Il Vescovo A. Raspanti:”Da Community a Comunità, per lo sviluppo della vita umana”

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

Il 24 gennaio,giornata in cui la Chiesa celebra la memoria di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti,  il Santo Padre, come di consueto, pubblica il messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. 

Quest’anno in cui ricorre la 53° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, che sarà celebrata domenica 2 giugno, solennità dell’Ascensione, il tema scelto da Papa Francesco è “Siamo membra gli uni degli altri. Dalla community alle comunità.”

Per l’occasione nella chiesa Sacro Cuore di Acireale, organizzato dall’Ufficio Comunicazioni sociali, diretto da don Arturo Grasso e dall’Unione Cattolica stampa italiana, è stata organizzata una conferenza ad hoc che ha registrato la presenza del Vescovo della diocesi di Acireale e vice presidente della CEI, monsignor Antonino Raspanti e del  direttore del quotidiano “La Sicilia”, Antonello Piraneo.

E sul tema scelto da papa Francesco, il vescovo Raspanti ha dichiarato: “Costituire  una community virtuale solamente,  non crea  il senso di appartenenza ad una comunità.  Nelle grandi città anglo-americane, per esempio, c’è la voglia di fare community, ovvero di conoscersi dal vivo, mettere insieme le proprie difficoltà, i propri bisogni, le proprie aspirazioni. E, soprattutto nelle metropoli,si cerca di  riappropriarsi del proprio quartiere e portare avanti da una parte le esigenze dello stesso verso istanze superiori, dall’altra sviluppare all’interno di quel territorio tutte le potenzialità che quel determinato quartiere può esprimere. Così, nelle grandi città sorgono gli orti urbani, oppure,  tutte le persone che portano quotidianamente  il proprio cane nel parco, si associano, tutte le persone che desiderano avere dei prodotti biologici fanno richiesta di avere dei mercatini nelle viuzze, vicino a  uffici finanziari o di multinazionali. Dunque, vi è la voglia di riappropriarsi di un quartiere e di esprimere di quel quartiere gli aspetti che la vita in una grande metropoli spesso ti toglie. E, la comunità digitale non ti aiuta in questo. Quindi, anche da noi, pur non vivendo in una metropoli,  bisogna rivitalizzare la prossimità  territoriale, lavorando gomito a gomito, condividendo alcune esperienze come la pulizia di una spiaggia, per esempio, per consolidare il senso di appartenenza.  Il rischio che si corre con la community digitale è che diventi solo un luogo dove sfogarsi, dove ci si può mascherare, un luogo di diffusione delle fakenews, quindi ci sono molti rischi, ma  se si aggancia fortemente alla realtà territoriale, molti di questi rischi potrebbero essere superati. Paradossalmente la semplice community digitale finisce con l’allontanare: sembra creata per farti sentire vicino al mondo intero, ma non è così. Difficilmente si instaura un rapporto vero. E’ utile nel caso in cui, fra persone che si conoscono, vi è una reale distanza fisica, ma quando non ci si conosce si corrono dei rischi. Quindi, la comunità territoriale nella sua completezza, è indispensabile per lo sviluppo della vita umana.”

Rita Caramma

                                                                                                         Addetto stampa della diocesi di Acireale

                                                                                                                   

 

Facebooktwitterrssyoutubeinstagram