RECENSIONE. “Erasmo da Rotterdam PREGHIERE” di Francesca Giuffrida

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Recensione di Francesco Leonardi, teologo

Francesco Leonardi, teologo

Per la prima volta in traduzione italiana vengono pubblicate le Preghiere di Erasmo da Rotterdam.

ERASMO DA ROTTERDAM, Preghiere, Introduzione, traduzione e note di Francesca Giuffrida, Catania, CUECM, 2021, 122 pp.

Francesca Giuffrida, autrice

La pubblicazione è frutto del lavoro di Francesca Giuffrida, che svolge la sua attività di ricerca presso il CESPES – Centro Interdipartimentale di Studi su Pascal e il Seicento dell’Università di Catania. Il volume della Casa Editrice CUECM s’inserisce nella collana διάλογος, fondata da Giuseppe Pezzino e diretta attualmente da Maria Vita Romeo. La raccolta delle preghiere erasmiane si articola in quattro parti, seguendo una divisione tematica: da segnalare, in tal senso, la particolare pregnanza della quarta parte, quella dedicata al Padre nostro suddiviso in sette parti secondo i sette giorni, che propone la meditazione orante della preghiera evangelica, segnata da una prospettiva cristologico-trinitaria forte.


Si tratta di un’opera importante per la storia del cristianesimo occidentale e, più in generale, per la storia europea. Le Preghiere sono l’anelito di un credente che nel suo tempo, tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI, ricercava Dio tra lotte interiori e tempeste esteriori. «Signore, concedimi, ammaestrato dai tuoi precetti, di servirti nel timore e di esultare con tremore, mentre imparo a conoscere in ogni cosa il tuo insegnamento, affinché tu un giorno non ti adiri ed io non mi perda lungo la giusta via. Il timore del Signore è principio di saggezza. Amen» (p 58). Con queste parole, che si riferiscono al Salmo 21 (1), Erasmo da Rotterdam si rivolge a Dio per chiedere il dono del timore. Si tratta del timore che percorre, come un fremito, ogni piega dell’animo per ricondurre l’uomo alla sua origine, alla sua unità. Nelle opere dell’autore emerge il desiderio di spingersi verso il centro unificatore e causa dell’universo: Dio. Il riconoscere la sua signoria sul mondo è il primo passo per indagare la realtà nel modo corretto: «I redenti desiderano il regno del tuo Figlio e con ardenti preghiere chiedono insistentemente che questo regno, che il Signore nostro Gesù ha cominciato a esigere per te, si sveli ogni giorno di più» (p. 103).

Erasmo da Rotterdam

In questa prospettiva, il vedere le cose come stanno passa attraverso la relazione personale che il Creatore instaura con la creatura. Questa, poi, innalza il suo ringraziamento come risposta per chiudere il cerchio della reciprocità. La preghiera cristiana è questo movimento che realizza l’appartenenza della creatura al Creatore e viceversa. La sottomissione, alla quale lo stesso Erasmo spesso fa riferimento, non è altro che la scoperta a livelli sempre maggiori dell’importanza del fondamento. Da quanto emerge dagli scritti di quest’autore così controverso e geniale, la Mistica gioca un ruolo essenziale nel modo di essere cristiani, in ogni tempo. Spesso, nel senso comune, ci si riferisce a questa realtà come ad un qualcosa di profondamente alienato dal concreto vissuto quotidiano.

In realtà è proprio il contrario: l’esperienza mistica segna la vita degli uomini e dischiude al credente la possibilità di una luce maggiore. Senza visione non c’è progettualità, così come senza preghiera non c’è la Chiesa. Erasmo scrive in un periodo turbolento della storia ecclesiastica, quello della Riforma protestante, per certi aspetti generata dall’accusa di corruzione nei confronti della Chiesa romana. Non si può nascondere che, oggi come ieri, il problema principale della Chiesa sia quello della credibilità, quindi della coerenza, per una comunità che si professa radunata dallo Spirito di Dio. In questo turbine generato dalla mancanza di fedeltà e da svariati attacchi l’autore indica l’unica via percorribile: «Ora in questa ben più̀ grave tempesta, per la quale sono in pericolo non pochi corpi, ma innumerevoli anime, per il grido di tutta la tua Chiesa che è in pericolo, ti preghiamo di svegliarti. Molte migliaia di uomini gridano: O Signore, salvaci, siamo morti. La tempesta ha vinto l’operosità̀ umana, anzi ci accorgiamo che i tentativi di chi vuole aiutare sortiscono esito opposto. C’è bisogno, o Signore Gesù̀, della tua voce, dì soltanto una parola e la tempesta si calmerà̀, e di nuovo risplenderà̀ la desiderata serenità»(p. 87). «C’è bisogno della tua voce»: l’unico modo per riportare alla vita il mondo perduto è l’ascolto della voce del Divin Maestro; solo essa risuona nel buio e si erge sopra la tempesta.

Ciò non vuol dire che Dio risolva i problemi sulla base di magie, anzi spesso i problemi rimangono e condizionano il vissuto di chi li attraversa, compresa la Chiesa. Nonostante ciò, l’essenziale è l’accesso al fondamento, mediante l’ascolto della Parola di Dio, al fine di giungere al centro stesso dell’uomo, che combatte, che spesso viene sconfitto e muore, ma che è certo di essere sostenuto dall’Amore divino: questo garantisce al cristiano la base concreta sulla quale poggiare, abitando pienamente la complessità col sostegno della visione. Erasmo da Rotterdam visse tutto ciò: fu abbandonato e i suoi testi furono bruciati assieme a quelli di Lutero, ma la sua visione rimane, ancora oggi, luce per il cammino della Chiesa contemporanea, e non solo. Per lui l’universo è diretto verso l’unità della Trinità che è Amore ineffabile, ma proprio per questo la Trinità si volge verso il reale molteplice e particolareggiato nell’incarnazione del Signore Gesù Cristo.

Francesca Giuffrida ci ha offerto, con questa pubblicazione, l’opportunità di rivalutare la grandezza dell’opera di Erasmo da Rotterdam e, con essa, la possibilità di attingere alla preghiera come modo per raggiungere Dio. Si tratta di un insegnamento che interpella tutti gli uomini perché, al di là dell’aspetto religioso di base, è volto alla scoperta dell’animo umano che si pone la questione primaria: quella dell’identità.


1 Vedi Sal 2, 10-12: «E ora siate saggi, o sovrani; lasciatevi correggere, o giudici della terra; servite il Signore con timore e rallegratevi con tremore. Imparate la disciplina, perché non si adiri e voi perdiate la via: in un attimo divampa la sua ira. Beato chi in lui si rifugia». 

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