Scelse come motto programmatico del suo episcopato il detto dell'apostolo Paolo: "Impendam et superimpendar" (2 Cor 12,15). Venendo ad Acireale così scrisse nella sua prima Lettera pastorale: "Sappiate che il vostro Vescovo darà a voi tutti i suoi pensieri, tutti i suoi palpiti, tutte le sue energie fìsiche, intellettuali, morali, pronto se occorre ad offrire per voi la vita".
La dinamicità fu la sua caratteristica, le persone del suo tempo lo ricordano quasi sempre tra la gente: colloquiava volentieri con le persone, ascoltava con rispetto e soprattutto comunicava il suo calore apostolico.
La "Buona Novella" dieci anni dopo che Mons. Cento aveva lasciato Acireale (quindi senza il condizionamento del fervore iniziale) scrisse di lui: “Vescovo giovanissimo fascinatore, spirito alacre, si lanciò alla conquista del popolo e risvegliò tutte le attività della Diocesi".
Anche Mons. Cento volle che ogni industria fosse posta perché si intensificasse specie nei fanciulli l'istruzione religiosa.
Nella Lettera pastorale per la quaresima 1925 "Sinite parvulos" Mons. Cento chiese espressamente ai laici e agli Ordini religiosi di collaborare con i parroci.
Neppure il ministero episcopale di Mons. Cento ad Acireale fu di lunga durata, restò in Diocesi solo quattro anni. |