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22/06/2013 - Acireale - Chiesa di San Rocco
CONVERSAZIONI SULLA LEGALITA`: IL VESCOVO, IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ED IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI CATANIA
Il testo del decreto.  L`intervento di S.E. Mons. Raspanti.

Sabato 22 Giugno 2013 si è svolto alle ore 18:30, presso la chiesa di San Rocco in Corso Umberto ad Acireale, un incontro sulla legalità in cui sono intervenuti il vescovo della diocesi di Acireale S.E. Mons. Antonino Raspanti, il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ed il procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi.
Nel contesto dell`incontro il vescovo della diocesi di Acireale S.E. Mons. Antonino Raspanti ha reso pubblico  un decreto di privazione delle esequie ecclesiastiche per chi è stato condannato per reati di mafia in via definitiva.

In particolare il vescovo ha decretato che «sia privato delle esequie ecclesiastiche in tutto il territorio della Diocesi di Acireale chi è stato condannato penalmente per reati di mafia, con sentenza definitiva, dal competente Tribunale civile, se prima della morte non diede alcun segno di pentimento e la celebrazione delle esequie non causi pubblico scandalo nei fedeli».

Nell`affollatissima chiesa di San Rocco (tra le molte autorità vi erano il prefetto di Catania Francesca Cannizzo, il questore di Catania Salvatore Longo il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe La Gala, il sindaco di Acireale Nino Garozzo e diversi esponenti della procura etnea) Il direttore del "Cortile dei Gentili" Laurent Mazas ha presentato il volume "Cultura della legalità e società multireligiosa", di cui Mons. Raspanti ne è stato il curatore, avviando così la riflessione sul modo di come la Chiesa possa offrire il proprio contributo collaborando con le istituzioni civili per l’edificazione di un’autentica cultura della legalità che cerchi di promuovere la dignità della persona.  Il volume intende mettere a fuoco i risvolti del tema della legalità sia sul piano civile che su quello religioso, mettendo così in evidenza affinità e divergenze di determinati fenomeni che solo apparentemente sono considerati simili, come quello del pentitismo mafioso. Ci si chiede: in che senso il pentito di mafia, riconosciuto come tale nelle aule giudiziarie, lo è anche sul piano religioso? E viceversa. Pertanto la domanda di fondo alla quale il volume tenta di dare risposta è capire in che modo giustizia umana e giustizia divina si collocano l’una rispetto all’altra.

Il vescovo della diocesi di Acireale nel citare momenti chiave del passato siciliano quali l`omelia del card. Pappalardo per i funerali del gen. Dalla Chiesa con il forte richiamo alle istituzioni, l`omelia di Giovanni Paolo II ad Agrigento con il forte appello alla conversione ed al pentimento dei mafiosi, ed infine l`uccisione di Padre Pino Puglisi del 15 settembre 1993, ha spiegato come il decreto da lui promulgato non è la negazione della misericordia, in quanto solo nel riconoscimento delle proprie colpe può manifestarsi il perdono della misericordia divina. L`assunzione di responsabilità delle proprie colpe ed il successivo pentimento aprono le porte all`accoglienza della misericordia infinita di Dio. Ed il vescovo fa notare che in tale logica non è un caso se il vangelo si apra con l`appello alla conversione "Convertitevi e credete al Vangelo" rivolto da Gesù alle folle. E non è nemmeno un caso se il Vangelo si chiuda con l`accoglienza del grido di pentimento di uno solo dei due ladroni, l`unico ladrone pentito al quale è promesso il paradiso.
In tal senso nel decreto si precisa come tale sanzione giuridica ecclesiastica non si esaurisce soltanto nell`atto proibitorio delle esequie, in quanto vuole essere «di stimolo al ravvedimento di coloro che perseverano in tali atteggiamenti ed invito ad abbandonare scelte di vita capaci di produrre l’effetto giuridico del diniego delle esequie».

All`intervento del vescovo hanno fatto seguito gli interventi del procuratore Salvi il quale ha sottolineato come il rapporto tra giustizia umana e divina non è facile da esplicarsi, così come il rapporto stesso tra giustizia, verità e perdono può essere aperto a prospettive diverse. Tuttavia egli afferma che bisogna riconoscere l`esistenza di valori assoluti non negoziabili e pienamente condivisibili sia che ci si ponga come credenti che non credenti.

L`ultimo intervento è del ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri, la quale nel sottolineare il coraggio del vescovo della diocesi di Acireale ha affermato che la mafia si combatte su diversi fronti, compreso quello dei simboli: “in queste cose anche gli aspetti simbolici sono determinanti e siamo di fronte ad un segnale molto bello e molto forte”. Il ministro inoltre ha ribadito come debba esserci una stretta collaborazione fra la Chiesa e le istituzioni al fine di edificare il bene comune dei cittadini.

Il decreto del vescovo di Acireale s`inserisce all`interno di una serie di provvedimenti presi dall`episcopato siculo sin dalla metà del secolo scorso, con cui in maniera netta si sono condannati atteggiamenti e strutture mafiose considerati assolutamente incompatibili con il Vangelo ed appartenenti al regno del peccato.
In particolare non si può non ricordare l`omelia tenuta da Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 presso la Valle dei Templi di Agrigento, in cui si affermava che: «La fede ... esige una chiara riprovazione della cultura della mafia, che è una cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica, nemica della dignità delle persone e della convivenza civile».

Link utili:

  - Il Cortile dei Gentili;
  - La presentazione del libro "Cultura della legalità e società multireligiosa"


Allegati:
Locandina_Conversazioni_Legalita.pdf     Pieghevole_Conversazioni_Legalita.pdf    

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