continuamente richiamati a questo impegno. Occorre mettere d’accordo la vita e la fede. Bisogna fare ciò che si dice. Per innalzarsi è necessario passare attraverso l’abbassamento di un’umile confessione e accettare di essere giudicati da Dio.
Vi invito a pregare con me così oggi:
Signore,
– Tu sei l’unico Maestro, noi i discepoli.
– Tu sei il Figlio del Padre, noi i discepoli.
– Tu ti sei fatto servo di tutti, noi vogliamo seguirti.

Cosa pensi sia il giudizio di Dio?
Aspiri in alto ma per servire di più?


MISERICORDIOSI COME IL PADRE – lunedì 1 marzo 2021

“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Luca 6,36)

La Quaresima è il tempo della penitenza ecclesiale. Insieme, come Chiesa, guardiamo la situazione della Chiesa e del mondo. Anche se la nostra responsabilità personale non è dovunque evidente, dobbiamo riconoscere che ci siamo allontanati da Dio e che è giunta l’ora della conversione.
Dio non è come noi. Egli ignora il rancore e la vendetta. Perdona all’infinito. Però vuole coinvolgerci in questo movimento di perdono. Rifiutarsi di perdonare vuol dire rendersi incapaci di capire il perdono di Dio e quindi di accoglierlo. La corrente non passa più, perché l’abbiamo interrotta noi, non Dio. L’amore del Signore per noi è un invito a tornare a lui.
Signore, donaci il tuo Spirito affinché ci realizziamo come persone, pregando, amando e adorando in spirito e verità. Non permettere che contagiamo il mondo con la nostra miseria che rafforza le “strutture di peccato”. Fa che non deturpiamo la tua immagine, Dio, legato a quel male che divora se stesso, ci rende “cattivi”, cioè prigionieri, e immette nell’umanità germi di morte. Perdonaci e aiutaci a perdonare.

Cosa significa essere come il Padre?
Cosa possiamo essere per la Chiesa e per il mondo?


TU SEI IL DIO DELLA VITA – domenica 28 febbraio 2021
“Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi” (Salmo 115)
Nel cammino quaresimale della liturgia oggi Marco racconta la trasfigurazione di Gesù.
La trasfigurazione è una sorta di «mutazione», un salto di qualità, una nuova possibilità di essere uomo, che riguarda tutti e apre un nuovo futuro per gli uomini. Pietro vorrebbe fissarne l’istante, bloccarlo nel presente: «è bello per noi essere qui». L’Infinito, però, non può essere contenuto nelle capanne che i discepoli vorrebbero costruire, nei tentativi nostri, umani, di rinchiuderlo: Dio è inafferrabile.
Dalla nube, segno della presenza di Dio, viene la voce del Padre. D’ora in avanti chi vuole ascoltare il Padre, deve ascoltare il Figlio. Quando riusciamo a fare silenzio dentro di noi, Dio ci riempie di sé e della sua Parola e ci rende strumenti di comunione e di vita per gli altri. La Quaresima è il tempo di ascoltare, è il tempo della Parola.
Gesù discende dal monte e riprende il sentiero quotidiano della fatica. E con lui dal monte siamo invitati a scendere anche noi: la nostra fede, il nostro cammino non può proseguire se non re-immergendoci nella storia, nella vita, nelle strade di ogni giorno, vivendo la vita con l’esperienza della trasfigurazione nel cuore.
Cosa significa salire sul monte con Gesù?
E cosa vuol dire ridiscendere nella vita?

PERFETTI COME IL PADRE – sabato 27 febbraio 2021
“Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5,48)
Essere “perfetti” non significa non fare errori e meritare un bel 10 e lode. Essere perfetti significa completare, terminare, tagliare il traguardo. Quando un maratoneta o un ciclista arriva al traguardo è sudato, esausto, sfigurato, zoppicante… Questa immagine è la giusta idea della perfezione: non un qualcosa nato perfetto, del tutto irreale, ma una sfida vissuta, incarnata, portata a compimento.
“Come il Padre”. Non una qualsiasi e ideale perfezione, ma una perfezione che è del Padre. La perfezione del Padre rende possibile non opporsi al male col male, amare i nemici, pregare per i persecutori. E questa perfezione è il Figlio, il Perfetto, il Bello, che nel suo percorso di incarnazione si è fatto peccato, imperfezione, ha vissuto il dolore e la morte. La Perfezione del Padre, Gesù Cristo, è quell’atleta che con un urlo di dolore taglia il traguardo. Grazie a Lui anche noi possiamo vincere su noi stessi, anche noi possiamo scommettere alto ed essere perfetti come il Padre. Madre Teresa di Calcutta diceva: “Ama come puoi, ama, ama finché fa male. Se ti fa male è un buon segno”.
Questo amore così fuori dalla nostra portata ci viene offerto: accogliamolo dalle mani del Padre, facciamolo nostro, viviamolo anche se fa male, viviamolo, perché fa bene.
Cos’è la perfezione?
È fuori dalla nostra portata?

IO PECCO, MA NON SONO IL MIO PECCATO – venerdì 26 febbraio 2021

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 5,20).
Durante l’amara esperienza dell’esilio in Babilonia, gli ebrei ebbero l’impressione di pagare le infedeltà dei padri. Rimasero dunque fermi a una giustizia umana, tra famiglie, tra nazioni. Ma Dio non vuole la morte del peccatore, dirà loro il profeta Ezechiele. Dio è molto più giusto. Ognuno paga per sé, ognuno è responsabile della propria coscienza personale. Dio è giusto, ma non indifferente. Al primo posto mette la vita del peccatore e non la punizione di colui che pecca. Ognuno di noi, quanto più è oppresso, tanto più può trovare presso il Signore la misericordia.
Il Signore stabilisce una “giustizia superiore”: comportarsi come fa lui con noi. Egli ha uno sguardo, un cuore di padre; ama, è paziente, spera nel nostro cammino di miglioramento. Amare è dare fiducia. Solo questo ci fa vivere. La giustizia di Dio è la vera giustizia.
E allora “rivestiamoci” di questa giustizia che è rispetto dell’altro, riconciliazione con l’altro. Che il Signore misericordioso ci doni di comprendere il vero e il bene come risplende ai suoi occhi e di testimoniarlo con libertà evangelica.

Dove sta la vera giustizia?
Come rivestirsi della giustizia di Dio?


CHIUNQUE CHIEDE, RICEVE – giovedì 25 febbraio 2021

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” (Matteo 7,7)
Il tempo di Quaresima ci insegna nuovamente a pregare. La preghiera umile e fiduciosa tocca il cuore di Dio. Da che cosa possiamo riconoscere la preghiera di un credente? Essa non è soltanto un grido di richiesta: anche l’incredulo può chiedere aiuto. Il credente sa a chi si rivolge! Basta dire al Signore: “Ricordati di me”. In Quaresima la Chiesa, che è madre, vuole abituarci a questa preghiera di credenti.
“Chiunque chiede riceve”. Gesù fa una promessa colma di speranza, che si basa su una certezza: Dio è buono, è esclusivamente buono, anche se gli uomini sono cattivi, la sua bontà è contagiosa. Lui esaudisce le nostre preghiere al di là di ogni desiderio e di ogni merito. Figli di un Padre che è buono, anche noi possiamo vivere a sua imitazione: gratuitamente, prendendo l’iniziativa di amare senza stancarci, trattando gli altri come anche noi vorremmo essere trattati. Già questo è ricevere ciò che abbiamo chiesto.

A chi rivolgo la mia preghiera?
Mi sento figlio?


DIO, ACQUA SGORGANTE DALLA ROCCIA –  mercoledì 24 febbraio 2021

«Prendi il bastone e tu e tuo fratello Aronne convocate la comunità e alla loro presenza parlate a quella roccia, ed essa farà uscire l’acqua; tu farai sgorgare per loro l’acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al suo bestiame» (Numeri 20,8)
Il cammino di Quaresima è un pellegrinaggio alle sorgenti del nostro essere più profondo. Il tema di questa meditazione è l’acqua, elemento essenziale della vita.
L’acqua infatti è la vita e per questo non dipende dalle scelte dell’uomo, ma da Dio che «fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45). L’uomo antico considera l’acqua un dono di Dio e quindi un bene universale, di cui nessuno può appropriarsi perché tutti ne hanno diritto: coloro che vivono oggi, ma specialmente coloro che vivranno domani. Chi costruisce un pozzo sa di progettare il futuro e per questo lo pensa e lo realizza come un bene generazionale di cui nessuno può dire “è mio”.
Il dono gratuito dell’acqua, acqua che ristora e rigenera, è una costante nella Scrittura. Il Signore è la roccia d’acqua viva che ci accompagna nel pellegrinaggio della vita, è il pozzo d’acqua eterna che disseta con l’acqua della Parola e dello Spirito. Il Signore, dal cui cuore scorrono fiumi d’acqua viva, ci renda sorgenti di vita per tutti, e ci faccia rinascere dall’acqua e dallo Spirito nella roccia dell’Eucaristia.
Esaminiamoci, scendendo nel pozzo profondo della nostra coscienza, là dove Dio è presente e accanto a noi e verifichiamo la qualità dell’ acqua che contiene.
Per interiorizzare il messaggio ripetiamo oggi: dissetaci con la tua acqua Signore, non permettere che ci accostiamo ad altri pozzi.

Qual è la roccia su cui possiamo contare per sopravvivere?
Ci procuriamo gli strumenti adeguati per attingere acqua per noi e da condividere con gli altri?


PREGANDO NON MOLTIPLICATE LE PAROLE – martedì’ 23 febbraio 2021
“Voi dunque pregate così: Padre nostro….” (Matteo 6,9).
Quando il cuore è arido, non è facile pregare: non si trovano le parole. Quando il cuore è confuso, frastornato da mille desideri, non si riesce a pregare: le parole si accavallano, si parla spesso a vuoto. Ma cosa vuol dire pregare? Non significa dire preghiere; pregare non vuol dire ripetere formule senza smettere mai. Gesù stesso ci ha messo in guardia: «Quando pregate non moltiplicate parole, il Padre sa…» (Mt 6,7).
Un maestro spirituale dei monaci antichi, Evagrio il Pontico, ci assicura: «Non compiacerti nel numero dei salmi che hai recitato: esso getta un velo sul tuo cuore. Vale di più una sola parola nell’intimità, che mille stando lontano». “Intimità”: pregare alle volte è solo sentire una voce misteriosa che ci sussurra all’orecchio del cuore: “io ti amo, io ti amo, io ti amo”. E tentare di rispondere. Pregare è come voler bene, è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami giorno e notte, senza smettere mai. Il desiderio di preghiera è già preghiera.
Gesù ci ha donato le sue parole per ravvivare i nostri cuori aridi: «Padre nostro…». E queste parole superano ogni forma di egoismo e danno ordine ai moti spontanei disordinati, indirizzandoli verso l’unico desiderio: entrare nella relazione del Padre e del Figlio, dei figli col loro Padre.
Perché pregare? È come chiedere: perché respirare? Per vivere! Alla fine pregare è facile come respirare. «Respirate sempre Cristo», è l’ultima parola di abba Antonio ai suoi monaci. Allora la preghiera è facile come il respiro, semplice e vitale come respirare l’aria stessa di Dio.

Chi preghiamo quando preghiamo?
Quando la preghiera è vera ed autentica?


ALLA RICERCA DEL VOLTO DI DIO – lunedì 22 febbraio 2021
“Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: ‘Cercate il suo volto’;
il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza” (Salmo 26, 7-9).
Ogni giorno, incontrando gli altri noi posiamo lo sguardo sul loro volto. Il volto è sempre manifestazione di un uomo o di una donna, è ciò che permette di dirlo/a persona. In una relazione, in un rapporto con l’altro, prima di ascoltarlo noi lo guardiamo, in particolare guardiamo il suo volto (che difficoltà di questi tempi a guardare un volto con la mascherina!).
Sempre noi cerchiamo il volto. Il neonato cerca il volto della madre, il bambino cerca il volto dei genitori, l’amante cerca il volto dell’amato, il genitore cerca il volto del figlio, il morente cerca il volto di qualcuno che non lo faccia sentire solo nella morte (pensate che terribile tristezza morire con la solitudine del volto…).
Anche nella ricerca di Dio si cerca un volto. Gesù è il volto e la parola di Dio. Dio ha un volto umano, quello di Gesù di Nazareth, il figlio di Maria. E così, in Gesù Cristo, ci è dato di “vedere” il volto umano di Dio: «Chi ha visto me ha visto il Padre!» (Gv 14,9).
Il santo volto di Gesù, volto trasfigurato e sfigurato, va cercato oggi nella carne di Gesù che è il Vangelo, nella carne dei nostri fratelli e sorelle che sono nella sofferenza, nel bisogno, nella condizione di vittime.
È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare. «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40)».
La Vergine Maria ci aiuti a scoprire il volto del suo Figlio nel volto dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sul nostro cammino.

Cerco il volto di Dio?
Dove lo cerco?


IMMAGINI DEL DIO CHE E’ AMORE – domenica 21 febbraio 2021

“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1 Giovanni 7-8).

Cosa c’è di più forte dell’amore di Dio? Anche quando la strada è oscura e l’orizzonte si perde nel buio, sapere che noi siamo amati dall’Amore ci riempie di luce. È una sicurezza deliziosa! L’amore di Dio è la certezza che ci rigenera continuamente. Ma già gli antichi lo sapevano: Omnia vincit amor, recita il famoso motto di Virgilio.
Una piccola parabola della spiritualità islamica dei “sufi” è assai significativa a tal riguardo: «Un sapiente racconta che, camminando nel deserto, vide un uomo con veste rappezzata, un bastone in mano e una ciotola. Gli domandò: “Da dove vieni?”. “Dall’Andalusia” rispose. “Dove vai?”. “In Cina”. “E perché?”. “A far visita a un amico”. “Ma è lontano!”. “Si, è lontano per chi è debole e stanco, ma per chi ama è molto vicino!”».
L’amore rende assai vicino chi è molto lontano…L’amore vince anche sull’impossibile e si fronteggia pure con la morte, come ci ricorda il Cantico dei cantici: «Forte come la morte è l’amore» (6,6).
Senza l’amore tutto, al contrario, diventa faticoso e pesante: andare anche soltanto a trovare un amico solo e malato nella stessa nostra città diventa più difficile che andare dall’Andalusia alla Cina! La famiglia, il lavoro, lo studio, lo stesso andare in chiesa senza amore diventano pesi noiosi e alla lunga insostenibili, obblighi e incombenze fastidiosi e quindi da liberarsene.
Con l’amore, invece, ogni cosa e ogni persona si trasfigura, il tempo trascorso si scioglie in attimi. L’amore brucia la vita come una fiamma e fa volare il tempo.
Che questa Quaresima sia l’occasione propizia per riscoprire dentro la nostra anima una scintilla d’amore…
L’amore tutto vince. Ne sei convinto?
Ci andresti anche tu “dall’Andalusia alla Cina”?


PER LASCIARSI CURARE DALL’ AMORE – Sabato 20 febbraio 2021

“Dolce è lodare il nostro Dio,
bello è cantare la sua lode!
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.
Rianima il cuore spezzato
e cura le loro ferite” (Salmo 147, 1-3)
Tutto il Vangelo conduce ad un’unica, disarmante verità: siamo amati. Amati da Dio che ci ha voluti, pensati, siamo preziosi ai suoi occhi. Tante volte, invece, sperimentiamo e ci sentiamo dire il contrario: “non sei amato”. Oppure facciamo la dolorosa esperienza che siamo amati solo se produciamo qualcosa, se siamo qualcuno, o se diventeremo qualcuno.
Invece Dio ci ama così come siamo, non come dovremmo essere o come altri si aspettano che dovremmo essere. E ci ha amati dando tutto se stesso.
Il punto di partenza assoluto è quello di Dio “che ama per primo”. Se infinita è la sorgente, infinito è anche il traguardo. Il livello del nostro amore potrà allora avere come metro quello proposto dall’amore del Cristo: «Amatevi l’un l’altro come io vi ho amati».
L’amore è una scintilla accesa nel cuore di ogni uomo, un seme deposto nel terreno della vita. Una vita compiuta è come una spiga colma, matura. Quando il grano è maturo, si miete. E la mietitura è una festa. La nostra vera ricchezza nasce da questa mietitura e soltanto l’amore spinto alla follia – come la follia della croce – è capace di trasformare ogni strumento di morte in albero di vita. Si, ne sono convinto: l’amore è capace di curare ogni ferita, trasforma il legno arido in albero verdeggiante. Ho ancora nel cuore le parole di mia mamma il giorno della mia ordinazione presbiterale…Mi disse pressappoco così: “Guarda che gli onori e i riconoscimenti umani sono soltanto fumo negli occhi. L’unica cosa importante è poter servire il Signore. Sii un santo sacerdote, il resto non conta nulla”.
Ciò che conta davvero è l’amore. Rimaniamo in questo amore e lasciamoci curare dall’amore e riempire di infinito per essere pieni della sua gioia.

Ti costa fatica amare?
Come ti lasci curare dall’amore?


GRATUITA’ DELL’ AMORE – Venerdì 19 febbraio 2021

“…la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Osea 2,16)

Oggi riflettiamo a partire da uno dei passi più appassionati dell’Antico Testamento, tratto dal profeta Osea. Dio offre una possibilità al popolo infedele di ritornare, di riprendere il dialogo, l’alleanza di amicizia di cui abbiamo parlato ieri. È come quando in una coppia, ad un certo punto, per mille motivi, non ci si parla più: scende il mutismo, non si è più attenti all’altro/a come quando si era innamorati. L’amore, come dice una canzone di Baglioni, non è più “bello”, nel senso che è un amore che si trascina e non trascina più, e allora, attraverso le parole del profeta Osea, Dio invita il suo popolo come fosse una sposa e dice: “Torna nel deserto”. Perché deve tornare nel deserto? Non perché è un luogo solitario, o pericoloso, ma perché è il luogo del fidanzamento, il luogo speciale dove il popolo ha preso coscienza d’essere popolo prediletto ed è cominciata una storia di alleanza-amicizia tra il popolo e Dio: una storia che possiamo raccontare come una storia d’amore.
Perché non pensare così la Quaresima di quest’anno? Anch’io sono portato nel “deserto”, nel luogo del fidanzamento. Allora dico a me per primo: “datti na mossa” perché stai invecchiando (a breve so’ 56!), datti da fare perché non hai più l’amore di prima, scuotiti perché la tua fede forse non è più bella, entusiasta, col trasporto dei primi giorni. L’esperienza di fede e l’esperienza d’amore vanno a braccetto, perché l’esperienza d’amore ci fa capire cos’è l’esperienza della fede.
L’amore va celebrato e celebrato nella gratuità. Un amore non celebrato pian piano sfiorisce. E una fede che non viene celebrata è una fede che si dissolve. Chi dice: “Io credo, però in Chiesa non vengo” è come uno che dice: “Io ti voglio bene, ma non ti do un bacio”.
Cosa ci vuole per tornare entusiasti?
Qual è il tuo “deserto”, il tuo luogo speciale per ritrovare l’amore?


Rinnovamento dell’alleanza, dell’amicizia con Dio – Giovedì 18 febbraio 2021

Noi serviremo il Signore nostro Dio e obbediremo alla sua voce!» (Gs 24,23)

Fare alleanza e amicizia con Dio e tra gli uomini costituisce nella Bibbia una trama unica e continua, al cui interno vengono riletti i principali avvenimenti della storia del popolo d’Israele (AT) e della comunità cristiana (NT). La storia della salvezza, raccontata attraverso le tappe del percorso biblico, è un’avventura di amicizia e di fedeltà. Con il termine biblico di “alleanza” si allude sempre, infatti, seppure in modi diversi, ad una relazione di amicizia, di comunione e di fratellanza.
L’alleanza si propone quindi come una grande narrazione di amicizia tra Dio e gli uomini. L’amicizia dice volontà di incontro e di dialogo, capacità di “entrare” nell’intimo dell’interlocutore e rispettarne la sua verità esistenziale, fare esperienza concreta dell’importanza dell’altro così come esso è, accettandolo e promuovendolo. L’iniziativa di questa amicizia è certamente di Dio, fino ad arrivare nella sua forma più sublime e definitiva a Gesù che segna l’amore sconfinato di Dio per l’umanità: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15).
Chiediamo al Signore, all’Amico, di aiutarci a capirci e ad accettarci, rileggendo la nostra storia personale alla luce di quest’alleanza. L’alleanza diventa una parola rischiosa per coloro che calcolano e che si fidano solo di se stessi, ma provvidenziale per chi, invece, vuole aprirsi alla ricerca del mistero e del senso della propria vita.

Chi è Dio per me?
Un padrone o un alleato?


Mercoledì delle Ceneri – 17 febbraio 2021

1. Quaresima, tempo di grazia: silenzio davanti a Dio
“Silenzio alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signore è vicino” (Sofonia 1,7).
Oggi, Mercoledì delle Ceneri, iniziamo il cammino quaresimale, cammino di quaranta giorni verso la Resurrezione, verso il cuore dell’anno liturgico e della fede. È un cammino che segue quello di Gesù, che agli inizi del suo ministero si ritirò per quaranta giorni a pregare e digiunare, tentato dal diavolo, nel deserto. Il tempo liturgico della Quaresima, anche e soprattutto quest’anno, non può e non deve prescindere da una scelta e da un percorso vissuto tutto interiormente. E questo perché non avrebbe senso onorare Dio con le sole labbra e poi lasciare il nostro cuore lontano da Lui. Per evitare che ciò avvenga, più che programmare iniziative ed attività (difficili tra l’altro da compiere in questo periodo pandemico), dobbiamo programmare atteggiamenti.
La Quaresima è il tempo di grazia che favorisce l’incontro con Dio. E il contesto e le condizioni che favoriscono la percezione del passaggio di Dio nella nostra vita è il silenzio. Per sperimentare la bellezza del silenzio, che permette di stare alla presenza di Dio, in questo tempo quaresimale lasciamoci fasciare dal silenzio.
«È difficile pregare se non conosci come pregare, ma noi dobbiamo aiutarci a pregare. Il primo mezzo da usare è il silenzio. Comincio sempre la mia preghiera in silenzio, perché è nel silenzio del cuore che Dio parla. Dio è amico del silenzio: dobbiamo ascoltare Dio perché ciò che conta non è quello che diciamo noi, ma quello che dice a noi e attraverso noi» (Madre Teresa di Calcutta).
Entriamo nel “deserto” con Gesù e accadrà anche a noi come a quei deserti che in primavera fioriscono, facendo germogliare “dal nulla” gemme e piante. Forza e coraggio, dunque, entriamo in questo tempo della Quaresima, perché il deserto torni a fiorire.

Cos’è per te la Quaresima?
Cos’è per te il silenzio?

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