Gioiosa Quaresima – Lettera di don Roberto Strano

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Carissimi fratelli e sorelle, ancora una volta la grazia del Signore ci concede di iniziare l’itinerario quaresimale,
cammino di gioiosa penitenza che ci conduce alla pasqua di resurrezione.
Una certa ascetica ci porta a considerare la quaresima come un periodo che, a motivo del digiuno e delle pratiche
penitenziali, assume un aspetto di velata tristezza. Nulla di vero! La quaresima è un cammino da percorrere nella gioia e con gioia, perchè ci conduce al sepolcro vuoto di Cristo Signore dove “morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello e il Signore della vita, che era morto, trionfa per sempre” (Sequenza pasquale).
Anche l’austero simbolo delle ceneri che si posa sul nostro capo è un segno penitenziale gioioso per rafforzare la
nostra fede (credere) e per un deciso cambiamento (conversione). Gesù stesso, poi, ci invita a non assumere “aria
malinconica o triste”, ma a vivere le tre fondamentali prerogative della quaresima, preghiera, digiuno e opere di carità con atteggiamenti di riservatezza interiore ed esteriore (Mt 6,1-6.16-18).
La gioia del cammino non ci esime dall’impegno, tutt’altro! Infatti, essendo la gioia più contagiosa della tristezza,
con il nostro atteggiamento ci riuscirà meglio testimoniare la bellezza di questo periodo liturgico e assumere, come
scrive il Papa nell’Evangelii Gaudium, la dimensione pasquale della vita al posto di quelli che vivono in un atteggiamento costante di “una quaresima senza pasqua” (EG, 6).
Vi invito a camminare spediti e celeri verso la Pasqua con perseveranza, perchè “all’osservanza esteriore, corrisponda un autentico rinnovamento interiore” (Colletta del Lunedi della prima settimana di quaresima). Non riduciamo la quaresima a qualche pia pratica o sterile precetto, facciamo di essa un momento fondamentale per dare un riassetto alla nostra disordinata vita e puntare su ciò che è essenziale e vero.

1. Preghiera

Innanzitutto e soprattutto. Una preghiera non fatta di formule da recitare, ma di ascolto della parola di Dio, di meditazione, di silenzio. Mettiamoci davanti a Gesù nell’atteggiamento dei poveri di spirito, solo così percepiremo
la Sua presenza in noi, perchè “il cuore parla al cuore”. La partecipazione attiva, pia, consapevole, fruttuosa
all’Eucarestia domenicale (e, possibilmente, anche nei giorni feriali), ci aiuterà a scoprire meglio la nostra vocazione
battesimale e il nostro impegno di vita cristiana. La celebrazione del Sacramento della penitenza, come autentico rinnovamento di vita ci farà percepire il frutto del mistero pasquale. La celebrazione quotidiana della liturgia delle ore (soprattutto le Lodi mattutine e i Vespri), l’adorazione eucaristica e tutte le altre forme di preghiera, quali il Rosario, la Via Crucis e le altre pie pratiche, armonizzate con la liturgia, ci aiuteranno a compiere bene il cammino della quaresima.

2. Digiuno

“Il digiuno e l’astinenza – insieme alla preghiera, all’elemosina e alle altre opere di carità – appartengono, da sempre, alla vita e alla prassi penitenziale della Chiesa: rispondono, infatti, al bisogno permanente del cristiano di conversione al regno di Dio, di richiesta di perdono per i peccati, di implorazione dell’aiuto divino, di rendimento di grazie e di lode al Padre “ (CEI, Nota pastorale, 4.10.1994). Si evince chiaramente che il digiuno e l’astinenza sono atteggiamenti esteriori che muovono dalla decisa voglia di rinnovarsi interiormente, ecco perchè non vanno confusi con la dieta! Rinuncio a qualcosa per condividerlo con gli altri, soprattutto i poveri e i bisognosi.
Ci sono tanti modi di digiunare oltre il cibo. L’inno dell’Ufficio delle letture così ci esorta: “sia parca e frugale la
mensa, sia sobria la lingua ed il cuore”. Digiuniamo dalle maldicenze, dallo spirito di rivalità e di contesa, dalla voglia di protagonismo, dal pettegolezzo e da tutto ciò che offende l’altro e crea malumore e disordine. Digiuniamo dai mezzi, antichi e nuovi, della comunicazione: Tv, Tablet, Smartphone, Iphone, PC e riprendiamo, al di là del virtuale, le vere e autentiche relazioni umane fatte di incontri tra persone.

3. Opere di carità

La citata Nota pastorale della CEI suggerisce che: “Ogni anno, durante la Quaresima, si propongano alle comunità parrocchiali, ma anche a gruppi, movimenti e associazioni, uno o più interventi di aiuto a favore delle situazioni
di bisogno, verso le quali far convergere i “frutti” del digiuno e della carità”. Ciò che nei giorni di digiuno e di astinenza riusciamo a risparmiare va devoluto alle opere di carità, altrimenti sarebbe una privazione senza senso. Impegniamoci, in questo periodo, ad attenzionare tante altre povertà: la visita ad una persona anziana, o sola, o ammalata; la disponibilità ad un servizio; l’attenzione alle necessità dei fratelli. Ricordiamoci del monito dell’Apostolo Paolo: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, non sono
nulla” (1 Cor 12). “Alla sera della vita – scrive San Giovanni della Croce – saremo giudicati sull’amore”, ci sarà chiesto: quanto abbiamo amato, chi abbiamo amato, come abbiamo amato.

Carissimi, iniziamo il nostro cammino verso la Pasqua del Signore, cogliamo questo momento favorevole che la bontà divina ci offre, non desistiamo anche quando il nemico vuole indurci ad altro, e, insieme con Cristo che nel deserto vinse il diavolo con le sue tentazioni, anche noi saremo dei vincitori.
La Vergine Maria, con tenerezza di vergine e bontà di madre, ci prenda per mano e ci accompagni lungo questo
cammino.

Don Roberto Strano – Parroco San Filippo d’Agira in Aci San Filippo

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