I giovani e le missioni

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I missionari, angeli in terra, senza ali ma con un cuore grande che diviene fortuna per chi li incontra sul proprio cammino. I missionari, che la Parola di Gesù, nei luoghi più reconditi, donando il loro aiuto a chi ha bisogno, a chi non nulla se non il dono meraviglioso della vita.

Così, la testimonianza che leggeremo ci giunge dalla Tanzania, dove da alcune settimane ha fatto rientro fratel Carlo Mangione, responsabile del Centro san Camillo di Acireale che: “E’ stata un’esperienza bellissima, importante che fa capire moltissime cose, tra cui quella di come tanti giovani si scommettono in paesi così lontani al servizio degli altri e questo è un forte segno di speranza.”

Fra questi giovani c’è Sefora Monaco,  giovanissima  siciliana che ha scelto per il servizio civile proprio la Tanzania e nel villaggio di Nambehe e grazie all’Ong COPE, sta espletando il servizio civile insieme ad altri tre giovani volontari:

“Il Cope ha realizzato un centro di agricoltura e di allevamento sostenibili – ci racconta Sefora via Wattshapp –  Si tratta di una scuola di formazione a cui possono accedere ragazzi provenienti da tutta la Tanzania che hanno concluso il percorso di scuola secondaria di secondo grado. All’interno del centro ci sono diverse attività legate a un progetto del  Cope  e che ha come obiettivo quello di supportare gli allevatori di dieci villaggi. Il Cope gestisce anche un progetto rivolto alle donne che producono prodotti che vengono venduti sia in Tanzania che  in Italia. “

Ma, nel villaggio dove ti trovi, esiste una scuola?
”La costruzione della scuola del villaggio è il risultato di un contributo di tutti gli abitanti del luogo che, a vario titolo, vi hanno collaborato. Per esempio, per  la costruzione sono stati usati  dei mattoni che sono  una mescolanza tra sabba e acqua con successiva essiccazione al sole. Solo ogni tanto viene aggiunto del cemento, quando le possibilità economiche lo consentono, perché il cemento è un bene di lusso. Infatti, tutte le case del  villaggio sono costruite con mattoni di sola sabbia ed erbacce lunghe usate per il tetto. La scuola è fatta di ambienti poveri, trascurati. Vi è carenza di libri, pensate che è dotata solo di cinque testi.”

 Ma di cosa si occupa principalmente Sefora?

 “Nel villaggio in cui vivo vi è in progetto di supporto alla scuola per l’infanzia che è gestita dalla parrocchia ed il Cope collabora con il pagamento degli stipendi per gli insegnanti. Ed è qui che si inserisce la mia attività perchè mi occupo propria delle scuola dell’infanzia che  si divide in due classi. Il problema antropologico tanzaniano è quello di non lamentarsi, è un popolo pacifico, da un lato è stato foriero di pace e stabilità, dall’altro è negativo perché non c’è uno slancio verso il cambiamento a difesa dei diritti umani, e sebbene i bambini siano ufficialmente tutelati, essi sono ugualmente esposti a comportamenti molto rigidi e inammissibili.”

Giovani che si spendono con gioia e passione, nonostante le difficoltà e che il 10 novembre, alle ore 19, avremo modo di abbracciare nella “Casa Speranza Viviana Lisi” di Riposto, dove saranno ospiti di “Welcome black”, apericena solidale con musica e testimonianze di volontarie e volontari che espletano il servizio civile in Tanzania.

Rita Caramma
Addetto stampa

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